manchester united fuori dalla champions league

Scorrendo nella lista delle squadre qualificate ai quarti di finale di Champions troviamo due tedesche, tre spagnole, un’italiana, una turca e una francese. Già, la nazione dei tre leoni, la nazione del thè delle cinque, la nazione che si é sempre ritenuta un gradino sopra agli altri nel gioco del pallone, non ha portato alcuna squadra ai quarti di finale. Che fine ha fatto l’esperienza di Ferguson e di Wenger? Che fine hanno fatto i soldi di Abramovich e Mansour?

La Champions League 2012/2013 segna una svolta epocale per il calcio inglese, rimasto senza rappresentanti nei quarti di finale per la prima volta dopo diciassette anni. Vediamo però di analizzare i motivi di questa débâcle, squadra per squadra.

manchester united fuori dalla champions leagueCi terrei a partire dal Manchester United di Sir Alex Ferguson, per il semplice motivo che per vent’anni lo scozzese ha reso la sua squadra il massimo esponente di un intero movimento calcistico. Un calcio fatto di grinta, classe, cuore e coraggio. Sicuramente una squadra che può contare su Rooney, Nani, Scholes e Giggs non manca di classe. Dico un paradosso: Scholes, Giggs e Rooney sono il vero problema dello United, esattamente come lo é Totti nella Roma e Zanetti e Cambiasso nell’Inter. Mi spiego. Quei tre sono sicuramente i giocatori più rappresentativi dello United, e questa simbiosi rischia di fare male in uno sport come il calcio che chiede un continuo rinnovamento. Una squadra che non si rinnova alla lunga diventa banale e prevedibile. Un gioco da sempre incentrato su questi tre elementi diventa terribilmente scontato, specie se sono guidati da una stessa persona da oltre vent’anni. Non sto parlando di un rinnovamento scellerato stile Moratti, ma di una continuo cambiamento. Cambiare non vuol dire necessariamente migliorarsi, ma sicuramente vuol dire scrollarsi di dosso i fasti del passato per costruirsi un futuro. Giggs, Scholes e Rooney sono indiscutibilmente tre campionissimi, ma appartengono al passato. Ora bisogna cominciare a costruirsi un futuro, magari partendo dai due o tre giocatori che un futuro ce l’hanno, come Nani, Jones o Cleverley. Serve un segnale forte al popolo dei red devils, un segnale di una squadra che vuole riprendere a vincere come in passato e tale segnale potrebbe essere la cessione di Rooney, o la rescissione di Giggs e Scholes. Il futuro é già oggi, domani al più tardi, lo United rischia di far la fine del Real Madrid di Luxemburgo, con tanti campioni del passato: Zidane, Roberto Carlos, Helguera, Salgado, ma nessun trofeo.

FC Bayern Muenchen v Arsenal FC - UEFA Champions League Round of 16Per quanto riguarda l’Arsenal il problema é un po’ il contrario. Mentre allo United serve il cambiamento per l’Arsenal sarebbe utile soffermarsi su qualche giocatore di classe e costruire una squadra. L’Arsenal di Wenger é l’unica grande d’Europa che non si comporta come una grande. L’allenatore francese dovrebbe cominciare a fare un mercato da grande piuttosto che comportarsi come l’Udinese. A far crescere i giovani ci pensano le piccole, o la primavera tuttalpiù. Le grandi devono comprare le promesse, valorizzarle, farle diventare campioni e con loro vincere, vincere tutto. Parliamoci chiaro, l’Arsenal non vince nulla da un’eternità e questo per una grande é inaccettabile. Perché vendere Van Persie, Nasri e Fabregas, tenendo per sé il solo Rosicky? Nulla da discutere su Rosicky, ma un uomo solo, per giunta sempre pieno di guai fisici non può fare la storia di una squadra. Purtroppo sono ben cosciente che fino al momento in cui Wenger rimarrà all’Arsenal nulla cambierà, solo un avvicendamento in panchina potrebbe dare una svolta alle politiche societarie.

manchester city champions leagueVeniamo al Manchester City. L’ennesima riprova che, almeno nel calcio, i soldi non sono tutto. Da quando lo sceicco Mansour ha acquistato il City, come un Moratti qualunque si é messo a spendere e spandere sul mercato manco fosse il fantacalcio, mettendo insieme una squadra di campionissimi. Ebbene, le figurine per il secondo anno di fila non sono riuscite nemmeno a superare il girone all’italiana, quest’anno tornando addirittura a casa senza nemmeno l’uscita di sicurezza dell’Europa League. Tevez, Agüero, Yaya Touré, Kompany, Balotelli (presente nella prima metà della stagione), David Silva e chi più ne ha più ne metta. Una persona qualunque sarebbe raggiante ad avere anche solo un loro poster autografato da appendere in cameretta. Mancini li ha per lui in carne, ossa e classe, eppure non riesce a combinare nulla. Il problema é sempre quello. La Champions é un torneo breve, sei partite e poi avanti a due a due, non bastano il nome e la fama mondiale. Serve quel quid in più che i soldi non ti danno, serve quello spunto che permette al A.S. Monaco di far fuori il Real Madrid e al Deportivo La Coruña di far fuori il Milan. Quel quid é l’amore per la maglia che non si compra coi soldi. Se strapaghi un campione puoi pretendere da lui l’impegno, ma non puoi pretendere che ami la tua maglia e sia disposto a morire per vincere. Gli strapagati giocano, e bene anche, ma in caso di sconfitta non se ne preoccuperanno eccessivamente, perché in ogni caso il loro portafoglio sarà pieno. Da un certo punto di vista voglio però ringraziare gli sciecchi che hanno invaso il calcio europeo, perché senza la loro incetta di campionissimi, alcuni giovani fenomeni non sarebbero mai esplosi (come Insigne lanciato nel dopo Lavezzi). Vorrei fare una paragone tra il City e l’Inter. I nerazzurri non hanno fatto il triplete grazie ai soldi del loro presidente, l’hanno fatto grazie a José Mourinho, un allenatore che ha saputo far innamorare i giocatori, che magari non sarebbero morti per la maglia, ma per lui sì. L’unico modo che ha il Manchester City di vincere é pescare un jolly come Mourinho, perché Mancini, purtroppo per i citizens, non ha questa capacità.

chelsea out of champions leagueDulcis in fundo arriviamo al Chelsea. I campioni d’Europa in carica sono stati spediti senza troppi complimenti in Europa League da Juve e Shakhtar Donetsk. Paradossalmente però sostengo che per loro il futuro sia roseo. Mezza Europa critica il presidente Abramovich e il suo modo di fare, ma personalmente ritengo che pur nella sua esplosività stia sbagliando proprio poco. Ha vinto la Champions grazie a Drogba, e solo grazie a lui, e gli ha dato il benservito. Niente di più giusto. Ho vinto con lui, ora vinco con gli altri. Un ragionamento perfetto. Pian piano il petroliere russo sta mettendo insieme ottimi giovani insieme a un nucleo di giocatori esperti come Drogba ma meno ingombranti rispetto all’ivoriano. Parlo di Ashley Cole, Ivanovic, Cech, Lampard, Terry e Torres. I sopracitati, con la loro esperienza dovranno fare da chioccia a un pugno di giovani (o comunque inesperti) di belle speranze, come Oscar (fenomenale), Demba Ba e  Azpilicueta. Servirà però una figura stabile e carismatica in panchina e qui sta l’unica critica che faccio al magnate russo. Il primo passo per vincere é fidarsi di un allenatore, perdonare i suoi errori e lasciargli fare il suo lavoro per almeno un annetto, in modo da valutare effettivamente se é in grado di portarti alla vittoria.

Da ultimo vorrei fare un appunto sul Liverpool. Che fine hanno fatto i pentacampeones d’Europa, i Reds di Anfield Road, la squadra che faceva tremare il mondo al solo suono del nome? Il calcio prima di tutto é emozione e storia, per questo ci terrei a rivedere i Reds in Champions, vederli tornare alle familiari note della coppa dalle grandi orecchie, lontano dall’oblìo dell’Europa League, piazza che non gli compete.

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