Neymar Balotelli ConfCup lapresse

Ibra FIFA reutersPochi giorni fa Zlatan Ibrahimovic, incalzato dai giornalisti, si era espresso così: «la finale sarà Brasile-Italia». Da quando il gigante svedese è approdato in Brasile però, gli azzurri hanno perso contro la Cenerentola Costa Rica (e non ce ne voglia Buffon), mentre i padroni di casa non sono andati oltre lo 0-0, rischiando di soccombere contro un Messico dal cuore grande come le manone del suo portiere Ochoa. Lontana è l’idea che Ibra abbia portato sfortuna ad entrambe le rappresentative, sarebbe troppo semplicistico e per giunta sfiderei chiunque a dare apertamente del menagramo allo svedese; sia mai che per un simile affronto, possa presentarsi sotto casa dell’incauto giornalista, dove di certo non si limiterebbe a mostrare il dito medio come qualcun altro…(Maradona Vs Grondona)

Del resto quale appassionato di calcio non penserebbe ad una finale Italia- Brasile? Quale spot migliore per questo fantastico sport: due Paesi che se avessero una moneta unica, questa mostrerebbe da una parte il sole e dall’altra il pallone. Due Paesi legati inestricabilmente dalla passione per il calcio e dalla forza di sorridere nelle difficoltà. Difficoltà economiche ma anche sportive. Eh sì, perché in questo momento del Mondiale entrambe le squadre vivono un momento di grande incertezza che fa sembrare l’obbiettivo finale meno scontato di quanto si potesse pensare dopo la prima giornata. Se il Brasile, favorito da un girone nettamente più abbordabile, non convince ma ha quasi un piede negli ottavi, l’Italia rischia tutto contro l’Uruguay del pistolero Suarez dove, con due risultati a disposizione, sarà bene sparare per primi se non vorrà trovarsi subito a rincorrere.

delusione Prandelli reutersEntrambe le squadre si trovano di fronte ad una crisi d’identità scaturita dal tentativo dei due tecnici di allontanarsi dalle rispettive tradizioni calcistiche. Scolari ha dato un taglio netto al cordone ombelicale dello Joga Bonito, mentre Prandelli ha abbandonato il classico 4-4-2 in vista di un Tiki-Taka apparente, lontanamente paragonabile a quello spagnolo e che ha mostrato tutte le sue lacune appena dopo una partita. Le due selezioni si sono snaturate per far spazio al 4-5-1. Un modulo che entrambe le squadre possono scandire in un meno difensivista 4-2-3-1; ma per il momento nessuna delle due pare esserci è riuscita. Se il Brasile usasse la seconda maglia azzurra, la simbiosi con l’Italia sarebbe perfetta, o quasi.

Il Brasile ha dimostrato grande solidità difensiva dovuta più alla bravura degli interpreti (Thiago Silva e David Luiz) che alla reale organizzazione della squadra. Ma è la linea mediana a preoccupare: l’inesauribile Luìz Gustavo garantisce tanta copertura ma Paulinho non sembra poter dare geometria e il giusto apporto nelle transizioni offensive, come aveva dimostrato di saper fare in Confederations Cup. L’Italia invece non ha ancora trovato gli incastri giusti nel puzzle della difesa che troppe volte è andata in difficoltà nonostante la protezione di un centrocampo a 5: tre playmaker si sono rivelati eccessivi perché, oltre ad abbassare troppo la squadra, hanno prodotto uno sterile possesso palla dal quale raramente sono scaturite delle vere occasioni da rete. Le palle gol più nitide fin qui create, sono nate da due lanci lunghi di Pirlo per Balotelli contro il Costa Rica. Insomma il Tiki-Taka all’italiana è perfetto per gestire il vantaggio ma non per crearlo. Per giunta, se si chiede a Balotelli di dare profondità quando dovrebbe venire incontro per favorire l’inserimento dei centrocampisti centrali che però, salvo Marchisio, sono molto statici, il discorso non quadra. Avrebbe più senso se gli scudieri di Pirlo fossero Marchisio e Candreva mastri dell’inserimento nei rispettivi club, invece dei registi De Rossi o Thiago Motta (o Verratti).

Fred cuore reutersIl discorso più delicato per Italia e Brasile è certamente l’attacco. I due reparti offensivi presentano le stesse caratteristiche e per certi versi si completerebbero. Sia Scolari che Prandelli giocano con un unico terminale offensivo: più obbligata la scelta di Scolari che se avesse a disposizione la coppia dei Mondiali di Korea e Giappone con Ronaldo e Rivaldo, non esiterebbe a schierarla là davanti. Purtroppo non ha potuto far altro che puntare tutto sul vecchio Fred, autentico desaparecido che, dopo la simulazione che ha causato il rigore del momentaneo pareggio contro la Croazia, è letteralmente sparito dai radar. Una vera falla per Scolari che solo la doppietta di Neymar ha saputo chiudere, ma in una partita. Purtroppo per il Ct le riserve sono i semi sconosciuti Jo e Bernard. Neanche il naturalizzato spagnolo Diego Costa, viste le pessime apparizioni con la Spagna, sa più di rimpianto. Se solo Neymar avesse al suo fianco l’amico Balotelli, sarebbe tutto più facile.

Invece il religioso Prandelli, forte di sei attaccanti di tutto rispetto, dovrebbe ricordarsi della parabola dei talenti: se li abbiamo, vanno mostrati e non nascosti per le emergenze. Eh no caro Prandelli, siamo al Mondiale, “La Copa de la vida”, e come nella vita non si può pensare di vincere facile ma bisogna usare tutte le armi di cui si dispone per cercare di fare meglio degli altri. Non possiamo unicamente pensare di passare in vantaggio e amministrare, perché il Mondiale è come una giungla dove il percorso è irto e pieno di trappole e la Costa Rica ne è stata la prova.

Immobile e Balo reutersCome due soldati in battaglia, per i due Ct è giunto il momento di dividersi. Con tutta probabilità Prandelli cambierà strada passando al 3-5-2 con l’innesto di Ciro Immobile al fianco di Balotelli. Scolari, più conservatore e senza alternative in avanti, resterà fedele al modulo di partenza, approfittando di un avversario ormai eliminato per oleare quei meccanismi che ancora stentano ad ingranare. Per l’Italia la “guerra mondiale” entra nel vivo e, indipendentemente dal modulo, gli azzurri sanno che «a colpi di machete si esce dalla giungla», come tuonava il rapper di nome Jo(e) e di cognome Cassano. Per ora riserve, domani chissà…

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