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Italy's Pirlo shoots to score a goal against Croatia during their Group C Euro 2012 soccer match at the city stadium in Poznan«La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto il più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l’effetto». Andrea Pirlo descrive così nella sua autobiografia quella che in molti hanno definito la “sua” punizione, il “suo” marchio di fabbrica. È abbastanza risaputo l’attaccamento patriottico e campanilistico che spesso contraddistingue gli italiani nel tentativo di appropriarsi di tutto ciò che può finire nella sfera di influenza del Bel Paese, e così, nell’attribuire quella che in seguito verrà ribattezzata “la maledetta” ad Andrea Pirlo, molti italiani sono ricaduti in questo vizietto.
Partendo dal presupposto che ho sempre ritenuto che copiare bene sia comunque una forma di arte, lo stesso centrocampista bianconero nel suo libro rivela la fonte del plagio: il brasiliano Antȏnio Augusto Ribeiro Reis Júnior detto Juninho Pernambucano. Premesso che nella recente storia dei “signori delle punizioni” Juninho merita il podio assieme a giocatori del calibro di Sinisa Mihajlovic e David Beckham, per correttezza occorre spiegare che anche la creatura plasmata dal brasiliano prende spunto da due differenti modi di calciare propri di due giocatori brasiliani.

juninholyon23 febbraio 2005: Brema: il Werder di Schaaf, guidato in campo da Klose e Micoud, è campione di Germania in carica e attende per gli ottavi di finale di Champions League il Lione di Paul Le Guen, che a centrocampo offre un cocktail di piedi buoni, corsa e freschezza atletica che in pochi possiedono, potendo contare sul trio Essien, Diarra, Juninho Pernambucano. Il match non ha storia, così come la qualificazione che vedrà i francesi imporsi per 10-2 nel doppio confronto. All’80° minuto il Lione conquista una punizione più vicina alla metà campo che all’area avversaria, tanto che in barriera ci vanno tre uomini. Juninho è sul pallone e fa partire un missile che vola dritto per dritto verso la porta tedesca cambiando leggermente traiettoria all’ultimo e insaccandosi all’incrocio dei pali. Un capolavoro. Primo riferimento: Claudio Branco in Genoa-Liverpool del 4 marzo 1992: potenza sovrumana, distanza minore e pallone che sembra telecomandato prima di affondare in rete.

etoo-roberto-carlos-620x35013 settembre 2005: Lione: allo Stade de Gerlans arrivano i Galacticos di Madrid per la sfida di cartello del girone contro i campioni di Francia allenati da Houllier, che hanno sostituito Essien con il portoghese Tiago. Anche qui la partita praticamente non si gioca, i francesi distruggono gli spagnoli con un secco 3-0. Al 26° minuto c’è una punizione per il Lione a 36 metri dalla porta e Juninho si prepara a calciare, sfidato da Casillas che mette anche lui tre uomini in barriera. Gli parte un tiro che tocca i 126 km/h e si insacca nell’angolino basso alla destra del portiere blancos. Secondo riferimento: Roberto Carlos in Real Madrid-Barcellona del 26 febbraio 2000: stessa distanza, stessa potenza, palla indirizzata dalla stessa parte nonostante il portiere “veda” l’evolversi del tiro vista la lontananza cosmica.

Branco e Roberto Carlos dunque sono i due maestri che hanno “insegnato” a Juninho a calciare in quella maniera maledettamente geniale; eppure c’è una cosa che differenzia l’ex capitano del Lione dai due connazionali: il piede. Sia Carlos che Branco calciavano con l’esterno sinistro ad uscire (le famose tre dita brasiliane, che portano il giocatore a colpire la palla da sotto con le dita esterne del piede), Juninho invece ha affinato questa tecnica con il destro calciando da ogni posizione in quel modo, cosa che invece non capitava spesso agli altri due.
Ieri Juninho ha annunciato che lascerà il calcio, e al calcio, e a Pirlo, ha lasciato un modo di tirare le punizioni unico al mondo. Anche se difficilmente sentiremo un telecronista italiano dire «ha calciato alla Juninho Pernambucano».     

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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