mennea dito alzato al cielo

mennea mosca 1980Come a Città del Messico nel 1979: è scappato via prima ancora che ce ne potessimo accorgere.
Come a Mosca nel 1980: ha sorpreso tutti arrivando al traguardo quando quel traguardo sembrava lontanissimo.
La notizia della morte di Pietro Mennea ci ha colti tutti di sorpresa. Era malato da alcuni mesi, in pochi lo sapevano, e non immaginavamo in un giorno soleggiato d’inizio primavera di venire colti da un freddo brivido invernale.

Pietro Paolo Mennea era l’atletica italiana. Il suo 19” 72 fatto segnare sui 200 metri a Città del Messico è una delle grandi imprese delle sport azzurro: quel record mondiale resistette 17 anni, abbattuto solo da Michael Johnson ad Atlanta 1996, e tutt’ora è il primato europeo nella storia della disciplina. Fa effetto pensare che nell’era dell’atletica supportata dalla scienza, dove ogni singolo gesto effettuato in allenamento è seguito passo-passo da staff tecnici, medici e scientifici, nessuno in Europa è ancora riuscito a correre più veloce di come fece quello studente ventisettenne di Scienze Politiche alle Universiadi del 1979.

mennea e mourinhoPersonalmente non sono un esperto di atletica, e non farò finta di esserlo ora per poter celebrare un grande velocista che se ne va. Ma Mennea è uno di quei miti che affascina chiunque si interessi minimamente di sport, perché le sue imprese da ragazzo bianco nelle discipline dominate dai neri fanno parte dell’epica sportiva, e non puoi non innamorartene. Come Coppi per il ciclismo o Tomba per lo sci, Mennea è l’emblema italiano di uno sport, conosciuto da grandi e piccini, celebre anche all’estero. Mourinho racconta di essere cresciuto nel suo mito, per Bolt rappresenta un’istituzione: un ragazzo pugliese di 1 metro e 79, che si pagava il cinema con i soldi che guadagnava sfidando e battendo le Porsche sulle strade del suo paese, un esempio da seguire anche per i grandi sportivi contemporanei, non solo dell’atletica.

mennea dito al cieloLa “Freccia di Barletta”, com’era soprannominato, si allenava seguito solamente dal suo inseparabile tecnico Vittori e da un massaggiatore, perché quella era un’atletica che paragonata a quella di oggi era all’età della pietra. Ciò che contava, innanzitutto, era la volontà, la tenacia, la rabbia e la costanza con cui si inseguivano i traguardi. E Mennea era costante e testardo come pochi nel rincorrere gli obiettivi che si era prefissato, caratteristiche che lo portarono a collezionare una serie di successi invidiabili su 100 e 200 metri: un oro e due bronzi olimpici, un argento e un bronzo mondiali, tre ori più due argenti e un bronzo europei, e moltissime altre medaglie raccolte tra Universiadi e Giochi del Mediterraneo. E quando uno con un simile palmares se ne va non puoi che rimanerci male, perché è un’altra pagina che viene strappata dal grande libro dello sport italiano.

Ma come sempre quando si parla di sportivi, sarebbe sbagliato ricordare Mennea solamente come un atleta. Perché Mennea è stato anche marito, sposando Manuela, avvocato, ha conseguito quattro lauree (!), ha pubblicato oltre venti libri, e ha cercato di dare il proprio contributo al suo paese e al suo continente come europarlamentare. Mennea nella vita come in pista era uno che non si fermava mai, e per questo vale la pena ricordarlo, perché era un uomo che non si è adagiato sugli allori dei suoi trionfi, ma che ha cercato sempre di dare significato alle proprie giornate e al campione che era stato, fornendo il proprio aiuto nella lotta al doping e nella promozione dello sport come strumento educativo, senza smettere mai di studiare per poter soddisfare quell’enorme sete di conoscenza che lo ha accompagnato tutta la vita.

mennea la freccia di barlettaSarebbe tuttavia sbagliato, adesso, disperarsi pensando che ha smesso di correre, perché, come disse proprio lui dando il titolo a uno dei suoi ultimi libri, «La corsa non finisce mai». E ora Pietro continua a correre lassù dov’è stato chiamato, nel cielo che ha inseguito per tutta la vita, quel cielo che indicava sempre alzando il dito dopo ogni vittoria.

 

 

 

 

L’oro olimpico di Mosca

 

Il record del mondo a Città del Messico

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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