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Prima puntata

I nostri tre ragazzi sono sempre più protagonisti del panorama NBA: il Mago, il Gallo e il Beli portano la nostra bandiera oltreoceano e a loro è dedicata questa mini rubrica in tre puntate, che vuole analizzare il momento, i limiti, le speranze e le promesse dei nostri campioni emigrati nel campionato più bello del mondo.

Andrea Bargnani

Partiamo dal più longevo, per dati anagrafici e permanenza oltremare. Che dire: il Mago è, al momento, il nono miglior realizzatore della lega (22,3 di media), leader indiscusso dei Raptors, sempre più vociferato per un posto al prossimo All Star Game (dura ma non impossibile), insomma cosa si può volere di più dalla vita? Andrea, inoltre, ha aggiunto diverse frecce alla sua faretra offensiva e sembra migliorato anche nel fondamentale in cui, storicamente, non ha mai brillato: la difesa. Eppure, a mio avviso, nel caso dell’ex Treviso non è tutto oro quello che luccica. Mi spiego mettendo a fuoco tre fattori che fanno emergere alcuni limiti, spesso ben nascosti sotto scintillanti statistiche alla voce punti, della star romana.

Il primo lo intitolerei così: rimbalzi! Il Mago in questa voce statistica si posiziona, ben, al 45esimo posto nella lega (6,5 a gara) sotto a gente come Durant e Rudy Gay (oltre ovviamente a LeBron), che di ruolo giocano lontanino dal canestro. Per non parlare della sua media in carriera che è più bassa di quella di molti esterni (4,9!). Preoccupa soprattutto la statistica relativa ai rimbalzi offensivi: 0,7 a gara! (193esimo nella lega) Per intenderci, Barbosa, suo compagno nel ruolo di playmaker, ne prende 0,9… Qual è il problema, si potrebbe obiettare, il basket cambia e anche i centri stanno diventando dei giocatori a tutto campo. Vero, ma devi potertelo permettere!

Ed ecco, a riguardo, il secondo punto: capacità di far crescere squadra e compagni, in altre parole LEADERSHIP. I Raptors (come, ahi noi, la nostra tanto amata quanto inguardabile nazionale, ma avremo altre occasioni di parlare degli azzurri) sono una squadra piccola, potenzialmente veloce, con alcuni buoni tiratori e nessun rimbalzista sopra agli 8 di media a gara (Amir Johnson, ebbene sì). Ecco, in una squadra con queste caratteristiche un 2,13 che va a tirare da 3 punti, che gioca situazioni dinamiche dal primo al 48esimo minuto e che prende meno di 1 rimbalzo offensivo a partita (= in attacco sta fuori dall’area) è una specie di zappa sui piedi di dimensioni bibliche per i suoi compagni che giocano da esterni. Così ci accorgiamo che un DeRozan, talento promettente, sembra in netta involuzione (14 punti di media rispetto ai 17 abbondanti dello scorso anno), Calderon e Barbosa, potenzialmente pericolosi dalla distanza, tirano molto meno che in passato e il povero Amir fa a sportellate per tutta la partita in bella solitudine. Cosa c’entra la leadership? Prima di tutto il buon Andrea è stato designato come la star della squadra dopo la partenza di Bosh, ma un vero leader, nella pallacanestro più che mai, lo si vede dalla capacità di essere decisivo (cresciuta molto) congiunta alla valorizzazione dei compagni (“scarsina anzi che no” direbbe Tranquillo), il Mago su questo fronte ha ancora da imparare. Certamente la squadra non sembra, al momento, costruita da una dirigenza di volponi, ma possiamo dare tutta la colpa al contesto societario e di squadra?

Per rispondere eccoci al terzo punto: SCARSA ADATTABILITÀ (condita da un po’ di supponenza). Se chiedi a Bargnani come si trova a giocare da centro non ti sentirai rispondere “male” (sarebbe apprezzabile) bensì “non è il mio ruolo!” per poi vederti spuntare Cusin a marcare Gasol e Noah agli Europei perché l’altro, quello forte, fa “l’ala grande”. Qui intavolerei un paragone che spesso, assai a sproposito, mi è capitato di sentire: Nowitzki – Bargnani. Lasciando stare il talento individuale, sul quale non penso di dover sprecare battute, parlerei semplicemente del fatto che il buon tedesco (che in carriera, oltre a 8 e passa rimbalzi di media, non mi sembra abbia esattamente un palmares da pivellino tra 9 all star game, 2 mvp e titolo 2011) quando il coach gioca con 4 piccoli fa il centro, quando vuole giocare con 3 lunghi fa anche l’ala piccola… camaleontico Dirk! Certo oggi anche il tedescone di rimbalzi non ne prende a manetta, ma la sua media in carriera recita 8e3, non so se mi spiego.

Ok, sono stato molto cattivo con Andrea, che rimane un giocatore dal talento offensivo smisurato, ma solo perché credo abbia tutte le carte in regola per crescere tantissimo e far crescere anche il suo team (i Raptors, salvo scivoloni imprevisti di squadre più quotate o innesti di livello, i playoff non li vedranno neanche col binocolo) lavorando sui punti sopracitati. Se poi lo vedremo all’All Star Game (io lo voterò) tanto di guadagnato per la visibilità del basket italiano, ma non sarà quello a fare di Andrea il giocatore, il leader che potrebbe, anzi dovrebbe diventare! È un anno importante, il secondo senza Bosh, Toronto e l’Italia si aspettano tanto da lui: forza Mago, in bocca al lupo per il tuo infortunio e facci vedere di che pasta sei fatto!

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