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Mentre oltre oceano sembra risolversi in trionfo la cavalcata inarrestabile della squadra di Los Angeles, non cavalcata di onde; quest anno ad esaltare i già caldi animi dell’antica colonia latina è un solido gruppo di buoni operai pronti al sacrificio, guidati da uno sloveno, pattinatori invero, e pattinatori sul ghiaccio- ghiaccio che sostituito il parquet, di quello stadio vuole consacrare l’ennesima vittoria-….

 

Ebbene, mentre si avvia a conclusione la blitz krieg dei Re che furono del Novantanove (e del primo svizzero a sfiorare di sfuggita le arene dei grandi), nella Confederazione Elvetica  si spegne in maniera inattesa e curiosa il dramma che si consumava in questi mesi: quello dei Flyers di Kloten, che precipitavano lungo i grafici delle loro cifre rosse. Il nuovo Grounding, che è l’incubo di ogni appassionato aviatore zurighese e non solo, riguardava anche questa volta un corpo che in sé avrebbe tutta la forza per essere la più sana delle società, con un passato di grandezze e un presente di vetri lucidi e materiale umano prodotto in proprio della più alta qualità.

 

 

La prima constatazione è banale: tra calcio e hockey negli ultimi anni gli occhi che sono rimasti chiusi non si contano più. Qualcuno dovrebbe prendersi delle responsabilità che non si prenderà: la situazione è più complicata se è il responsabile istituzionale ultimo, il presidente della lega hockey, a prendersi il compito di colmare i buchi del disastro a suon di milioni. Sarebbe augurabile che non diventi un paracadute per chi gli errori li ha commessi. Soprattutto sarebbe una mancanza di rispetto notevole verso quelle squadre in questi anni hanno scontato le iniquità dello sport moderno, abituandosi alle parti poco gloriose della classifica, curando di evitare voli che si sarebbero rivelati non appena quelli di Pindaro, ma di Icaro.

 

 

Non si fraintenda: è un bene il salvataggio del Kloten. Soprattutto in questo periodo, in cui con leggerezza si parla di non restituire crediti enormi, è un bene che i soldi altrui- siano grandi banche e piccoli azionisti- che sono stati utilizzati a sproposito in ascese, che si sono risolte in questo stallo clamoroso, tornino a chi li ha messi. E poi il campionato svizzero ha bisogno del Kloten, della sua struttura: il campionato svizzero ha bisogno di andare sempre più verso una solidità indiscutibile, che sia base a un lavoro sicuro e in futuro, io credo, per procedere compatti all’inevitabile europeizzazione, sola alternativa l’esclusione dall’hockey che conta.

 

La notizia del giorno (mentre la sponda cittadina zurighese, fresca vincente saluta la sua vecchia gloria sovietica Vladimir Evgen’evič- quello della linea KLM: Krutov giocava nell’URSS con Larionov e Makarov) è quella della liquidazione di alcuni forti giocatori della squadra appena rimessa in azione. Si tratta di giocatori a cui in questi anni si sono concesse cifre notevoli e che hanno già espresso la volontà di mantenersi su quelli standard salariali.

 

Ora un dato è sicuro: quasi tutte le società continuano di anno in anno a fare debiti, che sono appianati con interventi posticci, con delle vere proprie pezze, situazione trasversale e ripetuta, che va dalle squadre dei noti mecenati come Zurigo e Lugano, alla bassa classifica che si affida ad interventi meno certi e al sostegno popolare.

 

Il motivo principe è una vera propria bolla salariale che ha dimostrato in questa occasione tutta la sua fragilità esplosiva: il costante indebitarsi delle squadre è lì a dimostrare che il costo dei giocatori è gonfiato artificialmente e insensatamente, ben oltre le capacità di farvi fronte.

 

A chi dice che è normale che in Svizzera, rispetto agli altri paesi dell’hockey (tra cui ci le ricche Svezia, Germania e Finlandia che quanto pil procapite a parità di poter d’acquisto non stanno troppo lontane), i salari dei giocatori siano proporzionali al costo della vita che è superiore, si può solo rispondere che non è vero, e che queste retribuzioni sono ben superiori anche a quelle di dirigenti aziendali di non primissima fascia, vale a dire dei livelli più alti della classe media.

 

Vi è in realtà una concorrenza artificiale dove tutti spendono di più di quello che potrebbero permettersi, senza nessun meccanismo di controllo a questo fenomeno se non il timore del disastro, di anno in anno sfiorato. In questa bolla i giocatori svizzeri sono sottratti alla concorrenza dei campionati esteri di livello superiore, fatto che genrea un ben noto imborghesimento emergente anche nello slancio agonistico e nella capacità di mettersi in discussione di fronte a sfide più importanti oltreconfine.

 

Sarebbe forse il caso vengano pensati meccanismi di calmierazione del mercato dei giocatori autoctoni, magari un vero e proprio tetto salariale flessibile e proporzionale alle capacità effettive delle squadre. Forse una prospettiva da programmare in maniera molto lenta seria e attenta, cioè diversamente da quello che si è fatto in altri ambiti, un’apertura del mercato a livello continentale che potrebbe solo giovare a una nuova crescita del movimento svizzero. Insomma, vale la pena ripeterlo: è ora di organizzarsi a in prospettiva europea, prima che il gas russo inghiotta tutto e lasci solo grigie periferie.

 

In questo senso sarebbe inoltre utile l’elezione di un vero e proprio organo di governo controllato, ma indipendente per la Lega, che sia in grado di difendere le prerogative dell’associazione nella sua unità, evitando il prevalere di poteri parziali e quindi dannosi.

 

P.S: Ovviamente i New Jersey Devils sono riusciti nella notte a vincere gara quattro di finale della coppa stanley, apprendosi uno spiraglio, seppur minimo di speranza (Los Angeles guida 3-1 nella serie).

 

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