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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

gianluca sardellaGli arbitri – Fa sorridere ripensare alle parole del presidente federale dinanzi all’ironica top 5 degli errori arbitrali pubblicata dall’Orlandina. Gli arbitri devono essere aiutati, le polemiche sterili sono nocive. Perfetto, nessuno mette in dubbio tutto ciò. La domanda chiave però è un’altra: siamo sicuri che gli arbitri vogliano farsi aiutare? Le considerazioni di Petrucci trovano riscontro nei fatti. Tralasciando la serataccia di Capo d’Orlando, gli appassionati tendono sempre di più a discutere dei sorteggi. Ormai la prassi delle tifoserie impone la ricerca dell’arbitro da temere, il pericolo pubblico numero uno, colui che potrebbe agire in malafede sulla base di vecchi episodi e note antipatie, che poi tanto note non sono. La caccia al complotto sta invadendo i nostri palazzetti. La questione non va affrontata con superficialità. La deriva è di matrice calcistica, ma non è accusando lo sport nazionale che si risolve tutto. È l’orgoglio il problema maggiore. Esso non fa che gettare benzina sul fuoco. Avete mai sentito parlare di un arbitro che ha deciso di autosospendersi?

paternicò carmeloL’eterno paragone – I fischietti possono sbagliare, capita anche ad allenatori e giocatori. Ma le ultime due categorie, a differenza della prima, sono in grado di ammettere autonomamente le proprie colpe. Il paragone viene fatto da sempre, mai fino in fondo. Gli allenatori rassegnano le dimissioni, mentre gli arbitri non chiedono mai un periodo di pausa, neppure quando sanno di essere in crisi. L’attuale struttura è sostanzialmente corretta, ma non fa che accrescere l’ego dei fischietti migliori. Urge qualcosa di più dinamico, capace di mettere tutti in discussione a prescindere dalla propria storia. La classificazione in fasce serve a poco se queste non vengono riviste costantemente. Vogliamo un’organizzazione che si basi sul merito o ci accontentiamo di creare una casta di arbitri superiori? Alcune delle uscite stagionali più discusse possono essere ricondotte alla prestazione del primo arbitro. Ecco che spesso è il giovane allievo a salvare quello che sulla carta dovrebbe essere il maestro. Perché allora non premiarlo invertendo i ruoli? L’arbitro è colui che osserva e decide. Le due azioni sono sequenziali. Il tempo passa per tutti. Chi vedeva e decideva bene anni fa non è detto che sia ancora in grado di farlo. Mettiamo da parte l’inerzia, secondo cui i nostri fischietti migliori sono sempre i soliti, e lasciamo spazio alla meritocrazia e al ricambio generazionale. Il movimento necessita di equilibrio, di una via di mezzo tra la critica gratuita, tipica di molti presidenti, e il silenzio al quale aspira la classe arbitrale.

fernando marino brindisiFernando Marino – La sua riflessione spiazza e disorienta più di un crossover di Allen Iverson. Non tanto per la figura in questione, tendenzialmente istintiva, quanto per la piazza. Brindisi sta chiedendo da tempo un nuovo palazzetto, ve ne abbiamo parlato appena sette giorni fa. Il PalaPentassuglia non riesce più a contenere il pubblico. Eppure il mancato tutto esaurito contro Nanterre ha portato il presidente a dubitare della passione della città. La New Basket è una delle squadre più seguite del campionato, anche in trasferta. La tifoseria non ha mai mancato i vari appuntamenti con i playoff e le Final Eight. Le parole di Marino sono state rilasciate a caldo e come tali vanno considerate. In più il pubblico è giustificato dal crescente trend negativo. Fatta eccezione per l’Eurolega, che ancora si salva, l’interesse suscitato dalle competizioni europee è in forte calo. Sorprende che a parlare sia la stessa persona che poco tempo fa sembrava intenzionata a portare la Coppa Italia da quelle parti. È giusto decidere il futuro sportivo di una città sulla base dei numeri? Teoricamente no. Anche se le cifre giocano un ruolo importante. Le dirigenze tendono a fare la conta quando una curva chiede e pretende. È una strana regola non scritta della pallacanestro italiana. In questi termini non fa scalpore un presidente che pone dei paletti per il futuro. È così che vengono scelti i palazzetti. Roma ne sa qualcosa, visto che il sogno del PalaEur è svanito al termine della campagna abbonamenti.

fulgor libertas forlìIl progresso – Finalmente si intravedono le azioni. Dopo mesi di parole, la LNP si è mossa concretamente. Le fideiussioni per la A2 sono passate da 30.000 a 70.000 euro. L’asticella si è alzata, come preannunciato dal presidente Basciano. Nel frattempo è stato chiesto dalla procura il fallimento della Fulgor Libertas. Tutto è partito dagli abbonati e dalla querela per truffa. Ancora troppe ombre avvolgono Forlì, tanto che lo stesso Max Boccio ha presentato due settimane fa un esposto affinché venga fatta luce sulla gestione contabile precedente al suo arrivo. Non è una guerra, giusto precisarlo. Da una parte c’è una tifoseria tradita, spinta dall’amore per i colori a chiedere giustizia, dall’altra un imprenditore, idealmente bandito dalla città, che vuole salvare la propria immagine e non passare alla storia come un truffatore. La vicenda è destinata a protrarsi a lungo. Boccio appare sicuro del fatto suo e continua a ripetere che la querela per truffa non porterà a nulla. Fatto sta che gli assegni non coperti sono storia nota.

skyIl dubbio – C’è una scelta da fare a breve. Una scelta che presumibilmente condizionerà il futuro prossimo della nostra pallacanestro. Accessibilità o qualità? Queste sono le parole chiave, peccato che portino a opzioni diametralmente opposte. Sky incarna la qualità nella sua essenza. Può contare sull’alta definizione e su una redazione basket solida e collaudata. Alla Rai la redazione non manca, anzi. Quello che spaventa di più di Viale Mazzini è la gestione della stagione in corso. L’operato della tv di Stato ormai lo conosciamo, nel bene e nel male. Di Sky sappiamo poco, anche se le indicazioni provenienti dalla A2 sono più che positive, per non parlare dell’era nella quale ha detenuto i diritti della massima serie. Proprio quando tutte le strade sembravano condurre la palla a spicchi nelle mani di Murdoch, una parte della comunità ha scelto di dissociarsi. La crescita dell’offerta di Mediaset Premium rappresenta una minaccia. I due colossi combattono ad armi pari in ambito calcistico e l’intento ultimo di Mediaset è togliere clienti alla rivale. Una volta Sky e pay-tv erano sinonimi, oggi non più. Per dovere di cronaca, occorre tirare in ballo la terza fetta dello Stivale, quella che non ha ancora abbracciato la tv a pagamento. Sky è in grado di abbellire la materia prima con il giusto contorno, ma verrebbe comunque meno il grande palcoscenico offerto dalla Rai. È difficile schierarsi con l’una o l’altra corrente di pensiero. Sono due filosofie di promozione del prodotto differenti tra loro, sulla carta entrambe produttive. L’esito lo conosceremo a posteriori. Ora come ora, vale la pena sostenere la candidatura di Sky, quanto meno per garantire al movimento un po’ di freschezza, che certamente non guasta. Aspettiamoci una forte opposizione conservatrice.

d-antoni-italyA RIDOSSO DEL PARQUET: Mike D’Antoni – Il playmaker per eccellenza della pallacanestro italiana. Ci siamo rifiutati di classificarlo come sesto uomo. Lui in campo non lo è mai stato. L’Olimpia Milano ne ha ritirato la maglia e celebrato la grandezza. Andrebbe clonato, come giocatore, allenatore e personaggio. Non resta che sperare di rivederlo in pianta stabile nel nostro Paese, magari su una panchina, perché no quella di Milano, proprio come agli inizi da allenatore. In fondo, l’ha detto lui: c’è solo la lega statunitense nella sua testa, ma per l’Italia sarebbe disposto a fare un’eccezione.

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