Abate 1-1 alla Germania

Era un’amichevole e credo che sia importante metterlo in chiaro sin da subito. Sì, perché in questi giorni, una partita con ben poco appeal se non quello dato dal blasone delle due formazioni, è stata dipinta come la sfida del secolo. Lo è stata in passato, lo sarà nuovamente si spera, ma ieri sera era un’amichevole e nulla più, una partita in cui entrambe le compagini ci tengono a non sfigurare davanti ad un pubblico appassionato e caldo nonostante il freddo che aleggiava su San Siro. Ed alla fine proprio il pubblico è stato lo spettacolo più grande di tutto il match, un pubblico che veramente vorremmo rivedere ogni domenica sugli spalti, con le curve che spariscono dalla loro naturale locazione sul lato corto dell’impianto e si mischiano invece in tutte le gradinate, dove esagitati e sfegatati tifosi si trovano a vivere la sfida fianco fianco con ragazzini e genitori, giovani coppie e coppie rodate. Il blasone che solo Italia-Germania possiede ha attirato nello stadio meneghino una gran quantità di persone vogliose di fare parte, anche solo per una notte, di una pagina di una storia che dura da decenni e continuerà ancora a lungo. Ma era un’amichevole, che ci volete fare.

Low Sul terreno di gioco Italia e Germania hanno dato vita ad una sfida godibile, ma certamente non all’altezza degli standard che queste due Nazionali possono regalare, soprattutto i teutonici. Löw, con un atto omicida verso il calcio, piazza Lahm mediano spostando Höwedes terzino. Questa mossa è stata un’idea di Guardiola nel Bayern, ma non per questo è una genialata, diciamolo. Ogni volta che il buon Pep pone in essere qualche innovazione tattica si è sempre pronti a decantarne la genialità, quando molto spesso la vera genialità risiederebbe nel non innovare o nel non ricercare a tutti i costi la novità. Nel Barcellona Fàbregas prima punta è ancora una blasfemia che ulula vendetta, nascosta soltanto dal rendimento sovrumano dei vari Messi&Co., ma con Lahm mediano per fare spazio sulla fascia a Rafinha ci troviamo davanti a qualcosa di difficilmente comprensibile dato che il capitano bavarese è uno dei migliori esterni difensivi al mondo da anni a questa parte. Altrettanto incomprensibile è il motivo per cui Löw decida di imitare il tecnico catalano, oltre che nel ruolo di Lahm, anche in un Götze, per tratti della partita, falso nueve là davanti, mossa talmente senza senso che anche Guardiola stesso l’ha abbandonata dopo pochi tentativi. A parte queste piccole (per molti, non per me) cose, la Germania mi è parsa una Nazionale in fase di rodaggio ancora, con un Löw voglioso di testare alcuni dei suoi uomini per valutare quale di essi possa effettivamente fare parte della campagna mondiale in Brasile. Tutto ciò ha influito sul loro gioco, solitamente fluido ed avvolgente, e che invece è parso confusionario ed a tratti troppo statico. Chiaramente il livello tecnico superiore rispetto a molti dei nostri, in alcune situazioni, è stato evidente, ma la Germania non ha trasmesso un’idea di gioco ben definita ancora.

Pirlo e GotzeGli azzurri, dal canto loro, hanno dimostrato che con l’orgoglio si può andare lontano, ma non lontanissimo. La disattenzione su calcio piazzato nel gol di Hummels in pieno Milan-style (cosa che mi fa veramente pensare che Prandelli possa succedere ad Allegri sulla panchina rossonera a fine stagione) è stata la prima di una serie di piccole sbavature che hanno concesso ai tedeschi occasioni da gol, come la traversa di Schürrle. Pirlo, quando vuole, accende la luce, ma in sfide in cui il pallino del gioco non è totalmente in mano nostra il rischio è che ciò accada raramente, ecco perché al fianco del bresciano servono assolutamente due giocatori di tanta corsa, cosa che mi pare evidente non abbia Thiago Motta. Prandelli insiste con il fascinoso modulo a due registi più Montolivo avanzato, ma se il regista aggiunto a Pirlo è De Rossi vien fuori una cosa, se è l’italo-brasiliano un’altra: il centrocampista del PSG entra ed esce dalla partita con preoccupante facilità, lasciando spesso il centrocampo azzurro sguarnito in fase arretrata e spuntato in fase offensiva. Montolivo invece deve decidersi a giocare con maggior carisma, anche in quel ruolo, altrimenti la sua inutilità sale a picchi indescrivibili. Molto bene invece Balotelli, con una voglia di spaccare il mondo che non sempre dimostra di avere. Fa reparto da solo, perché Osvaldo s’è dimenticato come si gioca da attaccante puro da quando s’è trasferito sulla panchina del Southampton, ma la sua presenza è stata fondamentale perché Balo, con al fianco un compagno di reparto come lui, rende al massimo. Nella ripresa, con il passaggio al 4-2-3-1, l’attaccante del Milan ha faticato molto di più a trovare spazi e tempi di gioco. Ultima nota, per fortuna molto positiva, sul gioco azzurro è legata alla prestazione dei terzini, ruolo sempre più fondamentale negli equilibri di squadra: Criscito ed Abate forniscono un’ottima prova, regalando un sorriso in più a Prandelli.

Come vediamo gli spunti meramente tattici sono stati molti, ma sul piano del gioco i risultati effettivi sono stati mediocri. L’Italia s’è felicemente adattata al basso ritmo tedesco, soprattutto nella ripresa, un ritmo che le si confà in questo tipo di partite, molto nervose ed agonistiche. Dai teutonici invece ci si aspettava forse qualcosina in più. Per fortuna che c’erano gli spalti, in certi tratti di partita, a regalare piccole emozioni, con applausi, cori ed ole che hanno riscaldato un’umida serata autunnale. Se questo è l’entusiasmo per un’amichevole, non vediamo l’ora di assistere al prossimo Italia-Germania che conta qualcosa. In cui vinceremo noi naturalmente, come sempre.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

2 Commenti a “Italia-Germania, lo spettacolo si ferma agli spalti

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