boateng razzismo

Un nuovo anno è cominciato e con esso è ripreso il tran-tran di sempre. Lo so, allo scoccare delle 00:00 dell’1 gennaio 2013, tra un bacio sotto il vischio ed un tappo di spumante lanciato (volontariamente?) in testa a qualcuno, si sono fatti un sacco di fioretti, puntualmente rimandati al lunedì successivo ed immediatamente, poi, nuovamente rimandati a data da destinarsi (che suona molto simile ad un mai categorico). Quando mai i fioretti vengono mantenuti? Certo, le eccezioni ci sono sempre, ma non facciamo gli ipocriti, i fioretti sono un po’ come i botti: a capodanno ci devono essere, ma fanno folklore e basta.

milan pro patriaIl calcio, essendo emblema dell’Italia media, di fioretti ne ha fatti tanti, più che per sè direi per tutti i tifosi che settimanalmente (ma che dico, quotidianamente!) vivono e respirano tra una prima pagina della Gazzetta ed un sito di sport a scelta. Eppure siamo riusciti ad iniziare l’anno come peggio non si poteva. Busto Arsizio, cittadina del varesotto, incastonata tra pianura Padana e la zona pre-alpina, dal 2 gennaio si trova tristemente sulle bocche di tutti. Inutile stare a narrare ciò che è accaduto, tutti lo sanno: Boateng s’è rotto le palle di essere preso per il culo da quattro o cinque deficienti ed ha così deciso di mollare il campo, dove Pro Patria e Milan si stavano sfidando in una amichevole di inizio anno. Come se non bastasse poi, sabato sera, durante Lazio-Cagliari, i sardi hanno voluto interrompere il gioco poichè cori non proprio eleganti erano ripetuti dai tifosi capitolini, in continuazione, nei confronti della freccia d’ebano Ibarbo. Non so se in Lega o in FIGC abbiano realmente fatto un fioretto contro questi fastidiosi eventi di razzismo sporadico, ma di certo sarebbe stato argomento assai adatto a tale pratica. Peccato che, come il più banale dei clichè, la realtà è stata subito pronta a mandare all’aria tutto. Il razzismo è tornato ad essere, attraverso il calcio, un argomento, e non è poco.

boateng razzismoÈ chiaro che, in tutto il bailamme di opinioni che si sono scatenate, tre quarti erano vittime di facile ipocrisia, quell’ipocrisia che porta gli internauti a pensare che partecipare alla creazione della Twitter Tendenza (TT) #StopRacism abbia sanato il loro dovere di compiere la buona azione quotidiana. Le buone azioni lasciamole ai boy scout, cerchiamo invece di essere realisti. Chi è andato allo stadio almeno un paio di volte alzi la mano. Bene, chi tra questi è mai stato in Curva? Non pochi credo. Ok, ora, pensateci un attimo: quante volte, durante una partita, ed assolutamente a caso, sono partiti cori contro Carabinieri e Polizia? Personalmente sono cori che mi infastidiscono, e non poco, sono cori stupidi e pieni di un odio ingiustificato, ma sono legali. Andiamo ancora più sul generale: quante volte è capitato anche a voi di fare “buuuu” ad un giocatore, magari anche di colore? Si, lo ammetto, mi è capitato. Facevo “buuuu” perchè, sin dall’asilo, ho sempre usato quel verso nei confronti di qualcosa che non approvavo, in quei casi un avversario, in quel caso un giocatore che cercava di fare gol nella porta della mia squadra. Ho fischiato neri, maghrebini, caucasici, forse anche qualche orientale. Ho fischiato ogni etnia, al di là del colore della pelle del soggetto, al di là della sua sensibilità, ma soltanto per un motivo: il colore della maglia che indossava, non quello che il suo DNA gli ha regalato.

Dico questo perchè aprendo il vaso di Pandora del tema “Razzismo negli stadi” (attenti cari maturandi, una traccia nella maturità potrebbe arrivare…), purtroppo, si permette al qualunquismo di entrare a fare parte del discorso. Lo si invita al tavolo della discussione, fottendosene del fatto che ciò rischia di far scivolare il piano del dialogo ad un livello nettamente più inferiore. Parlare di razzismo ed unirlo agli atteggiamenti presenti negli stadi porta alla inconsapevole possibilità di scivolare su una buccia di banana grande come una casa, eppure invisibile a molti. Il primo vero passo da compiere quindi sarebbe tracciare dei ben definiti confini oltrepassati i quali c’è razzismo ed entro i quali, invece, ci sta il libero diritto d’opinione e di critica di chiunque. Talvolta la linea è chiara, nitida, ben visibile: se dici “negro di merda” è razzismo becero, mentre se insulti Boateng perchè sta con la Satta o perchè si pettina come un pirla sei nel libero campo della libertà d’opinione, per quanto possa essere volgare e stupida. Talvolta però il confine svanisce, si nasconde. Se faccio “buuuu” al forte attaccante nero avversario di turno, chi può dire che il mio sia razzismo? E perchè non lo faccio agli altri giocatori di colore della mia squadra? Non può essere soltanto sana paura tifosistica?

John TerryParliamoci chiaro, noi italiani siamo bravissimi nel darci contro da soli. Il razzismo, purtroppo, è un problema che esiste ancora, nonostante la globalizzazione e la massiccia etnicizzazione del mondo in cui viviamo, ma non c’è solo da noi. Il fatto è che noi non siamo in grado di porre veri rimedi ai problemi. Solo il dubbio che Terry abbia potuto dire qualcosa di minimamente razzista l’ha costretto a lasciare la fascia da capitano dell’Inghilterra e l’ha trascinato in tribunale, a monito per tutti. Come ha detto Allegri nella conferenza stampa di sabato, un passo avanti importante sarebbero gli stadi di proprietà, perchè a quel punto le società avrebbero una vera responsabilità su chi va allo stadio ed un vero interesse ad evitare determinate situazioni e determinate presenze, ma non basterebbe. Bisognerebbe rendere chiaro a tutti cosa accade a chi si comporta in un determinato modo e, come detto, rendere chiari i confini entro cui un comportamento è soltanto maleducato e gretto e quando, invece, è illegale.

È vero, così facendo si rischia di rendere il problema del razzismo un fatto teorico e non pratico, concreto, ma anche usare esso come bandiera sventolante senza contenuti lo trovo stupido e, soprattutto, inutile. Il razzismo è una buccia di banana su cui è semplice cadere e farsi male. Chiedete a Boateng: prima diventa, giustamente, eroe della giornata, poi, quando dichiara che sta pensando di andarsene dall’Italia per questo, dimostra come egli stesso sia scivolato, andando a sfruttare la situazione per motivi che poco centrano (parliamoci chiaro) con essa (soldi? Ambizione?). Parliamone quindi, ma tenendo ben presente un punto: dell’ipocrisia se ne fa volentieri a meno. Ben arrivato 2013.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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