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Nuntio vobis gaudium magnum. Habemus Top player. Dopo ben due anni di colpi fantasmagorici e possibili campioni, millantati dai media e dalla dirigenza stessa, il buon Giuseppe Marotta ruba al re del mercato Adriano Galliani un grande giocatore come Carlitos Tevez scatenando l’entusiasmo dei tifosi bianconeri. Scene come quella di ieri a Malpensa per accogliere un giocatore, in casa Juve non si vedevano da tempo. Sicuramente diversa la filosofia dei bianconeri rispetto alle rivali storiche (Inter e Milan su tutte) in merito ai grandi giocatori (quasi mai la Juve ha comprato un grande campione nel pieno della carriera, mentre spesso ha sfornato e fatto crescere futuri campioni).Juventus_h_partb Tevez è stato un colpo sicuramente importante perché è un segnale per il mercato italiano e per la serie A, ed è stato messo a segno da quella che, probabilmente, è l’unica squadra che può spendere certe cifre (ma che non è ancora in grado di competere economicamente coi top club europei). L’Apache sembra aver ridato quell’entusiasmo a un popolo che si aspettava l’ennesima estate da “vorrei ma non posso”, fatta di proclami ufficiali e di obiettivi sbandierati (come manca Moggi che prendeva Vieira in una sera, e Ibra e Cannavaro in mezza giornata).

Dice molto l’operazione Tevez di questa Juve sia della società che dei suoi tifosi. E se l’anomalia del colpo da prima pagina dei giornali è una novità per i bianconeri, c’è un aspetto che accomuna Marotta coi suoi supporters. Riavvolgiamo il nastro e torniamo a 12 mesi fa. La Juventus, sorprendentemente campione d’Italia, si tuffa nel mercato con l’obiettivo di comprare un grande giocatore che faccia la differenza, e tanti gol, sia in Italia, contro le difese chiusissime, che in Europa. Parte il toto-fenomeno: per molto tempo l’onda cavalcata è quella di un olandese dallo spiccato fiuto del gol, Robin Van Persie, sembra tutto fatto già per la metà di luglio salvo poi accorgersi che le cifre offerte non valevano uno scarpino della richiesta dei Gunners, dunque si passa all’argenteria di casa Blanços confidando che: «tra Benzema e Higuain uno lo prenderemo», niente a fare; via verso altri lidi Suarez, Jovetic, Dzeko per poi arrivare a inizio agosto su Fernando Llorente, centravanti potente spagnolo, un pò Trezeguet e un po’ Vieri. Sembra tutto fatto, i tifosi inneggiano al top player basco e invece le questioni di principio del Bilbao prevalgono sui soldi della Juve e tutto salta; si ripiega sul duo comico, quanto simpatico, Bendtner-Anelka.
Athletic Bilbao's Fernando Llorente celebrates a goal against Valencia during their Spanish first division soccer match at San Mames stadiumA gennaio poi il capitolo Llorente si chiude positivamente con i bianconeri che ne annunciano l’acquisto a parametro 0 per la prossima estate. E quei sta il nodo della vicenda: quell’annuncio così scontato e dato in modo frettoloso in un caldo pomeriggio di gennaio fa saltare tutti i piani di Marotta. Tempo 5 mesi e il povero basco, ovviamente segregato in panchina per il resto della stagione, passa totalmente in secondo piano. I tentativi fallimentari fatti dalla dirigenza juventina prima per Suarez e poi per Higuain, uniti alla ridicola diatriba per Jovetic, accendono la rabbia del tifoso che “vuole a tutti i costi un campione là davanti”. È talmente arrabbiato che dimentica di avere in casa una nuova punta, presa a gratis, ancora nel pieno della carriera e potenzialmente fortissima. E alla fine arriva Tevez, un colpo alla Moggi per placare l’iracondo juventino.

20130626_49592_tevez_malpensa4Ora, non stiamo contestando l’acquisto dell’argentino, che anzi consideriamo un giocatore che utilissimo per Conte e decisivo; certo è che questo ruolo secondario dato all’acquisto di Llorente è per certi versi inspiegabile. Il povero spagnolo nella mentalità del tifoso juventino è passato in 12 mesi da essere il possibile salvatore della patria a diventare un brocco qualunque alla Esnaider; come spesso accade la verità sta nel mezzo. Forse questo passare in sordina gli farà bene, probabilmente la coppia Tevez-Llorente si rivelerà affiatatissima e in grado di produrre tanti gol, ma non è questo il modo di trattare un campione d’Europa e del mondo in carica. Anche il mercato lo conferma: questa Juve non è più quella di una volta.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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