allegri e strama

allegri e stramaEravamo in bella stagione. Il campo sorrideva, l’aria profumava di vittoria, e la cicala Stramaccioni si beava di tutto questo. Se ne stava lì, allegro e spensierato, a suonare il suo violino a tre corde. Tre come la difesa che inaspettatamente pareva un’invalicabile trincea, tre come il suo tridente d’attacco che regalava gioie a grappoli, tre come i gol che aveva appena rifilato alla prima della classe. Sorrisi per tutti, interviste a tratti di mourinhana memoria, spavalderia, a volte quasi sprezzo. Insomma se la godeva Strama, la bella stagione. Ma si sa, il violino di corde ne ha quattro, e se troppo a lungo ne ignori una, prima o poi stecchi. La pagherà cara questa disattenzione, la cicala. Al suo fianco, una piccola formica non se la passava altrettanto bene. Di Allegri aveva giusto il nome, perchè per lui era tutto un sudare, una gran faticaccia, il suo rivale che si allieta suonando al sole e lui che non fa altro che sgobbare, senza alcunchè di immediato. Ma la formica aveva qualcosa che alla cicala mancava, la quarta corda del violino, quella dell’umiltà. Sapeva infatti che non è sempre bel tempo, che le stagioni sono tante e lunghe, occorreva lavorare sodo per essere pronti all’inverno.

strama in crisiE allora eccola con grande tenacia inventarsi Constant terzino, lanciare quel bimbetto di Niang nel mondo degli adulti, consegnare le chiavi della squadra all’eterno incompiuto Montolivo. Sapeva che giunto il freddo avrebbe avuto ragione lui, e non l’epicurea cicala, che appagata dal piacere del momento non si curava affatto della possibilità che non è sempre estate e che se non metti da parte certezze in questi momenti, in inverno resti a bocca asciutta. Il freddo puntualmente è arrivato, e Stramaccioni come d’incanto si accorge di non aver nulla fra le mani per andare avanti. Quella difesa che pareva impenetrabile ora viene giù al primo soffio di vento gelido, quell’attacco tanto formidabile ha perso ogni genere di identità. Il sorriso è sparito, ora c’è spazio solo per l’angoscia e la confusione. Mentre invece, manco a dirlo, chi se la gode adesso è la formica. Il gran lavoro dei mesi precedenti ha portato i suoi frutti, il freddo non fa paura ora che gli esperimenti e le novità tentate sono solide realtà. Ciò che ha pagato è stata proprio quella quarta corda, la corda dell’umiltà. Caratteristica che alla cicala finora è risultata proprio sconosciuta. La vediamo ora vagabondare nella neve, senza meta, con un violino a sole tre corde che ha perso anche la minima accordatura. E la formica sembra sussurarle in un orecchio:”Hai cantato per tutta l’estate…e adesso balla.”

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