Formula One F1 - Mexican F1 Grand Prix

Giudicare, si sa, è un qualcosa di estremamente difficile ma assolutamente necessario. Chi deve giudicare, si sa, ha un ruolo che definire infame è poco. Chi viene giudicato, si sa, non è mai in accordo con ciò che viene deciso. Chi poi è chiamato a giudicare chi ha giudicato, si sa, rischia di diventare la peggiore fra tutte queste figure. A volte si fa più bella figura rimanendo comodamente in silenzio, altre volte (e questa è una di quelle) non esporsi risulta però impossibile. Quello che è successo in Messico ha dell’assurdo. Charlie (Whiting) & Co.: quando è troppo è troppo.

whitingAprendo un vecchio Zanichelli e imbattendosi nel verbo “giudicare” ci si accorge di come il significato del termine lasci spazio a diverse interpretazioni. La definizione che più ci comoda in questi giorni post Gran Premio del Messico potrebbe essere questa: “Decidere con sentenza i fatti o imputazioni di cui si tratta in giudizio”. Tanto chiara e d’impatto tanto difficile da mettere in atto. In questa lunga stagione ne abbiamo viste di tutti i colori per quanto riguarda la direzione gara, che è stata messa in difficoltà in svariate occasioni e nella maggior parte dei casi (quasi tutti) non si è rivelata all’altezza di giudicare ciò che accadeva in pista. Pur di non cadere nel vizio, tutto italiano, di lamentarsi di ogni singola decisione rivestendosi del ruolo di vittime sacrificali, abbiamo cercato di non esporci riguardo l’argomento, mordendoci più volte la lingua ma riuscendo sempre a non cadere nella banalità di incolpare sempre gli altri. Ora però, con il campionato ormai giunto al capolinea, è arrivata una spinta troppo forte (o meglio, troppe spinte durante l’anno ci hanno portati vicino al precipizio e quest’ultima ha fatto il resto) e nel nostro vizio ci siamo caduti eccome e dopo un anno passato a tacere è giunta l’ora di buttarsi a capofitto. Quello che è successo per l’assegnazione del terzo gradino del podio con Vettel, Verstappen e Ricciardo come protagonisti ha fatto traboccare il vaso e rappresenta l’apoteosi degli errori commessi in questa stagione da parte della direzione sportiva.

Si diceva, giudicare è un ruolo davvero infame e di una difficoltà unica, nessuno lo mette in dubbio. Accontentare tutti è impossibile e quando il giudizio viene emesso ci sarà sempre qualcuno che rimarrà infelice delle decisioni prese. Succede nelle cose di tutti i giorni, succede in tutti gli sport, succede anche in Formula 1 e quest’anno è successo davvero troppe volte. A discolpa delle varie direzioni gara (varie sì, non una sola per tutto il campionato! – assurdo) c’è da dire che il regolamento è di una complessità ai limiti dell’inverosimile, che le situazioni sono spesso e volentieri molto diverse tra loro e che il Circus subisce, purtroppo, influenze enormi da parte del mondo esterno (sponsor, media, etc.) che aumentano ancora di più i fattori di cui tener conto quando si è chiamati ad investigare. Ciò non toglie che se ti chiami Charlie Whiting e insieme ad una commissione devi vigilare sul comportamento di piloti e team in pista, farlo con un minimo di testa sulle spalle dovrebbe essere basilare. Imparare dalle critiche ricevute e dagli errori commessi dovrebbe essere lo step successivo. Fare autocritica e rendersi conto se si è all’altezza o meno del ruolo che ti è stato affidato dovrebbero essere le prime cose da fare. Superati questi step, se ancora qualcosa non va, cosa intelligente sarebbe chiedere aiuto o farsi da parte, dimostrandosi non deboli ed incapaci ma anzi dimostrando come si stiano cercando tutte le soluzioni possibili per adempiere nel migliore dei modi al proprio lavoro.

657_636135088648649988L’accusa più ricorrente nei confronti della commissione di gara è quella di avere “diversi pesi e diverse misure” quando si deve giudicare un team piuttosto che un altro. O il fatto che si applichi il regolamento alla lettera per alcuni piloti ma che si chiuda un occhio per altri, che si giudichi un episodio in un modo in Canada ma in modo diverso in Gran Bretagna, per esempio. Sull’ultimo di questi esempi incolpare Charlie Whiting e compagnia non sarebbe giusto, perché che colpa ne hai se ad ogni gara ti cambiano tutta la commissione scegliendola random? Diverse teste ad ogni gara portano sicuramente diversi metri di giudizio, ma per quanto riguarda gli altri esempi allora no, è inaccettabile che certi errori e incongruenze vengano ancora commessi. Che ci sia quest’anno un “baby fenomeno” come Max Verstappen tanto forte quanto irrispettoso (dare dell’idiota ad un quattro volte campione del mondo…) ad aggiungere difficoltà è indubbio, ma appunto per questo chiedere aiuto sarebbe la cosa più saggia da fare.

Avere una commissione diversa ad ogni gara causa (ovviamente) problemi? Che ne venga scelta una e che rimanga la stessa per tutta la stagione. Il piccolo ma fortissimo (e quindi influente) Max crea confusione senza averne il minimo diritto data l’inesperienza? Si richieda al suo team di prendere provvedimenti se penalizzarlo non porta risultati. Il regolamento disciplinare è troppo complesso e di difficile interpretazione? Che venga semplificato, migliorato. Non sembra servire un illuminato per risolvere alcune di queste problematiche. Ci sono fior fiore di ex piloti e personaggi vicini alle corse da una vita che da anni propongono miglioramenti e danno consigli senza essere ascoltati. Vengono fatti dei briefing prima di ogni gara con squadre e team, ma non portano mai a nulla. Qualcosa non funziona. I risultati? Sotto gli occhi di tutti: in Messico un diciannovenne che non cede la posizione quando il suo stesso ingegnere di pista gli dice di farlo e di conseguenza un meritatissimo podio tolto a Vettel che finisce addirittura alle spalle di chi ha causato tale situazione dopo essere stato sanzionato; Lewis Hamilton che perde 40 secondi (e tanti punti) a Baku perché dal muretto non possono dargli indicazioni e regola sul divieto dei team radio prontamente eliminata ad Hockenheim; Magnussen punito ad Austin per un sorpasso scorretto mentre Alonso assolto per una manovra molto simile. Potremmo continuare fino alla noia ma probabilmente è già noto a tutti come qualche problemino ci deve pur essere se queste situazioni continuano a ripresentarsi e, anche qui, non serve un genio per capirlo.

xvettel-messico-2016-620x330.jpg.pagespeed.ic.s2FJTgilnAMr. Whiting, ci siamo presi il lusso di essere noi per una volta a giudicare. Che ne avessimo il diritto o meno è tutto da vedere, ma se ci siamo permessi di farlo è perché siamo davvero alla frutta e davvero stanchi che i protagonisti in gara non siano più i piloti ma lei e la sua commissione, con i vostri errori ed orrori (con tutto il rispetto per voi e per tutte le altre giuste decisioni che prendete, sia chiaro). Vedere sotto la bandiera a scacchi passare in terza posizione un pilota (esultando come avesse vinto, vergognoso dopo essersi comportato come tutti abbiamo visto), vederne salire sul podio un altro e dopo qualche ora sapere che quella posizione è stata assegnata ad un altro pilota ancora è un qualcosa di inaccettabile. Si continua a dire di voler riavvicinare la gente alla Formula 1, come potrà accadere se a fine gara non si sa nemmeno l’ordine di arrivo? Già è tutto così complicato, non peggioriamo le cose. Che sia molto più facile giudicare il suo operato piuttosto che giudicare situazioni difficilissime come lei è chiamato a fare ad ogni gara è innegabile, per carità, ma non se la prenda se appoggiamo in pieno il messaggio che Vettel le ha mandato per radio, è assolutamente comprensibile viste come sono andate le cose. Avrà pur usato un linguaggio non propriamente corretto ma perlomeno a fine gara lui è venuto a parlarle e probabilmente a scusarsi, come invece avrebbe dovuto fare qualcun altro.

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