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Soccer: Serie A; AC Milan-FC InterIl pareggio di Perisic al novantunesimo minuto ci ha lasciato l’amaro in bocca, pareggiare un derby in questo modo è una beffa difficile da digerire. Però, onestamente, il pareggio è il risultato giusto per ciò che si è visto sul terreno di gioco, fa male ammetterlo ma questo ha dettato il campo. La rosa nerazzurra, come qualità tecniche dei singoli e per ampiezza, è apparsa superiore a quella del Milan; d’altronde, come ha detto Montella, quella nerazzurra è, era, una squadra costruita per vincere lo scudetto (non è che siano proprio sulla buona strada…); noi no, noi siamo stati costruiti, ancora una volta, per galleggiare, per sopravvivere nell’attesa dei milioni cinesi. Ma, come il calabrone la cui struttura non è adatta al volo, ma lui, ignaro di ciò, se ne frega e vola lo stesso, così fanno i ragazzi che, zitti zitti, sono al secondo posto e continuano a volare alto.

suso.milan.calcia.ansaldi.inter.2016.17.750x450Metafore improbabili a parte, dicevamo della superiorità tecnica nerazzurra dei singoli, dei singoli appunto, il calcio si sa è uno sport di squadra, ed è questa la nostra forza, siamo una squadra unita che sa soffrire, combattere e reagire coesi nei momenti bui. Quando l’unità fa la forza, come diceva Chesterton “uno più uno non fa due, ma duemila volte uno” e così si possono raggiungere risultati prima impensabili. Unità ed appartenenza alla maglia… qualità sconosciute o ignorate dai più nell’ambiente nerazzurro, basta vedere la svogliatezza con cui Kondogbia (36 milioni di euro…) fa finta di rincorrere Bonaventura nel contropiede che porterà al primo vantaggio milanista. Perfino le vecchie glorie sembrano provare scarso amore verso il biscione, e così uno dei protagonisti dell’annata del triplete, Wesley Sneijder, non si preoccupa di nascondere che in fondo avrebbe sempre voluto giocare per il club di via Aldo Rossi.

1c2188efd963eacc605dd59849f1ac57-93444-1479675007Bene, ora un po’ di autocritica: prese per assodate le scarse ambizioni che noi tutti avevamo ad inizio stagione, un appunto va però fatto: è ammirevole e commuovente il tentativo stoico di barcelloniana memoria di cominciare ogni singola azione coi piedi, fin dal portiere, con coraggio e senza buttare la palla; però sarebbe forse più saggio constatare che almeno per il momento non è propriamente nelle nostre corde. Il numero di palle perse attuando questa tiritera tra Donnarumma De Sciglio e Paletta è stato spropositato e solo l’imprecisione dei cugini ha fatto si che il primo tempo non si concludesse in malo modo. Si prega porre rimedio. In un San Siro gremito vi era anche il nostro Silvione, omaggiato con tanto di coreografia su tre anelli, tutto bello, molto romantico, giusto salutarlo con calore. Nell’intervista del dopo partita però, l’ex Cav. mostra che è ancora forte in lui la sete di protagonismo, pretendendo dai nuovi proprietari un ruolo decisorio su mercato e tattica, aggiungendo che si gli piace l’Aeroplanino, ma poi neanche troppo, perché non lo ascolta e non fa il suo amato 4-3-1-2.

Uno dei punti di forza di questo inizio di stagione, probabilmente dovuto al concentrarsi delle attenzioni della proprietà sulla cessione del club, è stata proprio la libertà tattica di Montella (cosa normale, per un allenatore, in una qualsiasi squadra) che ha potuto optare da subito per un modulo stabile e coerente con i valori e le caratteristiche dei giocatori a disposizione. In molti, invece, hanno avuto a che fare col vincolo del modulo: Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi. Tutti, più o meno, hanno cercato di accontentare il delirio tattico presidenziale fallendo puntualmente. Amici con gli occhi a mandorla, vi prego, facciamo che questa pazzia non ricominci proprio ora che le cose cominciano a girare, direi che ne abbiamo avute abbastanza.

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