Era il 2009 quando in Argentina uscì “il Segreto dei suoi occhi” la pellicola di Juan Josè Campanella che nel 2010 trionfò alla notte degli Oscar come miglior film straniero. La storia racconta di un agente federale, Benjamin Esposito, che durante un’indagine per l’omicidio di una giovane donna riesce a risalire al colpevole grazie a delle foto ritrovate nella casa della ragazza, nelle quali il killer è raffigurato mentre guarda la vittima in modo sospetto. Un particolare che si rivelerà decisivo nella risoluzione del caso. C’è un giocatore in serie A, e il caso vuole sia proprio argentino, che oltre alle qualità tecniche possiede un tratto inconfondibile che lo differenzia dagli altri giocatori: lo sguardo del Killer (d’area si intende). Il giocatore in questione è Paulo Dybala.

“Basta guardarlo negli occhi per capire che ha la voglia e la determinazione di raggiungere l’obiettivo, si vede che ha fatto la gavetta. È sempre tremendamente concentrato, ha uno sguardo da Killer, lui vuole arrivare al suo obbiettivo”.

Furono queste le parole di Max Allegri quando Paulo Dybala approdò alla Juventus la scorsa estate. Attraverso il suo sguardo imperturbabile l’allenatore bianconero, al quale va riconosciuta la capacità di sapere ben individuare l’indole dei propri giocatori, capì subito di poter contare su un professionista vero, dotato di una sicurezza imperturbabile e di grande cattiveria (sportiva), peculiarità immancabili per emergere nel calcio di oggi soprattutto se come Paulo non si eccelle dal punto di vista fisico. Corporatura minuta, volto quasi fanciullesco durante le interviste, ma pronto a trasformarsi nel più spietato dei cannonieri quando scende sul rettangolo verde. Sicuro, determinato, con una voglia irrefrenabile di imporsi ai piani più alti dell’elite del calcio mondiale sin dal primo anno di Juve dove, inserito gradualmente dal tecnico livornese, si è guadagnato stabilmente una maglia da titolare diventando una pedina imprescindibile nello scacchiere bianconero, dove chiude la stagione a quota 23 reti, meglio anche di Tevez.

Football Soccer - Juventus v Sassuolo - Italian Serie AQuest’anno però, complice un infortunio patito all’inizio della stagione, la partenza di Dybala non è stata delle migliori. Il ragazzo è tornato ad allenarsi a pieni ritmi soltanto i primi giorni di dicembre ma la precaria condizione fisica non lo ha agevolato. Una situazione che sicuramente può averlo turbato: passare dal ruolo di protagonista della passata stagione, a mero spettatore obbligato dello sfavillante inizio anno dei bianconeri, può sicuramente aver influito sulla psiche di un ragazzo determinato sì, ma pur sempre giovane e con ancora tanta esperienza da accumulare. È stato così che proprio durante il mese di dicembre, il fuoriclasse argentino ha toccato il punto più basso della sua avventura bianconera. Il 23 dicembre 2016 infatti nella finale di Doha persa ai calci di rigore contro il Milan è stato senza dubbio uno dei protagonisti in negativo: inserito nella ripresa per sferrare l’attacco decisivo, è apparso invece svogliato e lezioso nell’approccio alla gara sbagliando clamorosamente prima il match ball, sparando alto da ottima posizione, e poi il rigore decisivo parato da Donnarumma. Furiosa la reazione di Allegri che nel siparietto post gara con Marotta e Paratici minacciò di prenderlo a calci nel sedere, insieme a qualche altro suo compagno. Da lì il rapporto fra i due pare essersi incrinato. Come dimenticare la mancata stretta di mano con l’allenatore in quel di Sassuolo dopo l’ennesima sostituzione. Un Dybala irriconoscibile che ha sorpreso un po’ tutti per quell’atteggiamento sopra le righe, quello che non ti aspetti da una persona educata e a modo come lui. w1280xh966_REU_2566267Rino Gattuso, che a Palermo lo ha allenato, se n’è accorto forse prima di altri e domenica scorsa ospite di Caressa al Club di Sky ha dichiarato: “Sono quattro-cinque settimane che lo vedo con un’altra faccia, lo vedo molto incazzoso, come se qualcosa non andasse per il bene. Non ha la faccia sorridente, io lo ho allenato e chi lo conosce sa che è molto allegro, quindi questa cosa mi sorprende. Non so bene cosa ci sia, però evidentemente qualcosa lo turba. Non credo che si tratti di un discorso tattico, lo vedo leggermente incupito rispetto al solito…” ancora una volta “tradito” dai suoi occhi.

Paulo però, come diceva Allegri, ha bene in testa dove vuole arrivare e, come solamente i grandi campioni sanno fare, ha dimostrato di saper reagire al momento negativo mettendo la sua firma nelle ultime due partite della Juventus contro Milan e Porto. Proprio nell’anticipo di venerdì sera contro il Milan, Dybala si è ripreso con gli interessi quello che gli era stato tolto, o meglio quello si era tolto da solo, nella finale di Doha. Una prestazione di altissimo livello fatta di grinta, classe e suggellata dal rigore decisivo trasformato al 95′. Esecuzione ad altissimo coefficiente di difficoltà: di fronte il suo passato, la tensione di un rigore dubbio nell’aria e l’ultima occasione per regalare la vittoria ai suoi compagni. Non ci poteva essere di peggio ma neanche di meglio per scacciare quel momento negativo una volta per tutte. Dybala non si è lasciato sfuggire l’occasione concentrandosi e calciando come meglio non si poteva fare, per poi scatenarsi in una corsa infinita insieme a tutti i suoi compagni tralasciando, per una volta, la sua cara Dybalamask. Sì, proprio lei, quell’esultanza che fa portandosi la mano sul volto mimando la maschera di un combattente. E proprio con quel cenno non fa che esaltare ancora una volta tutta l’essenza del suo sguardo!

nintchdbpict000308899579A scanso di equivoci, anche nella partita di Champions contro il Porto, Paulo si è preso ancora una volta le luci della ribalta, presentandosi sul dischetto davanti a Iker Casillas al quale, durante un’intervista concessa al quotidiano portoghese O’ Jogo, aveva chiesto timidamente la maglietta: “Mi trovo un po’ in imbarazzo con queste cose, ma magari se leggerà quest’intervista si ricordi di darmi la sua maglia. Oppure i guanti. Anche quelli non sarebbero male”.

Il portiere stesso prima del rigore ha cercato di distrarlo guardandolo negli occhi e mimandogli dove avrebbe tirato. Imbarazzo? Macché: sguardo, rincorsa, gol e Dybalamask: il segreto è nei suoi occhi!

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