Paletta Warhol

Dalì Pogba“Il prezzo di Pogba lo ha fatto Florentino Perez portando al Real Bale per 100 milioni di euro. A questo punto Pogba vale almeno il doppio”. A dirlo è Mino Raiola, il procuratore sportivo più temuto ed ammirato d’Europa, sempre folkloristico sia nel mezzo che nel contenuto quando parla con i media. Per lui il talentino (soltanto all’anagrafe -ino) francese che Conte sta rendendo un campione vale ben 200 milioni di euro, perché “è prezioso ed importante, come un Salvador Dalì”. Nell’estate del trasferimento più costoso di tutti i tempi, per l’appunto quello dell’esterno gallese al Real di Ancelotti per una cifra che dovrebbe aggirarsi sui 100 milioni, Raiola lancia un paragone che ha sempre divertito gli appassionati pallonari, ovvero quello tra calcio ed arte. Ma, in questo caso, si parla di soldi, tanti soldi, tantissimi soldi, che scorrono a fiumi sia nel calcio-mercato che nell’arte-mercato. Difatti anche nel mercato della pittura e della scultura non mancano di certo bonifici da capogiro ed assegni a sei zeri e più staccati senza tante remore. E così si scopre che, nel 2011, I giocatori di carte di Cezanne è stato acquistato dalla famiglia reale del Qatar per la modica cifra non ufficiale (ma ufficiosa) di 230 milioni di euro circa e che proprio nel marzo scorso l’opera di Picasso La Reve è stata ceduta da Steve Wynn per 155 milioni di euro cash. Cifre paurose.

Bale ElvisesL’arte come il calcio allora? In qualche modo sì e per capirlo basta paragonare la classifica dei giocatori più cari della storia con i quadri che sono stati acquisiti per la stessa cifra. Al numero uno si piazza, come oramai sappiamo, Gareth Bale, pagato proprio in questi giorni 100 milioni dal Real Madrid, stessa cifra che è stata versata per l’acquisizione de Eight Elvises, opera dell’illuminato Andy Warhol. Al secondo gradino calcistico troviamo invece Cristiano Ronaldo, il cui cartellino fu rilevato, sempre da Florentino Perez, per l’astronomica cifra di 94 milioni di euro, più o meno quanto il Dora Maar Seduta di un certo Pablo Picasso. Medaglia di bronzo a Zizou Zidane che, sempre per le merengues, nel 2001 lasciò la Juventus dopo che fu staccato un assegno da 75 milioni di euro, stesso valore per cui fu acquisita l’opera Strage degli Innocenti di Rubens da una famiglia austriaca appena un anno dopo. Rimaniamo in Spagna, ma sponda Barcellona, che nel 2009 comprò Ibrahimovic dall’Inter per una cifra (tra soldi ed Eto’o) pari a 69 milioni di euro, quanto il famosissimo Campo di Grano con Cipressi di Van Gogh, nel 1993. Appena un milione in meno costò Kakà all’inarrestabile Real Madrid, tanto quanto False Start di Jasper Johns nell’ottobre 2006.

Recentissimi sono i 64 milioni sborsati dal PSG al Napoli per aggiudicarsi Cavani, costato quanto il Bacino con Ninfee del francesissimo Monet battuto all’asta da Christie’s London nel 2008. Solo, si fa per dire, a 60 milioni si fermano il trasferimento di Luis Figo dal Barça al Real nel 2000 ed il recente approdo al Monaco di Radamel Falcao, soldi spesi in passato per il Vaso di Girasoli di Van Gogh nel 1987 o per il classicissimo Diana e Atteone di Tiziano nel 2009. I meno cari tra i cari risultano essere il Niño Torres e Neymar Jr., sbarcati a Chelsea e Barcellona, rispettivamente, per 59 e 57 milioni di euro, praticamente quanto l’Acrobate et Jeune Arlequin di Picasso. Dopo questa panoramica da capogiro possiamo dire che il buon Raiola ha sbagliato paragone perché più che Dalì, il suo Pogba a 200 milioni, dovrebbe essere paragonato a Cezanne. Una delle opere più costose dell’artista spagnolo è invece il Nu Dans La Plaine De Rosas, battuto all’asta nel 2009 per circa 4,5 milioni di euro, cioè quanto costò Jonathan all’Inter due estati fa. Nnon proprio la stessa cosa.

Calcio ed arte, almeno in termini di movimenti di danaro però, sembrano veramente due mondi vicini, ma per capirne qualcosa in più abbiamo deciso di mario mazzoleni 004 resizerivolgerci ad una persona che sia di calcio che di arte ne sa molto. Mario Mazzoleni è un famoso ex arbitro professionista sia di Serie A che di Serie B. Oggi Mazzoleni è Art Director della galleria d’arte Mazzoleni Art Gallery attraverso cui organizza esposizioni di alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi, tra cui proprio Picasso e Dalì, oltre che di giovani emergenti.

Mazzoleni, proprio in questi giorni è in corso la mostra al Forte Village (Sardegna) della sua galleria, con opere di artisti emergenti e nomi di spicco, tra cui Picasso e soprattutto Dalì. Allora ne approfitto: non ha un Dalì del valore di 200 milioni di euro per caso?
(Ride) No, mi dispiace. Sinceramente non credo ne esistano…

Allora Raiola s’è sbagliato. Però, se la valutazione di Pogba è di 200 milioni di euro, possiamo dire che il centrocampista juventino vale quanto un Cezanne, no?
Si, possiamo dirlo, anche se io trovo assurdo sia che un calciatore venga valutato così tanto sia che un quadro venga acquistato per una cifra del genere. Ho difficoltà a comprenderlo.

Eppure avviene. Paragonando i soldi che girano nel calcio mercato e nell’arte mercato siamo arrivati alla conclusione che, effettivamente, tra i due mondi un parallelismo di fondo esiste. Lei, che è stato protagonista di entrambi, che ne pensa?
Diciamo che ci sono dei punti di contatto per certi versi. In entrambi i mondi ci sono personaggi senza scrupoli pronti a tutti pur di fare cassa. Da una parte presidenti, dirigenti, calciatori stessi e giornalisti, dall’altra invece case d’asta, galleristi e anche qui giornalisti del settore. Questo modo di vivere le due esperienze porta ad un rialzo dei prezzi incontrollato e, in alcuni casi, assolutamente inspiegabile a mio parere. Però il parallelismo finisce qui. L’arte è un mondo ben lontano, grazie a Dio, da quello calcistico.

Però ci sta dicendo che non soltanto nel calcio esistono giocatori con valutazioni assolutamente campate per aria, ma anche nell’arte…
Esattamente.

Paletta WarholPer essere più chiari: il Parma, ad inizio estate, valutò il proprio difensore argentino Paletta ben 35 milioni di euro, una cifra assolutamente fuori da ogni senso logico visto il valore del calciatore. Nell’arte chi è il Paletta di turno a suo parere?
Porca Paletta verrebbe da dire! (Ride) Ma ha colto nel segno. Capisce anche lei che se Paletta vale più di un Dalì qualcosa non torna nel parallelismo che mi ha proposto. Posso dire che il Paletta dell’arte è, a mio modesto parere, Andy Warhol. Grande artista, assolutamente, ma soprattutto grande esperto di pubblicità e di marketing, uomo che ha sfruttato appieno queste sue conoscenze per diventare uno degli artisti più valutati di sempre. Trovo che le quotazioni delle sue opere siano spropositate, soprattutto se teniamo conto che di fatto non era neanche un pittore se vogliamo dirla tutta.

Eight Elvises di Warhol fu venduto per 100 milioni di euro, stessa cifra per cui Bale è stato appena acquistato dal Real Madrid.
In entrambi i casi c’è una ipervalutazione.

Però a suo parere il parallelismo tra calcio ed arte si ferma qui, ad un livello meramente economico. Come mai?
Perché credo che l’arte sia per tutti, sia un qualcosa donato al mondo per accrescere complessivamente il benessere, culturale e non solo, di tutti quanti. Il calcio invece rimane, per quanto seguito, una passione per una parte di gente, non per tutti. E poi, anche economicamente parlando, i soldi spesi nell’arte sono un investimento che non ha paragoni con quelli spesi nel calcio. La Gioconda o l’Autoritratto di Van Gogh, più passa il tempo, più acquistano valore. La gente ha poi la possibilità di ammirare queste opere nei secoli dei secoli a venire, mentre le carriere dei calciatori si esauriscono e più passa il tempo più il loro valore cala.

Quindi lei preferirebbe spendere 95 milioni di euro per avere in casa la Donna Maar Seduta di Picasso piuttosto che per portare Cristiano Ronaldo a palleggiare nel giardino di casa sua, giusto?
(Ride) Ma assolutamente! Anche perché poi che me ne faccio di Ronaldo? Costa anche mantenerlo tra l’altro.

Magari le signore preferirebbero Cristiano Ronaldo in giardino però, non crede?
Su questo son d’accordo con lei, però sa, il bel vedere sono quei cinque, dieci, vent’anni in cui il ragazzo è in forma, poi anche i calciatori sbragano.

Invece qualche calciatore s’è mai rivolto a lei per acquistare delle opere d’arte?mario2
No, sinceramente no. Scherzando potrei dire che il motivo è legato al fatto che per potersi godere l’arte fino in fondo servono tre cose: soldi, cuore e mente. I giocatori hanno il primo elemento, ma gli altri due… A parte gli scherzi, mi piacerebbe che più calciatori si avvicinassero al mondo dell’arte, sarebbero un ottimo spot.

Però ci sono personaggi del mondo del calcio che sono appassionati, come Costacurta o Capello.
Assolutamente, Costacurta è un grande appassionato ed un grande collezionista, anche Capello, ma anche Zebina ad esempio che ha aperto qualche anno fa una galleria d’arte a MIlano. Però sono sempre di più quelli che preferiscono la macchina da 200 mila, 300 mila euro piuttosto che una scultura o un quadro.

Tornerei sul parallelismo tra arte e calcio perché io trovo che, invece, nel calcio ci siano elementi di artisticità indiscutibili. Un dribbling di Maradona o un tiro di Platini non possono essere anch’essi considerati arte?
Qui passiamo però ad analizzare un profilo diverso, più filosofico oserei dire. Ed in questo senso allora sì, ha ragione e mi trova d’accordo: anche nel calcio, come in ogni sport, troviamo momenti di arte pura. E mi spingo oltre: anche nello sport, come nell’arte, molto spesso il talento più puro racchiude in sé genio e sregolatezza. Basta vedere Maradona e Salvador Dalì, artista che conosco particolarmente bene.

Quindi il gol di Maradona nei Mondiali del 1986 all’Inghilterra è paragonabile a quale opera d’arte di Dalì?
Direi a La Persistenza della Memoria, il quadro degli orologi molli per intenderci, in cui Dalì ha volutamente omesso i numeri 11 e 5, rappresentativi della sua data di nascita (11 maggio 1904, ndr), per dimostrare graficamente, in qualche modo, la sua convinzione di immortalità.

Alla fine un punto di contatto ulteriore l’abbiamo trovato allora.
Ma a me piacerebbe che ce ne fossero realmente molti altri, mi piacerebbe che il mondo dello sport ed in particolare del calcio diventasse un mondo più legato alla cultura, più legato all’arte. Nella mia carriera di arbitro mi è capitato diverse volte di arbitrare a Roma e prima delle partite, talvolta, andavo al Foro Italico dove trovavo affascinante e meraviglioso l’abbinamento tra lo sport, il tennis, e l’arte realizzato sul campo Pietrangeli attraverso le statue classiche che circondano le tribune.

fotoHa qualche idea che aiuterebbe la realizzazione di questo suo desiderio?
Perché non inserire delle gallerie d’arte nelle strutture sportive ad esempio? Si parla sempre di ristoranti, cinema, negozi, ma perché non pensare ad un museo o comunque un luogo di arte in una location, come lo stadio, che attirerebbe una massa di gente enorme ogni settimana? Sarebbe già qualcosa. Ad esempio, proprio poco tempo fa, ho venduto al Presidente del Cagliari Cellino una fantastica scultura monumentale da esterno del quotato artista italiano Marco Lodola, che in questi giorni è in esposizione proprio qua in Sardegna al Forte Village. E’ alta quattro metri e rappresenta un calciatore nell’atto del tiro ed è tutta illuminata con un gioco di luci blu e rosse. Cellino ha intenzione di porla all’esterno del nuovo stadio che sarà del Cagliari. Questa è una cosa che mi piace! Arte e calcio possono diventare qualcosa in più di un semplice parallelismo, sarebbe fantastico.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “Intervista a Mazzoleni, tra calcio ed arte: “Paletta è il Warhol del calcio. Ma se vale più di un Dalì….”

Rispondi