Fognini vittoria+

festa azzurraSignori e signore, fate largo al tennis. Con forza prorompente e nonostante un weekend calcistico quantomeno interessante, a capeggiare sulle prime pagine sportive (e non) del lunedì è il tennis italiano, che più italiano non si può. A richiamare l’attenzione del popolo italico difatti è la città di Napoli, che da venerdì è stata teatro di una delle più emozionanti pagine del tennis nostrano con il team di Davis azzurro che, dopo ben sedici anni e svariate stagioni nell’oblio del gruppo di nazioni che contano poco o niente, torna in semifinale di Coppa Davis andandosi a giocare un sogno e non un’ossessione (cit.).

Non ci fosse stato, dall’altra parte della rete, un certo Andy Murray, la sfida alla Gran Bretagna sarebbe parsa molto meno ostica di quel che di fatto è stata, ma del resto il campione in carica di Wimbledon c’era e dunque era inutile fare i conti senza l’oste. Per noi però giocava un certo Fabio Fognini, giocatore che, ci troviamo a ripeterlo, da un anno a questa parte s’è trasformato in un vero campione e recentemente ha trovato anche una invidiabile tranquillità fuori dai campi grazie alla cara “amica” Flavia Pennetta. Cosa gli manca per diventare fuoriclasse? Tecnicamente poco o niente, mentalmente la capacità di giocare match come quello di ieri mattina contro Murray più volte lungo l’arco di un’intera stagione e magari anche in uno Slam. Fatto sta che a gioire oggi è tutta Italia, dopo una domenica perfetta in cui proprio Fognini e Seppi hanno saputo domare il presunto imbattibile scozzese ed un mediocre inglese che sta ben lontano dal sole delle prime cento posizioni della classifica ATP.

napoli-coppa-davisL’Italia, in questo weekend di tennis, ha fatto un figurone grazie all’ottima organizzazione dell’evento da parte della FIT, che ha giustamente deciso di puntare tanto su questa Davis. Del resto l’immagine azzurra legata al tennis è oramai strettamente connessa quasi esclusivamente agli Internazionali di Roma, interessantissimi e curati nei minimi dettagli, ma accentratori di attenzioni nei pianti alti della Federazione, attenzioni che se fossero meglio spalmate sull’intero territorio peninsulare potrebbero regalare altre occasioni di medio-alto livello tennistico per la reputazione azzurra nel circuito. L’Arena del Mare eretta a Napoli, incastonata tra l’azzurro del Tirreno e la dolce pendenza del Vomero, ha regalato anche solo visivamente uno spettacolo strepitoso. Cinquemila posti a sedere pronti ad accogliere giornalisti ed appassionati. Era già successo nel 2012, per la sfida al Cile, ma allora si trattava di uno spareggio di Davis per evitare la “retrocessione”, un richiamo mediatico decisamente diverso insomma. Purtroppo, com’era prevedibile, venerdì e sabato più di un migliaio di quei seggiolini sono rimasti vuoti ad ennesima riprova di una Nazione che dice di amare il tennis ma che in realtà fatica ad appassionarsene veramente e fino in fondo. Troppi gli anni bui senza un nome di spicco, troppe le delusioni di ipotetici top 10 che hanno raggiunto a fatica la top 50. Ora però c’è Fognini.

Ieri mattina l’arena era gremita e sul lungomare all’esterno della struttura una gran folla si accalcava innanzi ai teleschermi che proiettavano live il match tra il taggese e lo scozzese Murray. Fabio partiva certamente con lo sfavore del pronostico: solo due top 10 battuti nella sua carriera e per giunta nemmeno tra i più forti, ovvero Berdych e Gasquet, senza contare che arrivava a questo weekend con problemi al costato e non al meglio della condizione. Dopo aver faticato venerdì contro il modesto Ward, sabato in coppia con Bolelli ha deluso, offrendo al pubblico uno spettacolo non certamente dei migliori. Ma ieri s’è trasformato: contro Murray, in una sfida stavolta punto a punto e non “a distanza” come nel doppio di sabato, ha sfoderato la sua miglior prestazione di sempre regolando in tre set senza storia lo scozzese, che non sarà un amante della terra, ma che ha comunque raggiunto la semifinale in tutti i tornei che contano su di essa nella sua carriera. S’è preso tutti gli applausi che meritava e per un giorno è stato più eroe di Higuain, con le note di ‘O Surdato ‘nnamurato che hanno accompagnato i suoi festeggiamenti sul campo a fine partita. Il pubblico è stato un fattore fondamentale, andando più volte a stuzzicare un Murray già nervoso di suo poiché mai in grado di trovare le contromosse giuste alla spavalderia ed alla pulizia dei colpi dell’azzurro.

Seppi punto vincenteNonostante sia stata una vittoria fantastica, dopo la sconfitta nel doppio (vera unica delusione del weekend) e la prevedibile resa di Seppi a Murray di venerdì/sabato mattina, è stato proprio Andreas a regalare il punto decisivo del 3 a 2 finale dell’Italia. Il tennista altoatesino ha battuto Ward in tre set, faticando, senza giocare il suo miglior tennis (anzi), ma portando a casa comunque ciò che gli era richiesto, ovvero la vittoria. Purtroppo, sia a causa di un regolamento rivedibile che vuole i match della domenica, in teoria i due match decisivi, giocati uno via l’altro senza soluzione di continuità, Seppi ha giocato la partita più importante in un’arena con tanti, troppi posti vuoti e con addirittura molti giornalisti ancora impegnati in conferenza stampa con l’eroe di giornata Fognini. Il pubblico invece, com’era prevedibile e com’è stato nei primi due giorni di competizione, non ha trovato interesse davanti a giocatori con molto meno appeal di Murray e Fognini. Ma è giusto ricordare le soddisfazioni oggi e non le imperfezioni.

L’Italia se ne esce da questa tre giorni di Davis Cup con un nuovo vestito tennistico di tutto rispetto ed era finalmente ora. Il difficile però viene adesso, e non sto parlando della semifinale che si giocherà a metà settembre in trasferta in Svizzera (molto probabilmente su un sintetico indoor) contro il temibilissimo duo Wawrinka-Re Roger, bensì del fatto che ora l’Italia avrà l’arduo compito di dover tener bene questo vestito che s’è guadagnata con fatica. Seppur la FIT abbia svolto un ottimo lavoro a Napoli per la Coppa Davis, va anche detto che per il tennis italiano e la sua reputazione ha fatto ben poco in precedenza. Tra occasioni perse (è ancora un mistero il motivo per cui siamo stati una delle poche nazioni a non partecipare all’iniziativa mondiale del World Tennis Day), inefficienze tipicamente nostrane e ottusità gestionali, dobbiamo solamente ringraziare il cielo di aver trovato un movimento femminile in grande crescita, grazie anche all’abbassamento medio del livello tecnico mondiale, ed un Fognini super che con Seppi e Bolelli crea un team di Davis compatto, completo e potenzialmente importante. Oggi è sicuramente il momento di crederci, sognare e sorridere, ma sempre con l’occhio rivolto al domani per evitare di dover aspettare altri sedici anni per rivivere una domenica così, in cui qualche italiano non pensa solo al calcio.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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