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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

Cimberio Varese vs. Acea Roma - Basket Final EightIl designatore – Dopo l’iniziale presa di posizione da parte della Federazione, volta esclusivamente a difendere gli arbitri a spada tratta, sono arrivate le prime proposte concrete. Più che di proposte, parliamo di vere e proprie riforme, a giudicare dalla determinazione mostrata in settimana da Petrucci. Il desiderio di una struttura meno casuale era percepibile da tempo. Le coppie incarnavano la perfetta via di mezzo, un sorteggio che tale non era. Niente più paletti dunque, ma soprattutto urne. La nostra pallacanestro si sta incamminando verso il sistema più semplice, il migliore per scegliere i fischietti, almeno sulla carta. Che piaccia o meno, la mente umana è in grado di operare bene, a patto che la mente in questione sia quella giusta. Inutile nascondere che l’idea di un ritorno al designatore non convince un’ampia fetta dello Stivale. Il perché è noto persino alle istituzioni: c’è chi vede malafede nei sorteggi, figuriamoci in un’eventuale scelta arbitraria. Per questo è importante affidare il ruolo ad una persona adatta, credibile. Serve qualcuno che piaccia. Molte delle nomine recenti sono state impopolari. È l’occasione giusta per cambiare registro.

Siamo giunti al bivio, accanto a noi c’è la strada che porta alla tanto citata meritocrazia. Non resta che mettere la freccia e svoltare. Consapevoli, però, che il problema di fondo, ovvero il livello tecnico della categoria, rimarrà. Ma almeno non lasceremo più nulla al caso, in tutti i sensi. Non permetteremo più alla fortuna di infierire. Le urne puniscono chi non se le può permettere. E se alla nostra classe arbitrale è successo, un motivo ci sarà.

jordi bertomeuIl duello – Le reciproche stoccate targate FIBA e Eurolega incutono terrore. Entrambi gli schieramenti stanno affilando i coltelli. Sono pronti a darsi battaglia. Poco importa che l’intero movimento ne uscirebbe pesantemente danneggiato. È già accaduto nel 2001, anno in cui lo scisma portò a due competizioni equivalenti e parallele. La FIBA vuole il controllo di tutti i campionati europei. L’Eurolega è pronta a fare opposizione, anche ostruzionismo se necessario. Ecco spiegato lo strano comportamento di Bertomeu, il CEO della competizione continentale, che prima ha optato per il silenzio e poi si è mosso. Io ti chiamo, tu non rispondi. Tu mi chiami, io non rispondo. L’occasione per portare a compimento la vendetta era troppo ghiotta. La FIBA l’ha colta al volo, evitando di porgere l’altra guancia. Lo scontro è destinato a durare, non sarà una guerra lampo. Prepariamoci alle trincee.

Le ragioni di fondo sono facili da comprendere. Le due entità hanno visioni diametralmente opposte. Una vuole salvaguardare i campionati nazionali e tornare a esercitare un controllo diretto, l’altra punta a un progressivo stravolgimento dell’attuale sistema. Ci sono troppi interessi in gioco e la distanza impedisce qualunque accordo. L’Eurolega è molto più potente di quanto possa sembrare a primo impatto. In più la FIBA è impegnata su un altro fronte, quello con l’NBA, che ha fatto sapere di non essere disposta a concedere i giocatori alle rispettive nazionali. Evitiamo il vittimismo e la retorica patriottica. Se opti per un sistema come quello calcistico, che vede le nazionali impegnate durante l’anno, sai benissimo che dagli Stati Uniti sono pronti a rispondere con l’artiglieria pesante. Che poi, a dirla tutta, la lega americana non ha fatto altro che esprimere un’opinione condivisa dalla stragrande maggioranza dei giocatori.

Tony MitchellTony Mitchell – Ha zittito le critiche con una prestazione delle sue. Nelle ultime giornate era stato protagonista in negativo. L’esultanza di domenica a Cremona e il siparietto con Buscaglia nella gara di mercoledì avevano fatto discutere. Al tutto dobbiamo aggiungere le voci riguardanti il suo futuro, nel quale pare esserci un contratto importante. Ormai siamo abituati a dinamiche di questo tipo, agli americani di passaggio che smettono di giocare una volta vicini alla firma con una grande. Per fortuna non è il caso di Tony Mitchell. Il potenziale allarme è completamente rientrato. Non sempre pensare male aiuta, specialmente quando la visione di fondo è distorta. Ma non è colpa nostra se i “mal di pancia” sono in continua diffusione. Non distanti dall’epidemia, si fa sempre più fatica a distinguere il sano dal malato. La stagione in corso ci ha abituato a scelte assurde e incomprensibili, che progressivamente stanno diventando la normalità. In questo strano mondo è giusto essere diffidenti anche dinanzi a certi infortuni “indefiniti”. Non prendetevela con i procuratori, che fanno semplicemente il proprio mestiere. Il vero problema è che i contratti non hanno più un valore morale.

quinton hosleyLa Virtus Roma – Brava a sconfiggere la Giorgio Tesi al termine di una settimana velenosa e contraddistinta dalle polemiche. Dopo essersi messa alle spalle il caso Triche, l’attenzione della società si era spostata sul futuro, fino a quando, nel tardo pomeriggio di martedì, è uscito il comunicato dell’agenzia di Ndudi Ebi che lamentava il mancato pagamento del proprio assistito. A completare il quadro ci ha pensato Quinton Hosley. Il georgiano, ormai ex virtussino, pare intenzionato a ricorrere al FIBA BAT per la medesima ragione, secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport. La dirigenza ha da subito fatto sapere che con il nigeriano si è trattato di un semplice disguido tecnico, di un problema con i bonifici internazionali. Falso allarme. Anche se una cosa l’abbiamo imparata: quando si parla di soldi e stipendi, qualunque certezza viene meno. Nessuno è immune o più credibile.

Viviamo in una realtà in cui non si conoscono bene i contratti, gli ingaggi e le clausole. Se chiedete il budget, rischiate di essere linciati, sempre che non decidano di mentirvi. Ovviamente non ci riferiamo alla Virtus, una delle più trasparenti, ma all’intera massima serie. Siete sicuri che tizio paghi gli stipendi. Bene, avete le prove? La squadra di Caio ha un budget superiore a quella di Sempronio. Anche in questo caso, chi ve lo dice? Di sicuro è più facile fare i conti in tasca a una società di calcio. Raramente a un giocatore di pallacanestro viene rinfacciato il suo stipendio. D’altronde, chi lo conosce?

Metta_World_Peace-1200Ron Artest (o Metta World Peace) – Il suo approdo a Cantù è la notizia più succulenta degli ultimi giorni. Le pagine dei giornali sono piene di articoli che ne elencano i vantaggi. Proveremo quindi a guardare al lato in ombra. Partiamo dalla più facile delle previsioni: Metta World Peace attirerà spettatori ovunque andrà. Per lui c’è chi è disposto a veri e propri pellegrinaggi, sia per ciò che è stato in NBA che per il personaggio in sé. La nostra pallacanestro godrà di grande visibilità, in primis l’Acqua Vitasnella. È un’occasione per promuovere il prodotto? Certamente. Ma attenzione al boomerang. I palazzetti saranno pieni per lui, non per il nostro basket. Non facciamoci ingannare, c’è una bella differenza. Certe strategie di marketing garantiscono una grande esposizione nell’immediato, peccato che si finisca alla lunga per pagarle. Sarà interessante capire come i media e le istituzioni gestiranno la cosa.

Volendo essere pessimisti, cavalcare l’onda dell’amico dei panda significherebbe ammettere di aver toccato il fondo. Il campionato non è più in grado di far parlare di sé a tal punto da rendere necessario l’utilizzo di un espediente. Non sarebbe nemmeno la prima volta. Sperare in una versione italiana del “Malice at the Palace”, o se preferite in una scenata di un allenatore in conferenza stampa, è promuovere il prodotto? Tralasciando il parere soggettivo, non è uno stratagemma sobrio. Tutti felici e contenti per Ron Artest, a patto che sia qui per fare il giocatore di pallacanestro, non il fenomeno da baraccone, e che la stampa lo tratti di conseguenza.

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