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È stata una sentenza, senza se e senza ma. Non c’è stata partita nell’arco dei 180 minuti. Contro un Bayern che si è dimostrato più forte sia tecnicamente che fisicamente la Juve non ha saputo opporre una vera resistenza. Tre palle gol in due partite sono poca roba per quella che, a giochi fatti, è stata la squadra che ha fatto la peggior figura tra le 8 qualificate (anche per la grandezza dell’avversario). Tanto verrà detto e scritto sulla forza effettiva della Juve, sulla serietà del calcio italiano, sull’assenza del top player in attacco, sul fatto che Pirlo queste sfide non le regge più: tutte cose vere, già sentite, e che avranno incidenza in estate.

Certo nella giornata della seconda grande amarezza, dopo la finale di Coppa Italia persa (giustamente) contro il Napoli, della meravigliosa cavalcata iniziata la stagione scorsa, sorprende il realismo e la tranquillità di Conte. L’allenatore bianconero, a cui vanno addossate alcune colpe soprattutto sulla gara d’andata, con grande amarezza e lealtà non fatica a riconoscere la netta superiorità dei tedeschi sottolineando, per chi come il sottoscritto se ne fosse dimenticato, i traguardi nostrani che sta raggiungendo un gruppo che schiera Bonucci, Asamoah e Quagliarella (non proprio Thuram, Nedved e Trezeguet). Giusto evidenziare la potenza economica dei tedeschi (e anche la bravura nello spendere visto che Mandzukic è costato meno del Malaka Martinez), ma anche porre l’attenzione sul progetto pianificato da anni, che è passato dalla costruzione dell’Allianz e avrà il suo demiurgo in Guardiola, di costruire un Bayern formato Barça.166232826-8 Ecco che forse specchiandosi nei bavaresi i tifosi della Juve inizieranno a comprendere meglio le parole di un Conte che settimana scorsa non sembrava lui: rinunciatario, triste, remissivo, non il condottiero che aveva sempre guidato questo gruppo. Invece il realismo di Conte deve servire come punto di partenza per guardare quello che si è fatto (uno scudetto e mezzo dopo due settimi posti consecutivi) ma anche ad andare oltre, a capire se veramente si vuol costruire un progetto Juve, in stile Barça, Bayern e Manchester, oppure se si vuol vincere e svendere. Dopotutto è questo il bivio: o gloria e successi o mediocrità e amarezza. L’ambizione è altissima e interessante, certo bisogna fare i conti con dei fattori esterni come il bilancio e il contesto economico italiano, ma già avere uno stadio di proprietà è stato un segnale non da poco.

Sul campo è indubbio che l’aver rivinto da subito con il nuovo stadio e con un allenatore juventino a 360° ha significato tantissimo soprattutto per i tifosi. Tutto l’entusiasmo ha portato tifosi e anche società a credere di essere già pronti per la vetrina europea, non considerando che il campionato italiano non è più un test così provante e che se vuoi vincere in Europa i soldi li devi spendere (Javi Martinez 48 milioni di euro parla da solo). Ecco che il match col Bayern serve di nuovo a guardare anche all’organico, a cosa manca e a cosa si è costruito. La Juve ne esce ridimensionata ma non perché ha sopravvalutato i suoi. 20130410_pirrlo9Il centrocampo resta ancora uno dei più forti d’Europa, sfortuna vuole che non è stato al massimo della forma in questi quarti e che il Pirlo peggiore degli ultimi due anni si è visto in queste sfide, e che la difesa (dove non spicca un fuoriclasse assoluto) ha avuto un aumento di rendimento pazzesco con Conte e Prandelli, e in più molti inesperti hanno iniziato a giocare in campo europeo (altra roba rispetto all’Italia). Si ha avuto la conferma che contro le big non sopperisci all’assenza di un reparto con la forza degli altri due, e per questo si opererà sul mercato pesantemente in attacco con qualche ritocco dalle altre parti (non giochi contro il Bayern con Padoin e Peluso). Insomma il doppio stop contro i bavaresi ha davvero messo alla prova la Juve per capire dov’è arrivata, se al realismo di Conte seguiranno fatti a livello societario stiamo sicuri che di emozioni del genere se ne vivranno altre molto presto.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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