Juventus - Roma

I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

palacarraraI palazzetti – Non è stata una settimana felice e fortunata per le nostre arene. A Pistoia e nelle zone limitrofe la tempesta di vento ha causato ingenti danni alle strutture. Le raffiche di Grecale non hanno risparmiato il tetto del PalaCarrara. Domenica sono cominciati i sopralluoghi, proseguiti in questi giorni. La Lega è stata costretta a rinviare la gara tra la Giorgio Tesi e la Dolomiti Energia. Ieri il palazzetto è stato finalmente dichiarato di nuovo agibile. La squadra, che nel frattempo si è allenata al PalaVinci di Montecatini, può dunque tornare a casa.

Di diversa natura sono le problematiche che affliggono il PalaPentassuglia di Brindisi. Prima dell’inizio del campionato, la giunta comunale ne aveva approvato l’ampliamento, per un costo complessivo di quasi 4 milioni di euro, volto a portare la capienza a ridosso dei 6.000 posti. Tutto era stato pensato nei minimi dettagli: l’intervento avrebbe interessato prima l’esterno e poi l’interno, consentendo all’Enel di disputare regolarmente le gare casalinghe. L’inizio dei lavori, previsto per febbraio, è ulteriormente slittato. La ragione di fondo sembrerebbe il mancato rispetto delle norme antincendio. Smentite invece le voci che ipotizzavano uno stop definitivo. Sono anni che l’impiantisca tiene banco, ma i passi in avanti tardano ad arrivare. A Rimini, in occasione del festival RNB, l’argomento è stato affrontato nell’apposito workshop. Peccato che i palazzetti del futuro in Italia esistano solo idealmente.

daniel_annuncioIl box score – Quanto accaduto alla fine del terzo quarto di Brindisi-Cremona è un autentico capolavoro. I fogli distribuiti in tribuna stampa contenevano degli errori, tanto da spingere Massimo Oriani e Dan Peterson, impegnati nella telecronaca, a non leggerli in diretta. Mentre i due dubitavano del plus-minus di Ed Daniel, noi da casa non riuscivamo neppure a visualizzare le statistiche. Quando finalmente la partita si è conclusa, quest’ultime sono riapparse. Il dato sospetto pare confermato (-32). Ma la prestazione del giocatore è priva dei parziali. L’errore è riconducibile al lavoro svolto dalla postazione incaricata. Sono cose che succedono, tranquillizzate Massimo. Anche gli addetti alle statistiche sbagliano, evidentemente perché impegnati a insultare gli arbitri. La nostra è una battuta, ovviamente. In pochi riusciranno a comprenderla. Roba da intenditori e conoscitori delle procedure. Passando invece al campo, gli uomini di Bucchi hanno conquistato l’anticipo in scioltezza. Troppo grande il divario a livello di efficienza offensiva e intensità difensiva. Questa volta, a differenza dell’andata, i punti di Marcus Denmon sono bastati: 26 in tutto, di cui 11 messi a referto nel quarto conclusivo. La New Basket è attesa ora da tre partite in otto giorni, che potrebbero diventare quattro, qualora la serie con Nanterre in Eurochallenge arrivasse alla gara decisiva.

Calcio: ironia Pallotta, "avrei preferito selfie con Lotito"James Pallotta – È difficile capire dove termina il reale interessamento e inizia la speranza. Prima o poi entrerà a far parte della pallacanestro italiana, lui che è già socio di minoranza e membro del comitato esecutivo dei Boston Celtics. Accadrà, probabilmente, quando avremo smesso di credere alle voci, come nella nota favola di Esopo. Siamo sicuri che rilevare la Virtus Roma sia il modo giusto per farlo? Il marchio ha sempre meno appeal tra gli appassionati. L’ultima campagna abbonamenti si è rivelata un parziale fallimento, nonostante l’organizzazione fosse buona. Ciò significa che il problema non è il mercante, ma la merce stessa. L’era dei miracoli lascia i suoi strascichi. Negli ultimi due anni la squadra è stata tra le quattro pretendenti al titolo, ma non è riuscita a guadagnare un’adeguata reputazione. Il motivo è sotto gli occhi di tutti, basta citare la partita con Varese: una battaglia tra due compagini in profonda crisi, a tal punto che è servito un supplementare per capire quale delle due stesse peggio. Roma è l’unica del quartetto di fondo che non ha cambiato allenatore in corsa. Questo perché Luca Dalmonte, tanto criticato dopo la sconfitta di Masnago, ha fatto il suo dovere. I capitolini si trovano qualche posizione più in basso del previsto. Gridare allo scandalo è sbagliato.

Tornando all’uomo del Massachusetts, va detto che negli ultimi mesi la stampa ha più volte accennato alla volontà di creare una polisportiva, senza che lui lo abbia dichiarato apertamente. Sui giornali e in rete, di virgolettato non c’è nulla. In assenza di dettagli specifici, unire la Virtus e l’AS Roma sotto un unico proprietario non è realizzare quanto appena descritto. Altrimenti, sulla base di tali criteri, Roma potrebbe anche essere vista come una succursale dei Celtics. Per quale motivo Pallotta dovrebbe acquistare la Virtus e non puntare direttamente alla scalata con l’AS Roma? In caso di morte della prima, non è da escludere che la seconda possa ottenere la wild card nel giro di poco tempo. Petrucci ha sempre detto di essere disposto a concederla ad una grande città. Non l’ha mai fatto, finora se n’è soltanto discusso. Quale migliore occasione. Morta una Roma, se ne fa un’altra. All’apparenza cambia poco, all’atto pratico c’è un abisso. Virtus Roma e AS Roma Basket non sono sinonimi. In entrambe ci sarebbe James Pallotta come presidente, ma in una delle due verrebbe a mancare il collegamento diretto con il calcio. Il marketing detta legge. La differenza, allo stato attuale, equivarrebbe a quattro cifre: i tifosi in più che il brand giallorosso riuscirebbe a portare al palazzetto. È possibile che Pallotta voglia togliersi uno sfizio, anche se il sangue americano non mente mai. Uno che viene da Boston e fa parte della franchigia NBA più vincente di sempre, difficilmente si scomoda per i 2.000-2.500 del PalaTiziano.

malagò-coni-1030x615Le trame transatlantiche – Se Pallotta decidesse di scendere in campo, certamente lo farebbe con un buon progetto. Nell’estate della cessione, la tifoseria romanista si chiedeva ironicamente se la nuova proprietà avesse mai visto un pallone da calcio. Qui siamo nella pallacanestro, sport in cui si prega affinché intervengano gli americani. Un domani, Pallotta potrebbe essere il creatore del primo front office italiano “moderno”. Morey, prima di sbarcare a Houston, faceva parte dei Celtics. Lo stesso Brad Stevens è un grande amante della scienza e della matematica. Insomma, la cultura delle analytics è parte integrante della franchigia. Stiamo correndo troppo. Sappiate che questo è James Pallotta, almeno in potenza. Spetta a Malagò trasformare tutto ciò in realtà. Proprio il presidente del CONI pare destinato a fungere da intermediario, secondo quanto riportato nell’articolo della Gazzetta dello Sport da cui tutto è partito. L’avere una squadra di pallacanestro non è tra i requisiti minimi per organizzare un’olimpiade, come può essere invece la costruzione di un nuovo palazzetto. Potendo scegliere, è meglio che ci sia, più che altro per una questione di credibilità agli occhi del CIO, che altrimenti si troverebbe ad avere a che fare con una città nella quale il basket è stato abbandonato al suo destino.

In tutto questo c’è un errore di fondo: stiamo considerando Pallotta come un americano dalla mentalità italiana. Con la squadra capitolina non ha alcun legame affettivo. Non è un dettaglio irrilevante, visto che la storia della nostra pallacanestro è stata scritta da mecenati, non certo da investitori che puntavano ad un ritorno economico. Nel 2002 il mago dei fondi speculativi entrò a far parte dei Celtics spinto dall’amore per la franchigia, della quale è tifoso fin da bambino. L’occasione fa comunque gola, essendoci di mezzo il potenziale monopolio sportivo della capitale: calcio, basket e impianti. C’è uno stadio da costruire a Tor di Valle e un ipotetico palazzetto. Sono anni che se ne parla. Toti non ha ancora fatto sapere nulla. Al momento la città vive tra il best case scenario (Pallotta) e il worst case scenario (la scomparsa).

Basket Lega A - Caserta 11/11/2012 - Juve Caserta - SAIE3 Bologna Foto: Gennaro BucoLe retrocessioni – Vi avevamo parlato, un mesetto fa circa, di Stefano Landi e della proposta di chiudere la massima serie, seguita dal rilancio di Basciano, pronto a battersi per la doppia promozione. Nel corso del weekend romagnolo, il presidente della LNP ha incontrato Petrucci, ospite del direttivo, per parlare di riforme. La struttura in vigore prevede un’eccessiva sproporzione. Abbiamo sedici squadre: otto accedono ai playoff, sette chiudono l’annata nel limbo, una sola retrocede. Hanno ragione i due presidenti. Molte realtà in A2 meritano di essere premiate. La proposta appare ancora più giusta se la si guarda dall’alto. Nella massima serie, di questo passo, si corre il rischio di assistere annualmente alla retrocessione della squadra parafulmine. Il campionato in corso ne è la perfetta dimostrazione. Caserta, complice il pessimo avvio e la recente penalizzazione per il mancato pagamento dell’Irpef, sembrerebbe destinata a scendere. Lo svantaggio rispetto alle altre comincia a farsi consistente. Le giornate passano, Capo d’Orlando vince gli scontri diretti e Pesaro gioca a viso aperto anche contro le grandi come Sassari. Dicono tutte di temere la retrocessione, quando sanno benissimo di essere praticamente salve. La scaramanzia regna sovrana, come dare torto agli allenatori.

Certo che quel gigantesco limbo, arrivati a un certo punto, autorizza chi vi è coinvolto alla mediocrità. Prendiamo come esempio la già citata Varese-Roma, andata in scena al PalaWhirlpool. Le due squadre sono scese sul parquet con la consapevolezza che, in caso di sconfitta, avrebbero fatto il tifo per l’Orlandina. Attilio Caja ha ottenuto la prima vittoria sulla panchina dell’Openjobmetis. Pozzecco si è fatto da parte, la sua rinuncia è già stata oggetto di analisi. Eppure domenica abbiamo pensato tutti la stessa cosa. Volendo, sarebbe anche potuto restare. Tanto Varese rientra in quella categoria, così come Roma, città nella quale c’è chi chiede addirittura la testa di Dalmonte. A cosa servirebbe? A dare uno scossone, direste voi. Bene. Per quale motivo c’è bisogno di uno scossone? La squadra è salva e deve solo giocare l’ultima in Europa, che rischia di trasformarsi in pura formalità, visto il -16 di partenza e la superiorità mostrata dall’organico del Banvit. Ormai nessuno tende più a programmare a lungo termine. Queste traghettate verso l’altra riva cominciano a nuocere. Troppe partite stanno perdendo importanza. Con una seconda squadra destinata a retrocedere lo spettacolo ne gioverebbe. La ricostruzione non esiste, tanto vale far sì che le società debbano sudarsi la salvezza.

SESTO UOMO: il festival di Rimini – I numeri lasciano il tempo che trovano, spesso perché privi di una precisa chiave di lettura. Non è la carica dei 30.000 a stupire, quanto l’evento in sé. Basta una riga per riassumerlo. Abbiamo visto tutto ciò che è mancato a Desio. Pubblico compreso.

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