lambrughi ciao moro

Alessandro Lambrughi, classe ’87, terzino sinistro adattabile a diversi ruoli, ha raggiunto quest’anno la Serie A vestendo la maglia del Livorno. Dopo aver mosso i primi passi nel Milan, ha giocato con Pro Sesto e Mantova prima di approdare  in amaranto. Contropiede.net lo ha incontrato per una lunga e piacevole chiacchierata.

Livorno in Serie A, La grande Festa in CittàQuest’anno a Livorno avete ottenuto la promozione in Serie A dopo diversi anni nella serie cadetta: cosa si prova a raggiungere un simile traguardo?
Penso che per la maggior parte della squadra sia stato un sogno e il coronamento di una stagione bellissima, che fortunatamente è finita nel migliore dei modi, con questo inaspettato traguardo.

Inaspettato fino all’ultimo, oppure c’è stato un momento in cui vi siete accorti che l’obiettivo Serie A era raggiungibile?
Fino a due mesi dal termine giocavamo per ottenere il massimo risultato possibile, senza puntare alla promozione. Solo con le ultime sette/otto partite, vedendo la nostra posizione in classifica, abbiamo cercato di raggiungere il massimo traguardo, e per fortuna ci siamo riusciti.

Vedendo il vostro campionato, a lungo avete occupato la seconda posizione, che garantiva la promozione diretta, perdendola solo a poche giornate dalla fine. Quale pensi sia stata la motivazione di questo inciampo che vi ha costretto alla lotteria dei play-off?
La motivazione potrebbe essere nel fatto che tutte e tre (Sassuolo, Hellas Verona e Livorno, ndr) eravamo squadre di alto livello per il campionato cadetto, e noi avevamo messo in conto la possibilità di non ottenere l’accesso diretto; poi visti gli ultimi risultati e la sconfitta contro il Sassuolo all’ultima giornata, abbiamo perso la seconda posizione, ma fortunatamente non abbiamo subito un contraccolpo psicologico e siamo riusciti a tenere alta la concentrazione per i play-off. Certo c’era un po’ di amarezza dopo la sconfitta a Sassuolo, ma c’è sempre stata una grande carica. Questa è stata un’ulteriore prova della forza dimostrata in campionato e che tutte e tre le squadre promosse erano quelle che meritavano.

Nel vostro cammino avete incontrato Brescia ed Empoli, due squadre che hanno chiuso il campionato molto in forma. Quale è stato l’avversario più difficile da affrontare?
Io penso sia stato il Brescia, perché la prima delle due sfide contro di loro cadeva tre giorni dopo la sconfitta nell’ultima di campionato, quindi non sapevamo come la squadra avrebbe reagito al nuovo impegno.

A livello di giocatori, qual è il compagno di squadra che ti ha impressionato di più? E l’avversario?
Il compagno che mi ha impressionato di più è Paulinho, che dalla prima giornata fino a pochi giorni fa ha dimostrato di essere un giocatore di un’altra categoria rispetto a noi. Mentre l’avversario, anche se contro di noi non ha brillato, è sicuramente Saponara, che è stata una delle rivelazioni più belle di questo campionato. Per questo il Milan l’ha già acquistato.

Parlando un po’ di te, nella tua breve carriera hai cambiato diversi allenatori: con quale ti sei trovato meglio e con quale hai avuto difficoltà?
Sembra scontato, ma questa stagione, sotto la guida di Davide Nicola, è quella in cui mi sono trovato meglio perché, anche se è andato tutto bene, ha saputo tenerci testa in ogni momento e indirizzare tutti quanti verso la strada giusta. Fortunatamente non ho mai avuto disaccordi con gli allenatori.

Tu nasci come terzino sinistro, adattabile come centrale di difesa, e quest’anno sei stato impiegato come esterno sinistro di centrocampo: quale pensi sia il ruolo che valorizza al meglio le tue caratteristiche?
È un po’ di anni che gioco in diversi ruoli, ma penso che quello più adatto sia il terzino nella difesa a quattro o il centrale esterno in quella a tre, ma non l’ho ancora capito bene neanche io.

Il continuo cambiare immagino non aiuti…
Certamente, però mi trovo bene in tutti i ruoli. Sicuramente ho caratteristiche più difensive che offensive.

Ti senti all’altezza di questa nuova sfida che è la Serie A?
Sinceramente, non ne ho idea. Ho solamente una grandissima curiosità di confrontarmi con squadre e giocatori che sognavo da bambino.

lambrughi ciao moroDando un’occhiata al Livorno, dal tuo punto di vista la società è attrezzata per fare un buon campionato? E soprattutto, che ruolo pensi ti affideranno, da protagonista o comprimario?
È una domanda a cui non so darti una risposta, sicuramente il mister ci aiuterà a onorare il campionato e a conquistare il primario e unico obiettivo che è la salvezza, dopo tre anni nella serie cadetta. Al momento sono, a tutti gli effetti, un giocatore del Livorno e, a meno di cambi improvvisi, al 99% parteciperò alla Serie A con la maglia amaranto.

E adesso che hai raggiunto la Serie A quali sono i tuoi sogni e ambizioni?
Come tutti sognavo questo traguardo, adesso spero di riuscire a giocare più anni possibili questa competizione con il Livorno, perché già la conferma penso sia un sogno e un risultato importante.

C’è una squadra particolare di cui vorresti vestire la maglia e un livello preciso che vorresti raggiungere?
Il sogno è sicuramente il Milan, ma sono abbastanza realista e penso sia abbastanza impossibile per me arrivare a quel livello. Se devo essere sincero, già vestire la maglia di una squadra che parteciperà al massimo campionato italiano è un traguardo importantissimo e inaspettato.

Il tuo idolo calcistico, il giocatore a cui ti ispiri?
È da sempre Paolo Maldini, fin da quando ero bambino, anche se non m’ispiro a lui perché lo reputo di un’altra categoria, proprio non mi vedo come Maldini.

Guardando il passato, tu hai giocato molti anni in Serie C con la Pro Sesto. Come reputi abbia influito questa esperienza sulla tua carriera odierna?
I tre anni alla Pro Sesto, subito dopo essere uscito dalla Primavera del Milan, sono stati molto importanti perché sono stati anni in cui ho avuto la possibilità di disputare molte partite in campionati a un livello diverso rispetto a quando mi trovavo nelle giovanili, affrontando gruppi di squadre esperte e professionistiche. Mi è servito molto per crescere come giocatore, a livello tecnico e tattico.

Grazie a questa esperienza, sei stato acquistato dal Mantova che ti ha fatto esordire nella serie cadetta: è stato un anno molto difficile perché la squadra è retrocessa e fallita, qual è il tuo giudizio su quel periodo?
Io personalmente lo giudico positivamente, poiché ho avuto la possibilità di giocare con costanza in Serie B, riuscendo a disputare trentacinque partite, cosa che ha superato le mie attese. L’unico rammarico è stata la retrocessione, a cui si è aggiunto lo scandalo legato al calcio scommesse, di cui hanno parlato a lungo i giornali. Questa è stata l’unica nota negativa, per il resto l’ambiente e l’esperienza sono stati molto positivi.

Ritornando indietro, tu sei da sempre di fede rossonera, come tutta la tua famiglia, e proprio nel Milan hai compiuto tutto il percorso delle giovanili. Di questo periodo hai un ricordo particolare, e soprattutto reputi che il successivo cambio di maglia sia stato un’occasione o un rammarico?
Dopo dodici anni di settore giovanili, essere lasciato a casa dal Milan all’inizio è stato un grosso dispiacere, però fortunatamente non mi sono abbattuto e ho sfruttato al meglio l’occasione che mi ha dato la Pro Sesto, riuscendo nel mio piccolo a crearmi la mia carriera, sperando che duri il più a lungo possibile. È stato un duro colpo all’inizio, ma le opportunità non sono mancate e quindi ho potuto continuare a fare ciò che mi piaceva.

lambrughi livornoIn questi anni di carriera ai più diversi livelli, secondo te qual è stata la tua miglior prestazione in una partita?
Ripensandoci, potrebbe essere la partita a Varese di tre anni fa (Varese – Livorno del 13/10/2010, ndr) dove ero riuscito a compiere un’ottima partita, nonostante l’avversario fosse ostico e ci stesse mettendo in difficoltà. Ero riuscito a esprimere al meglio le mie caratteristiche e negli ultimi minuti sono riuscito a coronare la mia prestazione con il mio unico gol finora, che è valso il pareggio.

Spostandoci su un punto di vista più generale, secondo te, la qualità del campionato italiano è calata?
Da quello che sento in giro nell’ambiente, sembra che, a parte la Serie A, le altre categorie abbiano un po’ abbassato il livello, probabilmente anche per queste nuove regole sui giovani che hanno messo, in cui si cerca di incoraggiare le squadre a far esordire giocatori sempre più giovani e spesso sacrificare i più esperti.

È una cosa negativa secondo te?
No, assolutamente, ma sta di fatto che, guardando le squadre che trovi in giro nelle serie minori, il livello sembra essersi abbassato per una mancanza di esperienza inevitabile. Questa politica reputo sia molto positiva perché sta cercando di dare spazio all’elemento giovanile, ma per rispondere alla tua domanda sul livello complessivo, questo un po’ ne favorisce l’abbassamento.

A cosa pensi sia dovuta questa fatica nell’affidarsi ai giovani in Italia?
Sicuramente in Italia ci si affida molto difficilmente ai giovani, soprattutto nelle grandi squadre, ma rimango dell’idea che se un giocatore giovane è forte, gioca dove deve giocare, guarda i vari El Shaarawy e Balotelli, dove l’età conta relativamente. Sicuramente nel nostro paese c’è una mentalità poco agevolante per i giovani.

Nel mondo del calcio si sta diffondendo sempre di più il fenomeno dei ricchissimi proprietari, che con cifre esorbitanti creano squadre competitive, ma questo non succede in Italia. Pensi che il nostro campionato abbia perso un treno unico e fino a quando non avrà anche lui investitori del genere rimarrà indietro o c’è altro su cui puntare?
Nell’immediato è quasi impossibile competere con queste superpotenze, però è iniziato un lavoro di più lungo periodo, che porterà dei frutti. Un esempio eclatante è stata sicuramente la Juventus quest’anno che, senza fare spese folli, seguendo un progetto chiaro e la mentalità di un allenatore vincente, ha creato un gruppo di giocatori che non ha sfigurato con le più grandi d’Europa. Penso che nell’arco di qualche anno, senza spese incredibili, le grandi d’Italia torneranno a competere con quelle d’Europa.

Un progetto alla Borussia Dortmund, ad esempio.
Sì, anche se io direi più alla Juventus, perché è l’esempio più adeguato al campionato italiano, visto il mix tra esperienza e gioventù che sta provando a realizzare.

lambrughi figurinaCom’è il mondo del calcio vissuto dall’interno?
Siamo sicuramente una categoria privilegiata, perché facciamo come lavoro il nostro sogno, però non è tutto rose e fiori, come può sembrare dall’esterno. Bisogna essere sempre pronti a compiere dei sacrifici e anche lasciare affetti e cari per seguire gli impegni legati al pallone. Di sicuro non ci lamentiamo, però bisogna essere pronti a una vita totalmente dedicata a questo sport.

Per concludere, che consigli ti senti di dare a dei giovani che vorrebbero realizzare il sogno di diventare calciatori?
Sicuramente servono la passione, il lavoro e il sacrificio che sono la base per raggiungere qualsiasi obiettivo nella vita; bisogna essere disposti a sacrificare lo svago per affrontare con serietà l’impegno e cercare di mantenere una vita sana, evitando le solite tentazioni, su cui si fanno molte frasi fatte. Bisogna comunque non tralasciare la scuola, soprattutto in giovane età, perché essa diventa utile per il tuo futuro, sia che tu riesca a diventare un calciatore o meno. Molti calciatori privi d’istruzione rischiano di non avere possibilità lavorative, qualora la carriera non dovesse sbocciare.

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