bentornato kakà

Kakà è tornato. Un’affermazione che, negli ultimi giorni, ha girato per le bocche di tanti appassionati di calcio e non, perché l’atipico brasiliano che ha scritto pagine indimenticabili della storia del Milan è stato più di un calciatore qualsiasi, bensì un’icona con cui anche chi di calcio ne mastica ben poco ha dovuto confrontarsi negli anni attraverso la passione di chi invece il calcio lo vive come una parte di sé. Kakà è tornato. Una frase che può essere declinata in una quantità di modi differenti, ma che principalmente segue due strade: la pura esaltazione e la cauta ma evidente diffidenza. Il fatto però è uno, ovvero che Kakà è tornato.

bentornato kakàInutile riscrivere la storia del primo Kakà rossonero e del suo addio, tra lacrime e sofferenza per un tifo che, allora, si sentì tradito da uno dei suoi beniamini. Molto più interessante è invece valutare chi è il Kakà che alle 02:30 di notte ha svegliato Galliani per accettare il ritorno in quella che è la sua seconda casa. Non tanto umanamente, perché l’uomo è sempre quello, nonostante il faraonico stipendio percepito nei quattro anni di Real, quanto il calciatore visto che quattro anni, nella breve carriera di un atleta, sono veramente tanti. Innanzitutto il nuovo (ma anche vecchio) numero 22 è un giocatore che dopo essere stato protagonista indiscusso con i Diavoli di MIlano, s’è ritrovato prima ad essere soltanto un coprotagonista e poi, addirittura, una umile comparsa, per quanto costosa e di classe. Con la maglia delle merengues Kakà in realtà ha collezionato più presenze di quanto i media stanno oggi facendo credere, ma forse questa non è una statistica a suo favore se contiamo che, nonostante il buon numero di partite giocate, il segno vero del fuoriclasse non l’ha mai lasciato in nessuna di queste e men che meno l’ha fatto nella passione dell’esigente pubblico madridista. Nella sua prima stagione alla corte di Perez, allenato da Pellegrini, ha collezionato 32 presenze, 9 gol e 11 assist; 28 volte è stato titolare, 4 volte è subentrato a partita in corso. Il dato però più indicativo è che in ben 17 occasioni è stato tolto dal campo. In media, nella stagione 2009/2010, ha giocato 78 minuti a partita comunque, non malissimo.

La storia col Real cambia quando a sedere sulla panchina più agognata ma anche più calda del mondo giunge un certo Josè Mourinho. Il portoghese non ritrova nel brasiliano le caratteristiche del suo “giocatore tipo” e così, valutando solo le competizioni ufficiali in tre stagioni di sovranità mourinhana in quel di Madrid, Kakà gioca soltanto 87 partite, ben 35 da subentrante ed addirittura in 41 occasioni invece ha lasciato il campo per uno dei compagni. In media, dalla stagione 2010/2011 alla 2012/2013, ha giocato la miseria di 49 minuti a partita, con 20 reti e 27 assist all’attivo. Non contando la prima parte di anno con Mou in panchina, poiché Kakà soffrì di un fastidioso disturbo al menisco, in quei tre anni appena conclusisi, il brasiliano fu mandato in tribuna per ben 25 volte, un’enormità visti i 64 milioni di euro sborsati dal Real al Milan per assicurarsi i servigi del ragazzo.

FBL-ITA-SERIEA-MILAN-TRAININGQuesti numeri spiegano chiaramente il perché, nel primo test del nuovo Kakà rossonero effettuato sabato scorso contro il Chiasso, Allegri abbia voluto rischiare il numero 22 tanto atteso per solo un tempo: lo stato di forma del calciatore è ancora ben lontano dall’essere quello ottimale. Inoltre le statistiche spiegano anche che il Kakà che i tifosi rossoneri si ritroveranno a tifare quest’anno è un giocatore completamente diverso da quello salutato quattro stagioni fa. Il nuovo Kakà infatti rappresenta una logica evoluzione del giocatore straripante che portò il Milan sul tetto d’Europa nel 2007, un’evoluzione dovuta oltre che all’ineluttabile avanzare degli anni, anche all’involuzione che ha subito il suo fisico in quattro anni di basso minutaggio a Madrid. Kakà era un giocatore in grado di sfruttare il campo aperto come nessuno al mondo, la sua velocità ed il suo controllo palla lo rendevano temibilissimo nel momento in cui gli veniva lasciato lo spazio per attaccare la profondità, e ciò anche senza pallone tra i piedi. Quel Kakà là era in grado di saltare chiunque una volta in corsa, una volta che l’unico modo per fermarlo era abbatterlo. Quel Kakà, per rendere al meglio, necessitava di ritmo partita ed una condizione fisica ottimale e quel Kakà là, dopo quattro anni da umile comparsa, non esiste più. Oggi, il nuovo Kakà, il Kakà 2.0, rappresenta un’arma che Allegri dovrà essere in grado di sfruttare al meglio dal punto di vista tattico.

Kakà 4-3-1-2L’addio di Boateng ha costretto il Milan ed il tecnico a ripensare la visione tattica d’insieme della squadra, perché senza un giocatore come il ghanese, forse anarchico per certi versi, ma certamente duttile, la possibilità di variare modulo anche a partita in corsa si riduce drasticamente. Ecco dunque che la prima impressione è che Allegri voglia sfruttare il Kakà odierno come trequartista puro, vertice alto di un centrocampo a rombo che avrebbe lui come regista avanzato, in grado di sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti ed i movimenti degli attaccanti di mobilità che ha in rosa. Proprio nel test contro il Chiasso Kakà ha giocato in quel ruolo, lanciando a rete Nocerino dopo pochi istanti, ma dire che la soluzione è trovata sarebbe quantomeno affrettato. Kakà infatti, a differenza di suoi altrettanto grandi connazionali (due su tutti: Ronaldinho e Ronaldo il Fenomeno), è un giocatore che da fermo risulta essere molto meno decisivo ed incisivo a dispetto di quando non lo sia in movimento. La tecnica c’è, sia chiaro, ma molto meno illuminante ed illuminata di quella di altri grandi funamboli del pallone. Certamente, visto il tasso tecnico base del nostro campionato, anche un Kakà così, se in uno stato psico-fisico decente, può fare la differenza. Ma in Europa?

Ecco che vagliare altre due ipotesi tattiche non è blasfemia: la prima consiste nello schierare Kakà al fianco di Balotelli alle spalle di un’unica punta che potrebbe essere Matri. Questo modulo permetterebbe a Kakà di rivestire i panni del primo Kakà milanista, quando con Seedorf al suo fianco imperversava nelle metà campo avversarie. Oggi però sarebbe affiancato da un altro giocatore che ama giocare tra le linee e che toglierebbe al brasiKakà 4-3-3liano spazio di gioco. Perché? Provate voi a dire a Balotelli di muoversi soltanto in una determinata zona di campo e poi vediamo. Allora, con Seedorf molto statico, il problema non si presentava poiché il brasiliano poteva muoversi senza particolari condizionamenti tattici, ma oggi uno dei due risulterebbe essere di troppo lì in mezzo. Inoltre, in caso di necessità, non ci sono altri giocatori nella rosa in grado di coprire alla perfezione i ruoli che occuperebbero nello scacchiere tattico Kakà e Balotelli, costringendo Allegri a cambiare modulo in diverse occasioni. La seconda opzione invece sarebbe quella di mantenere l’attacco milanista a tre punte, con Balo boa offensiva affiancata da El Shaarawy, che troverebbe così spazio, e Kakà largo a destra, ma sarebbe oggettivamente il modulo che sacrificherebbe maggiormente sia il numero 45 che il numero 22 rossoneri a favore di un giovane El Shaarawy in cui pare che a Milanello sempre meno persone siano disposte a credere fino in fondo.

Ecco che quindi, realisticamente, Kakà sarà il nuovo numero 10 metaforico del Milan, l’uomo in più con la responsabilità di illuminare il gioco rossonero anche nelle sfide e nelle situazioni più difficili. Kakà è tornato dunque, ma sarebbe meglio dire che Kakà è arrivato perché il numero 22 di oggi è un giocatore nuovo e tutto da scoprire. L’unica certezza è che ci metterà il cuore, una delle poche cose del suo passato milanista rimasta inalterata.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “Kakà 2.0: come giocherà con lui il Milan

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