Olimpia Armani Milano vs. Banco di Sardegna Sassari - Beko Final Eight 2015

I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

shane lawal lapresseSassari – A posteriori sembra tutto così immediato, scontato. Forse perché l’inconscio sa che è già successo altre volte. Anche se questa ha un sapore diverso, più dolce. La Sardegna sognava la doppietta, ma riusciva difficile immaginarla. C’erano squadre più talentuose, ricche e in forma. In più tende a ripetersi chi ha la solidità necessaria, non certo chi ha vinto la prima a sorpresa. La squadra arrivava a Desio con giganteschi punti interrogativi. Probabilmente non era nemmeno la favorita del proprio tabellone. Diverse ragioni ci fanno dire ancora adesso che Reggio Emilia le sue chance iniziali le aveva. Stefano Sardara, Romeo Sacchetti ed un gruppo di ragazzi hanno riscritto uno dei concetti base dello sport: «La difesa vince i campionati, l’attacco vende i biglietti». Su questa massima è stata costruita una letteratura, o quasi. È tirata in ballo ogni qualvolta una squadra dal grande potenziale offensivo viene fatta fuori. Siamo sicuri che è vera al cento percento? Ha bisogno forse di una rivisitazione: «Defense wins championships, offense wins Final Eights».

Tutto si può dire di Sassari tranne che il successo sia arrivato grazie alla difesa. Alla lunga è meglio averla, non ci sono dubbi, ma pensate a cosa l’attacco è in grado di regalare. Qualcosa che sulla gara secca vale oro: la momentanea onnipotenza. L’onnipotenza è ciò che ti permette di realizzare 33 punti in quarto con un mostruoso 7/8 dall’arco. Eravamo a Roma, ad inizio campionato, e poco ci mancò che Luca Dalmonte fermasse la partita. D’altronde non si è mai sentito nessuno definire un avversario imbattile e fare riferimento allo stato di grazia della difesa. Tornando alla Coppa, lo strapotere giornaliero ti permette di concludere in tripla cifra la partita contro la migliore difesa del campionato. Non c’è cosa peggiore per un avversario della consapevolezza che ogni suo errore verrà punito dall’altro lato del campo. Uno stato d’animo del genere aumenta la pressione, a maggior ragione se coinvolge chi ne ha già parecchia.

sacchetti lapresseRomeo Sacchetti – In pochi possono salire sul carro. Siamo colpevoli tutti noi che lo abbiamo rinnegato prima che il gallo cantasse la terza volta e la Dinamo conquistasse il terzo trofeo in due anni. Non è un predestinato e nel recente passato ha avuto al proprio fianco Ugo Ducarello e Massimo Maffezzoli, consiglieri di lusso, invidiati da molte altre realtà. Il primo è l’attuale mentore di Pozzecco, uno che non si fa problemi a prendere il timone quando il giovane capitano è in balia della tempesta. Fino a due stagioni fa era alla corte di Sacchetti. Il secondo è stato lo scudiero di Marco Calvani nell’anno delle imprese capitoline, prima di attraversare il Tirreno. Che sia merito dell’allenatore stesso o dello staff poco importa. L’ultima parola spetta alla tattica. Molti tra coloro che ne sanno più di Meo sono usciti dai vari confronti con le ossa rotte. Alcuni dei quali sistematicamente, come Luca Banchi. La Dinamo negli ultimi mesi era apparsa vulnerabile. A Desio è riuscita a dare l’impressione di essere vicina a Milano. Ha servito un bluff degno del tavolo vedere della Coppa Italia. Adesso dovrà portarlo a termine, dimostrandosi l’antagonista dell’EA7 in chiave scudetto.

olimpia milano lapresseMilano – Le Final Eight hanno complicato la stagione dei milanesi. Ora, paradossalmente, l’Olimpia è chiamata a compiere il minimo sforzo sindacale, stando alla programmazione: vincere lo scudetto. Ha sprecato una grande opportunità, come era accaduto in Supercoppa, e in Eurolega ha sofferto più del previsto. Per il tricolore è ancora la favorita, ma la percezione degli obiettivi è radicalmente cambiata. La conquista del secondo campionato consecutivo renderebbe positiva l’annata in corso, degna della sufficienza. Passo dopo passo, si è dovuta accontentare. È ancora priva della mentalità vincente e della giusta fame. Tutto ciò è sorprendente. Non trionfava in Coppa Italia dal 1996. Un digiuno lungo 19 anni sarebbe dovuto bastare a far scoccare la scintilla. Il fallimento non fa che rafforzare la legacy della Mens Sana. Anche i senesi erano di un altro pianeta, i più ricchi e i più forti. A differenza dell’Armani, la Montepaschi raccoglieva tutto ciò che trovava sulla propria strada. Era una squadra mai sazia, caratteristica ancora assente in quel di Milano. Luca Banchi conosce bene la realtà che ha dominato il nostro basket per anni. È l’ultimo dei Re che si sono seduti su quel trono, prima che il principe Marco Crespi lo rivendicasse invano.

banchi lapresseLuca Banchi – Le sue responsabilità sono sotto gli occhi di tutti. Milano ha perso perché in finale è partita con il piede sbagliato e perché gli avversari, la gara, l’hanno preparata meglio. Non è a rischio, ma la sua riconferma non è più cosa fatta. Dipenderà dallo scudetto e da come arriverà quest’ultimo. Un tricolore eccessivamente sudato potrebbe spingere la dirigenza a prendere in considerazione altre opzioni. È inutile girarci attorno, l’obiettivo ultimo di Milano è emulare la Siena dei tempi d’oro, magari aspirando a qualcosa di più in Europa. Persino una comunissima gara 7 potrebbe essere fatale all’allenatore. Un win or go home scampato e potrebbe finirci lui a casa. L’assenza di un’adeguata palestra salva gli altri potenziali imputati. Era abbastanza evidente la scarsa fisicità sotto canestro. Contro le avversarie del Vecchio Continente è stata causa di disfatte. Ci voleva tanto a capire che sarebbe emersa anche in Italia? Sassari ha dominato a rimbalzo. Banchi si è lamentato a fine partita. La dirigenza sta correndo ai ripari ed è alla ricerca di nuove carte da aggiungere ad un mazzo palesemente male assortito. In tutto questo regge la poker face di Portaluppi, difficile da interpretare. Rilascia interviste contraddittorie: in alcune appare visibilmente rassegnato, in altre particolarmente ottimista. Prima parla di un duro colpo, poi sorride in tv il giorno successivo. Che valore ha la Coppa Italia agli occhi dell’Olimpia? Per la risposta dovremo attendere la prossima edizione.

LAPR1276_mediagallery-pageLa noia – Leopardi nello Zibaldone scriveva: «Non è altro che una mancanza del piacere, che è l’elemento della nostra esistenza, e di cosa che ci distragga dal desiderarlo». Guardando le Final Eight o qualunque altro prodotto del nostro basket non si prova più piacere. Lo cerchiamo ancora, per questo sbirciamo il baloncesto español e la sua Copa del Rey. Da noi manca qualcosa che ci distragga dal desiderio. Mentre sei a guardare le partite dei quarti di finale, ti chiedi cosa ti stia spingendo a farlo. Non è un concetto nuovo, ma durante il venerdì di Coppa Italia non puoi più fingere. Hai dinanzi le otto migliori squadre del campionato, che si affrontano tra loro. Le vedi sfilare una dopo l’altra sul parquet. Ascolti i telecronisti che parlano della Reyer Venezia e utilizzano la parola transizione. Se quel correre senza avere la più pallida idea di come occupare lo spazio è tra le migliori interpretazioni, significa che in Italia siamo messi davvero male. Il bel gioco non esiste più da secoli, così come la qualità non fa più parte del nostro vocabolario. Sassari potrà anche essere vista come una squadra che tira e basta, ma almeno ha un’identità. C’è decisamente di peggio. La sola Pistoia ha un prototipo di organizzazione e risulta godibile. Peccato non averla vista nemmeno quest’anno in Coppa Italia. Possiamo solamente rassegnarci al divario.

E non sono certo le differenze in termini di share il problema principale. In Spagna raggiungono il 15,4%, noi ci accontentiamo dell’1%. Ma in fondo sappiamo che il valore reale del nostro basket è quello. La Rai è arrivata al capolinea, dopo aver tentato tutto il possibile. Non è più in grado di promuovere il prodotto, di gestire il pacchetto principale, specialmente quando la concorrenza trasmette una pallacanestro di livello superiore. La contemporanea copertura dell’evento iberico, perfettamente gestita e valorizzata da Sportitalia, ha dato il colpo di grazia alle Final Eight. Non accenniamo al deserto dell’ora di pranzo, sarebbe come sparare sulla croce rossa. Persino noi comuni mortali della palla a spicchi sapevamo che l’accoppiata formula-location era potenzialmente velenosa. La Coppa Italia è stata un successo mediatico: oggi non si parla del fallimento della prima giornata, ma dei troppi stranieri. Evidentemente c’è chi è bravo a spostare l’attenzione al momento opportuno. Ormai le modelle sono queste. Possiamo solo lavorare sul trucco, cercando di farle sembrare più belle, con l’ausilio di qualche grande passerella. «In qualunque cosa tu non cerchi altro che piacere, tu non lo trovi mai, provi altro che noia, e spesso disgusto» continuava Leopardi. Lasciateci almeno il disgusto di chi ci crede ancora.

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