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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

milano travolge cremona lapresseL’Olimpia Milano – L’anticipo della domenica pomeriggio è stato letteralmente trasformato in un clinic dagli uomini di Banchi. Palla all’uomo in post, taglio, passaggio e canestro. È il copione del primo tempo, chiuso in vantaggio 46-30, quanto basta all’Olimpia per fare sua la partita e condurla in porto nella seconda frazione. Il gioco interno messo in mostra e l’enorme potenziale sul perimetro hanno ribadito la superiorità dei milanesi in campo nazionale. Dall’altro lato non possono essere ignorate le difficoltà della Vanoli. La squadra di Cesare Pancotto ha ricordato a tratti alcune prestazioni incolore del girone d’andata. È finito l’effetto sorpresa? Forse. Sta di fatto che lontano da Cremona i limiti della squadra sono emersi in diverse circostanze: le quattro sconfitte rimediate nelle ultime cinque trasferte lo confermano. A salvarsi è il solo Cameron Clark, finalmente in doppia cifra nel 2015. Sempre a livello individuale, i protagonisti di giornata, Gentile e Ragland, sono stati autori di una prestazione che ha consentito allo staff tecnico lombardo di lasciare a riposo Daniel Hackett, per la prima volta dall’inizio della stagione utilizzabile in campionato dopo la “grazia” concessagli da Petrucci.

Latvia vs ItalyUn armistizio che ha posto fine ad una storia appassionante, se siete amanti delle lunghe e tormentate polemiche, ma che bene non ha fatto alla nostra pallacanestro. La buona condotta del giocatore ha impietosito una Federazione non più convinta della propria decisione. Sembra di essere nelle Scritture, con l’unica differenza che Daniel Hackett non è stato spinto dalla disperazione ad invidiare i porci. Visto lo stupore delle istituzioni, è lecito chiedersi cosa si aspettassero dal giocatore. Offese ed accuse continue? La legge del web ci ha imposto un triste spettacolo. Era proprio necessario lo spargimento di interviste e video contenenti reciproche dichiarazioni d’amore? Ci siamo amati, traditi e insultati. Ma cosa importa, “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto. Chi ha dato, ha dato, ha dato. Scurdammoce o’passato”. Manca ancora il comunicato con il quale i compagni di nazionale lo riaccolgono nel gruppo. Arriverà molto probabilmente, è solo questione di tempo.

legbasketLa web tv della Legabasket – Abbiamo passato gli ultimi giorni della scorsa settimana a festeggiare, emozionati come bambini che hanno appena ricevuto i doni di Babbo Natale. Web tv, full game, archivio on-demand e diretta settimanale in streaming. Fuori dai parquet, così tanti forestierismi la nostra pallacanestro non li aveva mai uditi. Troppe novità, tutte insieme, in un mondo nel quale la copertura locale delle partite lasciava a desiderare. A dire la verità, per uno strano scherzo del destino, il problema si è ripresentato in parte anche stavolta. È stata la rete a consolarci, quanto meno a non deluderci ulteriormente. Già, anche lì i problemi non sono mancati. L’inizio ha lasciato a tutti un terribile amaro in bocca, fortunatamente addolcitosi con il trascorrere delle ore. I caricamenti sono progressivamente migliorati, permettendo ai vari dispositivi di aggregarsi alla festa. Peccato per l’eccellente servizio giornalistico, penalizzato da una componente tecnica non perfezionata a dovere. Potevamo prevederlo, la rete non è esente dai classici inconvenienti che accompagnano una diretta. Era la prima volta del format, identico alle varie “dirette gol” che il calcio ci propone da anni, la qualità video non potrà che migliorare.

Occorre ricordare che la notizia ha fatto il giro dello Stivale, suscitando grande curiosità anche tra i meno appassionati. Una curiosità che per forza di cose si è trasformata in un traffico che non ha certamente reso la vita facile al server. Finalmente abbiamo assistito alla liberalizzazione di uno dei servizi preesistenti, essendo i vari campi già collegati telematicamente tra loro da quasi due anni. Per una seconda innovazione basterebbe mettere a disposizione dei comuni mortali le altre statistiche, quelle lasciate a marcire in un database riservato agli addetti. Chiediamo troppo. Resta la consapevolezza di aver vissuto una giornata storica. È colpa nostra, non siamo stati capaci di interpretare il messaggio subliminale, perfettamente incarnato dalla presenza in studio di Marco Crespi. La Lega ci ha davvero offerto qualcosa di nuovo, di differente.

ImmagineEl Diablo e la sua Reggia – Dopo i primi punti, ottenuti nello scontro salvezza con Pesaro, è arrivata per Caserta la seconda vittoria. Successi nelle ultime due apparizioni che rilanciano e fanno sognare la Pasta Reggia. Le grida della piazza storica che vuole sopravvivere, restare a galla, si fanno sempre più forti, rimbombano e raggiungono anche l’Adriatic Arena, dove la Vuelle non riesce a compiere l’impresa contro Brindisi. Esordio amaro e difficile per Riccardo Paolini, subentrato a Sandro Dell’Agnello, esonerato dopo la pesante sconfitta citata in precedenza. Lo sterco, con il quale era stato imbrattato il portone della sede, ha influito e non poco nella vicenda. Ha espresso senza mezzi termini il sentimento di una parte della tifoseria, non lasciando scelta alla dirigenza. Sono in lotta le uniche due squadre, fino a questo momento, che hanno optato per un cambio al timone. Avvicendamenti in panchina che avranno un impatto decisivo, il tempo ci dirà di più.

slide-esposito-domercant-iavazzi-1Oltre allo skipper, i campani hanno aggiunto nuovi pezzi al proprio scafo. Henry Domercant non ha tradito le aspettative. È tornato a calcare i parquet italiani e lo ha fatto da protagonista, a quasi cinque anni di distanza dall’ultima volta. Abbiamo elogiato i bianconeri, al cui successo ha indirettamente contribuito la Virtus Roma. La squadra di Dalmonte è parsa in grande difficoltà a livello offensivo. Ha gettato alle ortiche una gara che sembrava in grado di poter controllare, finendo per perdere ed entrare nel guinness dei primati. In ogni caso, rimane positiva la settimana dei capitolini, autori in coppa dell’impresa sul Cedevita Zagabria dell’ex Repesa. Avremmo voluto che il racconto si limitasse al campo, purtroppo le cose sono andate diversamente. Gli ultimi incroci erano stati animati, degni di una rivalità molto sentita. Ma nulla in particolare lasciava presagire al fattaccio sventato dalla polizia: un gruppo di tifosi campani ha atteso armato di pietre e bastoni l’arrivo del pullman con a bordo i supporters romani. Cinque di loro sono stati colti sul fatto, fermati e identificati dalla questura.

cantù vareseBologna e Cantù – Nel posticipo del lunedì, Pino Sacripanti e la sua Cantù hanno vendicato la sconfitta di inizio stagione, nota alle cronache per l’esultanza sopra le righe di Gianmarco Pozzecco. Nell’ennesimo atto della storica rivalità lombarda, Varese ha inseguito per quaranta minuti senza mai mettere la testa avanti. A facilitare il compito ai canturini, che con questo successo hanno acciuffato la zona playoff, ci ha pensato DeQuan Jones, protagonista incontrastato del turno, perfetto dal campo. L’Openjobmetis è stata costretta a consolarsi con l’esordio di Eric Maynor. L’ex giocatore di Oklahoma City e Portland ha messo subito in chiaro le cose. Ha fornito ai compagni assist importanti, concludendo in doppia doppia. L’ottima sintonia con Ed Daniel lascia ben sperare, con il pick and roll ci faranno divertire. Non possiamo che lodare l’altra grande prestazione di squadra della settimana. All’Unipol Arena, Giorgio Valli ha teso la trappola vincente al Banco di Sardegna. Incontro preparato alla perfezione, come testimonia l’ottimo avvio. Nei momenti clou sono emersi ancora una volta Allan Ray e Jeremy Hazell. Giornata storta, invece, per Shane Lawal, autore di errori, su entrambi i fronti, che hanno penalizzato la Dinamo. Il nigeriano è stato anche il bersaglio di alcuni insulti, versi e ululati provenienti dalla curva virtussina. La palma di vincitore morale va a lui, che ha reagito con classe, abbracciando Okaro White.

landiIl “liberismo” di Stefano Landi – L’intervista rilasciata al Corriere dello Sport fa riflettere, in particolare perché contemporanea al discorso di Obradovic, che in settimana si è espresso chiaramente. Al leggendario coach jugoslavo le quote non piacciono. Ama quelli che si fanno il “mazzo”, non gli agevolati dalle politiche federali. L’allenare in Turchia gli ha permesso di entrare in contatto con la realtà nella quale l’apparente soluzione si è rivelata un totale fallimento. Il concetto chiave è stato ribadito e parafrasato da Stefano Landi, patron della Pallacanestro Reggiana. Non solo, l’imprenditore si è spinto oltre. È arrivato a discutere di un mercato libero da ogni vincolo di passaporto. Niente più categorie separate: tutti sullo stesso piano, italiani e stranieri. Le tesi sono simili più di quanto possa sembrare, fatta eccezione per le differenze intrinseche dei ruoli che i due ricoprono. Abbiamo un allenatore che vuole vedere i giocatori sudare per il posto in rosa e un investitore che desidera pagare gli atleti secondo il loro valore effettivo. Pietro Aradori, non molto tempo fa, si era fatto portavoce degli azzurri. La maggioranza dei nostri connazionali cestisti non vuole alcun tipo di favoritismo, questo è risaputo.

de nicolaoIl mercato libero farebbe davvero bene al movimento? Esprimere in poche righe la propria opinione non è semplice. Partiamo da un dato di fatto: un folto numero di americani non nega che molti dei nostri, a casa loro, sarebbero a malapena arrivati ai piani alti della pallacanestro collegiale. È una considerazione cruda, ma difficilmente opinabile. Libere da costrizioni, le dirigenze andrebbero a cercare il talento puro. Ne hanno a sufficienza i ragazzi italiani in uscita dai settori giovanili? Attualmente no. Rischierebbero di essere schiacciati, fatta eccezione per i migliori. Sicuramente il costo paritario faciliterebbe una miriade di trattative. In estate abbiamo visto tanti accordi sfumare perché una società è riuscita a trovare un’alternativa più economica proveniente dall’estero. De Nicolao, ad esempio, era stato accostato a diverse squadre della massima serie. Nessuna di queste lo ha poi firmato ed il playmaker è finito a Verona. Lasciare che i giovani crescano allo stato “selvatico” è rischioso. Qualcuno verrebbe sbranato dalle belve a stelle e strisce, ma il branco avrebbe l’opportunità di adattarsi al contesto. Il “liberismo” aprirebbe ai giocatori stranieri nuovi posti di lavoro. Negli Stati Uniti si sfregano le mani al solo pensiero di avere una scelta ancora più vasta di destinazioni e contratti. Comunque, vale la pena tentare. Il disegno di Landi, a lungo termine, potrebbe rivelarsi vincente. Non esiste la riforma perfetta. Ma vista la situazione attuale, non possiamo permetterci di aspettare ancora.

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