Football Soccer - SS Lazio v Juventus - Italian Serie A - Olympic Stadium, Rome, Italy 4/12/15. Juventus' Paulo Dybala and Mario Mandzukic celebrate after Juventus' first goal. REUTERS/Tony Gentile

Allegri lapresse juvePoco ma sicurissimo: l’inizio di stagione 2015/2016 della Juventus non è iniziato come avrebbero voluto i tifosi. Ciò nonostante, la Vecchia Signora è oggi in rapida ascesa in campionato grazie a un buon filotto di vittorie, dopo essersi qualificata con un turno d’anticipo agli ottavi di Champions League (al secondo posto, buttandosi un po’ via a Siviglia, ma tant’è) e dopo aver stravinto il Derby della Mole di Coppa Italia raggiungendo così i quarti. Il modo in cui la squadra torinese si sta ridefinendo e si sta rimettendo in piedi dopo qualche barcollio di troppo e i massicci cambiamenti di quest’estate, consente di rivalutare l’operato della dirigenza, additato troppo frettolosamente come causa principale dell’inizio ad handicap della stagione bianconera.

Il ritrovato equilibrio bianconero odierno è figlio di un ritorno apparentemente stabile a una linea difensiva a tre che, col rientro definitivo di Barzagli, ha riacquistato le certezze perdute nel primissimo scorcio di questa stagione. Ma non solo: con Marchisio nel ruolo che nell’ultimo quadriennio è stato di Pirlo, la Juve non ha mai steccato (a eccezione della succitata gara di Siviglia, in cui – comunque – ha avuto tante chance per strappare come minimo un pareggio) e il ruolino di marcia in campionato col numero otto a dettare i tempi in mezzo al campo parla di ventidue punti raccolti su ventiquattro disponibili.

Cuadrado Juve LapresseVia via che passavano le partite, Allegri ha compreso sempre meglio che fisionomia dare alla sua creatura e come selezionare i titolari, per esempio accantonando il fin qui deludente Hernanes in favore di un meno estetico, ma più funzionale, Sturaro, o quando e se impiegare Cuadrado e Alex Sandro, con il colombiano ormai prossimo al poter essere considerato un titolare a tutti gli effetti. In attacco l’ex mister del Milan ha faticato a trovare una quadratura, sperimentando più o meno tutte le coppie di avanti possibili e concedendo minuti a tutti e quattro gli attaccanti a disposizione, finché non ha deciso di puntare forte su Mandžukić e Dybala, per certi versi il duo più complementare possibile tra tutti quelli ipotizzabili.

Ovviamente l’alto rendimento dell’ex centravanti del Palermo ha agevolato la risoluzione delle incertezze offensive: la Joya s’è saputa adattare al gioco da seconda punta che Allegri gli richiedeva per sostituire, almeno parzialmente, il lavoro tra le linee che faceva Tévez. I due sono abbastanza lontani a livello di carisma, com’è normale che sia considerando che l’Apache è arrivato a Torino da giocatore affermato e di grande esperienza mentre Dybala è giunto sotto la Mole molto giovane e con tutto ancora da dimostrare, e di stile di gioco (più trequartista e “uomo ovunque” Carlitos, decisamente più punta Paulo, che un po’ ha faticato, almeno inizialmente, a ritagliarsi il suo spazio là davanti in coabitazione con un altro attaccante puro dopo un anno e passa trascorso a essere il faro offensivo indiscusso e indiscutibile del Palermo); tuttavia l’asse con Mandžukić sta funzionando perché la fama da vincente e l’abnegazione del croato si mescolano bene col talento dell’argentino.

Dybala gol esultanza lapresseA sorpresa, quindi, a oggi l’escluso eccellente del pacchetto offensivo bianconero è Morata, sei mesi fa in piena rampa di lancio e oggi seduto in panchina (non senza qualche mugugno). Ma, d’altro canto, è proprio la titolarità di Dybala, Mandžukić e – quasi sempre – Cuadrado che rende manifesta la qualità del mercato juventino (a questi si può tranquillamente aggiungere il minutaggio in crescita di Alex Sandro), deficitario solo nella scelta di Hernanes; Lemina, altro giocatore già bollato da qualcuno come «acquisto sbagliato», è però giovane, dunque può essere aspettato con calma e il suo attuale scarso impiego può tranquillamente aumentare da qui al termine della stagione: nel complesso, l’ex centrocampista del Marsiglia gode quindi di molte più attenuanti rispetto al Profeta.

Un altro fattore che aiuta a spiegare il lento inizio della Juventus e che è stato poco considerato da parecchi addetti ai lavori, troppo impegnati a massacrare l’operato di Marotta sul mercato estivo per accorgersene forse, è senz’altro la tendenza di Allegri ad avere partenze lente in campionato. L’attuale tecnico bianconero è noto per non essersi mai reso protagonista di partenze a razzo da quando allena e, anzi, sono rinomate le rimonte delle sue squadre nei gironi di ritorno. In due sole occasioni Allegri ha saputo trovare una buon ritmo-punti fin dall’inizio della stagione: l’anno in cui ha allenato il Sassuolo (2007/2008) e quello appena passato. In entrambi ha poi vinto il campionato.

Allegri sei giornata
Create column charts

Lo scorso anno la tendenza abituale “allegriana” è stata invertita paradossalmente grazie proprio al repentino addio di Conte, dopo che il mister salentino aveva già impostato la preparazione della nuova stagione (e Allegri non ha cambiato molto) ma, soprattutto, grazie alla solidità spaventosa di un gruppo che veniva da tre anni di dominio entro i confini nazionali, unitissimo e mostruosamente coeso, già forte di una mentalità ostinatamente granitica e che aspettava solo di fare il salto di qualità anche nelle coppe europee.

1745498-36908166-2560-1440Dunque è palese che la lenta marcia intrapresa dalla Juventus a inizio stagione abbia almeno due cause, strettamente annodate tra loro, in qualche modo complementari e senz’altro entrambe determinanti: la tendenza delle compagini di Allegri a carburare lentamente dopo aver annaspato nelle prime giornate e l’assemblaggio in una nuova identità di squadra dei tanti nuovi arrivi. Il punto vero è: e se tutto ciò fosse stato, se non premeditato, quanto meno messo ampiamente in conto a inizio anno?

Certo, gli stessi Marotta, Paratici e compagnia probabilmente avrebbero gradito evitare di doversi sorbire prestazioni come quella andata in scena al Mapei Stadium contro il Sassuolo (per non parlare delle due gare contro Napoli e Roma), ma senz’altro tutte le alte sfere juventine erano perfettamente consapevoli delle caratteristiche del loro tecnico e della sua tendenza a mettere in piedi formazioni diesel – che lo scorso anno fosse un’anomalia era evidente – almeno tanto quanto lo sono della bontà dei giocatori acquistati in estate. Ecco, proprio in questa seconda valutazione erano riposte tutte le certezze della dirigenza bianconera, molto consapevole di aver rischiato parecchio dando una forte spallata all’ordine di cose precedente ma al contempo cosciente di aver accelerato il più possibile il processo di rinnovamento con l’innesto di giocatori di ottima qualità, dotati di ampia prospettiva (Dybala su tutti ma anche i meno impiegati Zaza, Rugani e Lemina), puntellando queste mosse con il contemporaneo inserimento di uomini di grande esperienza che però potessero anche dare fin da subito il loro contributo in campo e nello spogliatoio (Mandžukić, Khedira, Cuadrado).

1625704-34511871-2560-1440In sostanza, la Juventus ha scientemente deciso – una volta che se n’è presentata la possibilità – di voltare pagina e cambiare i connotati alla squadra per renderla più competitiva in futuro, anche a costo di dover cedere il trono di Campioni d’Italia per un anno. L’addio in contemporanea di Pirlo, Tévez e Vidal, con le partenze dei tre che sarebbero potute avvenire in momenti diversi, è stato invece sfruttato dalla società per avere più libertà nel ricostruire da capo parte dell’identità di squadra e rinnovarla, rinforzandola più in ottica futura che presente. L’obiettivo vero, in questo anno di transizione bianconera, è quello di rielaborare la rosa mantenendo alta la cifra tecnica dei giocatori per ritrovare il prima possibile la piena competitività delle passate stagioni. Non tanto per vincere il quinto scudetto di fila, quanto per essere certi di rientrare nel novero delle pretendenti al tricolore anche nei prossimi anni, durante i quali la Juventus dovrà ultimare il suo processo di ricostruzione e magari estendere definitivamente il suo raggio d’ambizione anche al continente (leggasi: Champions League).

Adesso la Juve è quarta in classifica, reduce da sei vittorie di fila, a sei lunghezze dall’Inter capolista e ad appena due dalla coppia formata da Napoli e Fiorentina. Questo significa che l’ultima piazza possibile per arrivare in Champions, com’è arcinoto, è ampiamente alla portata, segno inequivocabile che il materiale umano di cui sono in possesso i Campioni d’Italia è tutt’altro che disprezzabile e che, alla fin fine, hanno avuto ragione Marotta & Co. a privarsi contemporaneamente di Vidal, Pirlo e Tévez quando probabilmente tanti altri dirigenti avrebbero provato a trattenerne almeno uno. La transizione non è ancora compiuta del tutto ma, pian piano, la squadra sta ritrovando anche una buona intelaiatura di gioco ed è senz’altro sulla buona strada per ultimare questo processo di cambiamento e goderne i frutti a medio/lungo termine.

Rispondi