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Kabul. Capitale dell’Afghanistan, città che non conosce la pace, la tranquillità. Un’eterna girandola di guerriglie interne ed esterne, culminate nel 1996 con la presa di potere dei talebani, ritiratisi nel 2001 in seguito all’intervento americano, per poi ritornare nel 2006 e continuare questa crudele battaglia che impedisce alla popolazione di avere una vita serena.
Se poi hai la sfortuna di nascere donna, tutto diventa ancora più difficile: la condizione di inferiorità e totale dipendenza dagli uomini vede il suo simbolo nel burqa, espressione massima di impotenza sulla propria vita; prigione di parole, idee, sentimenti.

 

Fortunatamente, un miracolo ha però un impatto maggiore se avviene in un posto che concede solo pochi attimi di felicità nell’esistenza di una persona, e le sue conseguenze possono essere straordinarie. Mai come in questo momento storico, in cui la violenza e l’orrore sono la quotidianità in moltissimi paesi del mondo, si sente con urgenza il bisogno di questi piccoli fatti straordinari, per portare un po’ di speranza e fiducia negli uomini e nel futuro. Il libro che vi voglio proporre parla proprio di uno di questi miracoli, e spero che possa colpire anche voi.

 

È il 2002, quando una simpatica parrucchiera del Michigan, Deborah Rodriguez (crazy deb per gli amici), in seguito a un corso di pronto soccorso ed interventi di emergenza, decide di associarsi a una squadra di  Care for All Foundation (un’organizzazione non profit americana) per aiutare la popolazione afghana nell’arco di un paio di mesi. Quello che doveva essere un diversivo alla vita di tutti i giorni diventa una vocazione che le cambia totalmente l’esistenza.
In breve infatti si rende conto che il suo modo di essere d’aiuto non è bendare persone ferite, occupazione destinata a medici e infermieri formati, ma pensare ai capelli e all’estetica delle donne occidentali delle altre organizzazione non profit presenti sul territorio, disperate dalla totale assenza di saloni di bellezza. Nel frattempo stringe amicizia con alcune donne afghane, che l’aiutano nella costruzione di un salone, che lei farà diventare la prima scuola per estetiste a Kabul, sfidando i talebani, la cultura maschilista, le convenzioni che vietano alle donne anche la minima libertà.
Presto il salone di bellezza diventa un luogo di incontro tra donne e ragazze di tutti i tipi, dove gravi drammi esistenziali, piccole beghe e momenti di felicità e soddisfazione si intrecciano e mostrano all’Afghanistan che qualcosa sta cambiando. Deborah, così umana, imperfetta e altamente emotiva, riesce a destreggiarsi in situazione per lei prima impensabili, e continua imperterrita nella sua lotta aiutata dalla tantissime amiche a cui ha dato non solo un lavoro, ma anche un briciolo di libertà.

 

Purtroppo The Kabul Beauty School ha dovuto chiudere in seguito a varie minacce e problemi legati alla sicurezza, tanto che Deborah è dovuta ritornare nel suo paese di origine, ma, come dice l’autrice alla fine del romanzo, “continuerò con tutte le mie forze a richiamare l’attenzione sulle donne afghane e ad aiutarle. E, un giorno, spero di tornare nella mia Kabul dolceamara”.

 

Alla prossima, Maddy

 

Il libro: Deborah Rodriguez, “La parrucchiera di Kabul”, Piemme Bestseller

Il sito: http://www.debbierodriguez.com/index.php

 

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