Joaquim Rodriguez

34 anni e non sentirli per Joaquim Rodriguez, corridore spagnolo in forza alla Katusha e medaglia d’argento domenica scorsa nella corsa in linea dei Mondiali di ciclismo di Firenze. Un secondo posto che, però, ha fatto male all’iberico, ancora alla ricerca del primo vero successo importante della carriera.

Podio Liegi-Bastogne-Liegi 2009Passato professionista nel 2001, i primi anni di carriera di Rodriguez non offrono prestazioni di livello assoluto, ma riesce comunque a ritagliarsi spazi importanti nella squadra di club, la Caisse d’Epargne (nel 2006), e nella nazionale spagnola. Dal 2008 iniziano ad arrivare i primi risultati di prestigio. Tra le altre cose un sesto posto Mondiale e la maglia di campione nazionale. Nel 2009 arriva secondo sia alla Liegi-Bastogne-Liegi che nella corsa iridata di Mendrisio. Da quel momento il numero due inizia quasi a diventare una maledizione per il Purito, questo il suo soprannome, che ancora non è riuscito a trasformarsi in un corridore vincente. Negli ultimi anni ha colto una miriade di piazzamenti nelle corse più prestigiose, senza però essere mai in grado di vincere.

Nel 2012 arriva secondo al Giro d’Italia, mentre alla Vuelta a España, nonostante si fosse dimostrato il più forte in salita, non riesce ad andare oltre la terza posizione, superato da Alberto Contador e Alejandro Valverde con un’imboscata a 50 chilometri dal traguardo. Nel finale di stagione riesce ad imporsi nel Giro di Lombardia, prima classica Monumento nel suo palmares. Sembrava potesse essere un nuovo inizio, ma in questa primavera è tornato a suonare lo stesso ritornello di sempre: secondo alla Liegi, per la seconda volta in carriera. La sua annata sembra nuovamente maledetta. Si rende protagonista di un ottimo Tour de France, nel quale chiude terzo alle spalle di Chris Froome e Nairo Quintana, quasi irraggiungibili.

Lacrime di RodriguezLa Vuelta 2013, in cui chiude quarto, è solo una preparazione per il Mondiale, vero obiettivo di Rodriguez. Corre bene, sempre nascosto fino all’ultimo giro. Quando Michele Scarponi accelera sull’ultimo passaggio sulla salita di Fiesole lui risponde prontamente, stessa cosa su Nibali. Nel finale dell’ascesa, un’ulteriore accelerazione proprio dello spagnolo sembra fare la differenza. Se ne vanno lui e Nibali. In discesa, per un’indecisione dell’italiano, resta al comando da solo. Prende 50, 100 metri di vantaggio, ma viene ripreso. Non si arrende ed attacca ancora, a 3 chilometri dal traguardo. Nibali, con a ruota Alejandro Valverde e Rui Costa, non sembra avere le gambe per andarlo a riprendere. E allora è il portoghese che, in solitaria, si lancia all’inseguimento. In poche centinaia di metri lo riprende. Lo sprint è lanciato, ma Rodriguez, ancora una volta, è secondo. La maglia con l’arcobaleno, quella che cambia una carriera, è sulle spalle di Rui Costa. Lui, invece, è in lacrime sul secondo gradino del podio dopo aver visto sfumare, per l’ennesima volta, quel primo posto tanto agognato. Che siano classiche o grandi giri, alcune corse sembrano una vera chimera.

Sicuramente, dopo aver dimostrato anche un’umanità importante, il Purito è entrato nel cuore dei tifosi, che d’ora in avanti potrebbero avere un urlo, un applauso in più proprio per lui. In fondo di perdenti che si sono trasformati in vincenti ne è piena la storia. Non possiamo che augurare lo stesso anche a Joaquim.

Un commento a “Joaquim Rodriguez, l’eterno secondo

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