allegri e mourinho

allegri e mourinhoChe lo si voglia ammettere o meno, che piaccia o no, José Mourinho ha fatto di nuovo scuola. E il diligente Max Allegri, carta e penna alla mano, non si è perso una virgola. La meravigliosa impresa del Milan di ieri sera, se studiata con attenzione, riflette inequivocabilmente le linee tattiche di quella che fu la partita dell’Inter contro i blaugrana di tre anni fa, quando la banda nerazzurra si impose per 3-1 al cospetto di Messi e soci. Andiamo allora ad analizzare passo per passo tutte le convergenze fra le due milanesi nell’approccio alla partita con i catalani.

– Cominciamo dalla difesa. Il Milan ieri ha schierato due terzini abitualmente di spinta, come Abate e Constant, ma questa volta solo uno dei due si è costantemente impiegato in proiezioni offensive, ovvero Ignazio. Esattamente come fu per l’Inter ai tempi, con un Maicon sempre pronto a sfruttare ogni centimetro di fascia reperibile, e con Zanetti invece ancorato in fase difensiva. Sia il capitano nerazzuro che Constant hanno avuto ben altro compito, cioè essere la prima delle tre colonne della “gabbia” predisposta per la Pulce. Passando ai centrali, Zapata, come Samuel, inamovibile in mezzo all’area, con l’incarico di presidiare la zona (nel 2010 lì davanti c’era un certo Ibrahimovic) ma soprattutto di vigilare sui tagli di Pedro. Al suo fianco Mexes/Lucio adibito a uscire con tempestività non appena si aveva sentore di scorribanda da parte di Messi, e creare la seconda colonna della gabbia.
messi inter barcellona– Passando al centrocampo, notiamo come si possano contare sulle dita di una mano le volte che Ambrosini abbia superato la linea mediana. La sua mansione è stata quella di portare il primo pressing su Messi, ed essere la terza colonna della gabbia, esattamente come Cambiasso, che mai si è visto così poco propenso agli inserimenti come in quella partita. Si prosegue con Montolivo nei panni di Thiago Motta, con un raggio d’azione essenzialmente verticale e con lo sfiancante compito di far ripartire l’azione dalle retrovie ed essere in posizione pochi secondi dopo in caso di necessità di un ultimo passaggio fatto decorosamente. Mi permetto di sottolineare come il “Monto” abbia interpretato questo ruolo da vero campione. Venendo al terzo elemento, Muntari, notiamo come il ghanese abbia giocato una partita tatticamente del tutto similare a quella che fece Sneijder. Insieme a Montolivo, è stato incaricato di portare il primo pressing sulla difesa del Barcellona, notoriamente altissima, cosa che solitamente fanno gli attaccanti; in questo modo, come più volte successo anche ieri, nel caso in cui si fosse riusciti a rubare palla, i giocatori più avanzati sarebbero stati immediatamente pronti a scattare in attesa di un lancio in profondità, invece di ritrovarsi il pallone fra i piedi ma con tutti i compagni alle spalle. Esattamente come fecero Wes e Motta tre anni fa. Non solo, ma Muntari ha avuto anche l’onere di inserirsi in area in caso di azione pericolosa dei suoi, con la particolarità di doverlo fare partendo magari un poco più largo di quanto solitamente si faccia. Questo perchè, come già ho avuto modo di sottolineare un anno fa, il Barcellona, forse con un pizzico di presunzione, nonostante difenda con pochi uomini rispetto alla norma, tenta sempre il raddoppio di marcatura sul portatore di palla avversario. Ciò comporta che con un rapido cambio di gioco in orizzontale si può arrivare ad avere un giocatore in inserimento del tutto libero. Lo dimostra il fatto che il gol di Muntari è pressochè una fotocopia di quello che fece Sneijder, quando ricevette palla solo in mezzo all’area dopo una rapidissima azione in orizziontale fatta da Eto’o e Milito. La medesima dinamica ricreata da Niang, El Sha e Muntari stesso.
messi milan barcellona– Per quanto riguardo l’attacco, notiamo subito un El Sharaawy versione Eto’o, a tutto campo sulla fascia sinistra per sopperire alla mancanza di spinta da parte del terzino di cui accennato sopra; un Boateng che, proprio come fu per Pandev, ha avuto il compito di tagliare continuamente il campo per portare via quanti più uomini possibile ad una difesa già di per sè numericamente scarsa; e un Pazzini travestito da Milito il quale, pur senza la classe del Principe nerazzuro, ha avuto pochi compiti di copertura, impiegandosi maggiormente nella difesa del pallone per far salire la squadra, nel guadagnarsi falli, e perchè no anche come terminale ultimo dell’azione.
Concluderei dunque che, giustissimamente, Allegri ha riprodotto lo scacchiere dell’ultima squadra che davvero (non me ne vogliano i tifosi del Chelsea) fu in grado di fermare gli alieni, questa volta fra le altre cose in una pessima tenuta stile nespole andate a male.
A tre anni di distanza, il calcio italiano deve ancora qualcosa a José Mourinho.

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