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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

cinciarini vitaliLe scuse di Cinciarini – Alla sportività a caldo di Vitali si è aggiunta in settimana quella di Andrea Cinciarini, l’autore del fallo. Il gesto non è bastato a porre fine alle polemiche, alimentate anche da una prestazione non positiva di Lamonica in Europa. La scelta del playmaker di gettare acqua sul fuoco è da lodare, a maggior ragione se si pensa alla spontaneità delle sue dichiarazioni. Avrebbe potuto anche non giustificare l’accaduto, senza ricevere alcun tipo di critica. Se ne vedono di falli duri sul parquet, non è certo una trattenuta a farci gridare allo scandalo. Di paradossale c’è ben altro in questa storia: un giocatore si sente in dovere di chiedere scusa perché un’infrazione commessa non è stata sanzionata. Tra le righe c’è il rammarico di chi, nel profondo, avrebbe voluto sentire quel fischio. Non è la prima volta che il capitano di Reggio Emilia viene tirato in ballo nonostante la chiara innocenza. Accadde anche a Roma, durante i quarti di finale di due anni fa, quando ruppe inavvertitamente il setto nasale a Jordan Taylor. Un normale contatto, seppur duro, che la tifoseria capitolina gli ha perdonato solo molto tempo dopo. Andrea è innocente, preso dalla foga agonistica ha cercato di fermare istintivamente l’avversario.

Il turno non ha visto impegnata la coppia Lamonica-Di Francesco. Del trio protagonista in negativo il solo Borgioni, arbitro di terza fascia (di conseguenza indipendente, come previsto dalla nuova formula), è stato impiegato a Brindisi. Permetteteci di dubitare della mentalità italiana, questa volta in modo differente rispetto alla consuetudine. Sorvoliamo la retorica, secondo cui andare alla ricerca del complotto è tipico della nostra “cultura” sportiva, e concentriamoci sulle illusioni. Tanti presidenti si sono mobilitati, hanno chiesto un nuovo modello di designazione. Anna Cremascoli, vicepresidente della FIP e guida di Cantù, si è fatta carico delle richieste. Alla fine la battaglia è stata vinta: da tre settimane abbiamo le coppie e la terza fascia a rotazione. Peccato che fino a questo momento il miglioramento non sia stato netto a tal punto da giustificare la segretezza della rivoluzione. Anzi, l’upgrade non pare proprio esserci stato. Diventa difficile per chiunque fare la morale al tifoso malpensante in un mondo della pallacanestro italiana nel quale i presidenti sono così legati ai criteri di assegnazione delle direzioni di gara. Forse è un po’ presto per parlare, occorre dare fiducia al cambiamento. Fatto sta che siamo stati nuovamente catapultati sulla terra: se il problema legato ai fischietti esiste, non si limita certo alla sola organizzazione.

Basket: allenatore Dinamo Sassari Meo SacchettiRomeo Sacchetti – Torna dalla due trasferte settimanali con uno stato d’animo diverso rispetto alla conferenza stampa che lo aveva visto scherzare con i giornalisti, dopo i 22 punti messi a referto dal figlio contro Pistoia. Nell’anticipo in casa dell’Enel Brindisi sono emersi tutti i limiti del Banco di Sardegna. La storia ci parla di quest’uomo e della sua infinita coerenza. Una dote che lo ha portato lo scorso anno ad alzare la Coppa Italia, che, tra l’altro, a breve sarà chiamato a difendere. Non manca però un prezzo da pagare, tipico di chi è sempre fedele e non tradisce mai la propria idea di gioco. Un sistema, quello che ha accompagnato le ultime campagne della Dinamo, che non appare più così solido. L’attacco è lontano dai fasti del recente passato, la difesa deve ricorrere ad alcuni espedienti, le partite iniziate bene dal punto di vista offensivo non sempre finiscono allo stesso modo. Reduce dalla sconfitta subita contro Gran Canaria, la squadra arrivava al PalaPentassuglia consapevole di avere di fronte un gruppo in cerca di riscatto. Nel primo quarto le cose sono andate bene per coach Sacchetti, l’incontro sembrava destinato ad alti punteggi. Ecco dunque uscire il carattere e l’organizzazione di Brindisi. La zona proposta dalla Dinamo viene attaccata ottimamente: circolazione eccellente, ribaltamenti, ma soprattutto tanta transizione per gli uomini di Bucchi, che non hanno dato il tempo alla 2-3 di schierarsi come tale. Nonostante i chiari segnali provenienti dal campo, il cambio di strategia è arrivato con colpevole ritardo.

È difficile comprendere dove termina la coerenza ed inizia la necessità: la zona è voluta dal coach, ma allo stesso tempo appare come l’unica via d’uscita. Quando è costretta a difendere a uomo, Sassari subisce gli avversari. A parole sembra facile neutralizzarla, in campo, per mettere in pratica tutto ciò, serve un buon Mays, uomo chiave della gara. Bisogna essere forti mentalmente per credere nella rimonta e avere quel pizzico di follia che ha portato Pullen a volerne decidere le sorti. Bravo lui ad evitare la stoppata, un po’ meno la difesa avversaria, ben posizionata per impedire il canestro della vittoria. Ora l’Enel sogna l’aggancio ai sardi, che varrebbe l’accesso alle prime quattro posizioni. Manca ancora molto ai playoff, ma iniziare a pensare al fattore campo non è una cattiva idea. A proposito, considerando la zona nella quale navigano, non è da escludere che le due compagini possano incontrarsi al primo turno. Degna di nota la serata delle tifoserie, che non hanno tradito le aspettative. Grande entusiasmo da parte dei padroni di casa, ma anche tante bandiere raffiguranti le teste di moro. Non è un caso che proprio in settimana, in occasione della conferenza stampa di presentazione delle Final Eight, sia stato ribadito come brindisini e sassaresi siano al centro del progetto. L’organizzazione sta facendo di tutto per agevolarne la trasferta. Sono pur sempre le colonne portanti del tifo italiano, assieme a Milano che venerdì contro l’Efes ha fatto registrare 10.050 spettatori.

Napoli serie A2Il rospo – Sarebbe anche ora di sputarlo. Gli ultimi giorni a Napoli e Veroli sono stati contraddistinti da un nocivo dire/non dire. Sembrava ad un passo l’agognata cessione della società partenopea, quando diatribe interne al gruppo uscente hanno fatto arenare la trattativa. Il bonifico promesso entro venerdì non è arrivato, davvero troppo per continuare a scendere in campo facendo finta di nulla. La trasferta a Barcellona Pozzo di Gotto è saltata e il futuro è tutt’altro che garantito: un ulteriore passaggio a vuoto equivarrebbe all’esclusione dal campionato. Sempre restando in tema, i vertici della LNP hanno compreso le ragioni del dramma. Le hanno espresse nel comunicato di commento, in modo chiaro e tondo: dal prossimo anno niente più squadre prive delle carte in regola per finire la stagione. La solidità verrà prima della quantità, aumenteranno i controlli. Progressivamente il nostro basket sta imparando la lezione. Minucci ha insegnato alle istituzioni a guardarsi dalle frodi fiscali, dai pagamenti in nero e dai conti esteri. Non è un caso che la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate sia stata rafforzata al fine di controllare le società professionistiche.

A livello dilettantistico, perché tale è l’A2, i castelli di sabbia crollati segneranno la svolta epocale. Buoni propositi che tuttavia non cancellano quanto avviene sotto i nostri occhi, tantomeno i fatti di Veroli. Le precedenti puntate le conosciamo tutti, quasi non serve ripeterle. Martinelli promette per conto della Stella Azzurra un supporto economico pari al 50% delle spese, senza avere l’autorizzazione ed essersi confrontato con gli altri dirigenti. Il progetto tecnico, che prevedeva il doppio tesseramento dei ragazzi, sopravvive qualche mese per poi morire definitivamente. I ciociari faticano a riprendersi, ma la situazione sembra sotto controllo. Lo stesso Uccioli lo ha ribadito, prima di lanciare l’allarme quarantottore dopo, nella giornata di ieri: servono 50.000 euro nel minor tempo possibile. Tutto il marasma descritto è contemporaneo ai numerosi progressi che la lega sta facendo. La LNP, infatti, doterà gli arbitri di microfono a partire dal posticipo della prossima giornata. Il “lato positivo”, come lo ha definito Basciano, rischia seriamente di essere messo in ombra, andando a scapito delle squadre in lotta per la promozione. È triste doverlo ammettere: in questa paradossale stagione, la salvezza si conquista in banca. Un bonifico dell’ultimo minuto può valere più di un canestro sulla sirena.

virtus roma capo d'orlandoLa Virtus Roma – L’altra lezione settimanale proviene dai capitolini. L’Acea ci ha insegnato come passare il turno in Europa, pur avendo un budget ridotto, e come vincere una partita tirando 2/23 dall’arco. Recuperare 14 punti a Volgograd, 7 a Capo d’Orlando e portare a casa con il cuore due partite cruciali non è da tutti. Il bivio era di quelli significativi, lo testimonia l’espressione di Luca Dalmonte mentre ne parla, lui che è stato il vero artefice del doppio successo. In Eurocup ci ha pensato Rok Stipcevic ad eseguire come un valido soldato l’ordine del generale. Il Cedevita ha fatto il proprio dovere contro Saragozza, permettendo alle truppe di Dalmonte di tornare in patria con la qualificazione matematica agli ottavi, oltre che con lo scalpo dei russi. Quanto fatto vedere nelle sfide su andata e ritorno lascia presagire che la squadra venderà cara la pelle, anche contro Gran Canaria, che pare a lei destinata. Gli spagnoli marciano senza ostacoli in campo continentale, come vi abbiamo accennato in apertura parlando di Sassari. Nel frattempo Roma può tirare il fiato: nulla di disonorevole, è un privilegio che solo chi ha già il pass per il turno successivo può permettersi. Quasi certamente non lo farà Bobby Jones, conoscendo il personaggio, colui che “single handedly”, come direbbero gli americani, ha inflitto il colpo di grazia all’Orlandina con un delizioso canestro in allontanamento.

Abbiamo messo da parte la domanda iniziale, è arrivato il momento di rispondere. Come si vince una partita tirando così male dalla distanza? Semplice, attaccando il canestro, facendo registrare ottime percentuali da vicino (68% da due punti, massimo stagionale per la squadra), realizzando mediamente 2 punti su 3 in area e perdendo pochi palloni. L’efficienza offensiva è stata complessivamente buona, anche se Dalmonte dovrà lavorare sulla balistica, vista la vicinanza della sfida con Sassari, che vedrà impegnate sul parquet del PalaSerradimigni le due squadre più perimetrali del nostro campionato. L’Upea, accompagnata a Roma da un folto gruppo di tifosi, si trova ora in una posizione che non permette sonni tranquilli. La quarta vittoria consecutiva di Caserta ha fatto di Pesaro la candidata numero uno alla retrocessione. In questo momento il calendario è favorevole ai siciliani, che hanno già dalla partita contro Cremona, in crisi ormai da diverso tempo, l’opportunità per cercare di riguadagnare la giusta tranquillità.

danile hackett, foto Paola Garbuio/Ag. Aldo Liverani

Foto Paola Garbuio/Ag. Aldo Liverani

Il triangolo Milano-Varese-Cantù – Ha vissuto un vortice di emozioni contrastanti. Varese ha dato l’anima contro Reggio Emilia, nonostante la squadra fosse cosciente degli imminenti stravolgimenti di mercato che di fatto hanno portato alla partenza di Ed Daniel e all’approdo di Johndre Jefferson, noto alle cronache odierne per essere stato massacrato in conferenza stampa dal presidente della sua ormai ex squadra, la Dinamica Mantova. L’allungo iniziale della Grissinbon appariva come il prologo di una passeggiata sui resti dell’Openjobmetis. Ci è voluta tanta grinta per ridurre lo svantaggio e portarsi ad una manciata di possessi di distanza. Gli sforzi non sono bastati, neppure quelli del top scorer Rautins. La partita è stata chiusa dall’allungo definitivo della Reggiana. Ha ragione Pozzecco, lo scarto conclusivo di 16 punti è crudele nei confronti di Varese. La sua posizione rimane molto critica considerando la prossima con Venezia.

Proprio i veneti, nel posticipo del lunedì, hanno inseguito l’impresa contro l’Olimpia. Nulla di fatto, altra vittoria per i milanesi, capaci di portare a ridosso dei 15 punti tutti e cinque i migliori giocatori: Ragland 16, Kleiza 14, Brooks 15, Samuels 18 e Hackett 15. Sull’ultimo occorre dire qualcosa di più specifico: ha dimostrato grande voglia e sta riabbracciando il campionato con entusiasmo. In alcune occasioni la difesa della Reyer ha lasciato a desiderare, concedendo ingenuamente al giocatore la facile conclusione. Evidentemente la lunga assenza ha disabituato gli avversari a marcarlo. Alla Mapooro Arena invece la parola difesa non è proprio esistita, specialmente nel secondo tempo, che ha raggiunto un parziale di 63-55. Dopo l’ultima sirena, il tabellone dalla parte dell’Acqua Vitasnella segnava addirittura 110. Protagonista del festival dei canestri e delle alte percentuali è stato Ivan Buva, autore di 24 punti. Una prestazione tanto rara quanto straordinaria per lui, abituato come realizzatore a festeggiare la doppia cifra.

Sesto uomo: le telecamere di Varese – Piccola aggiunta doverosa. Avete presente Maurizio Mosca e le sue sfuriate sistematiche con l’ascoltatore al telefono, il quale subito dopo veniva “arrestato” e “condannato”? Ecco, è successo nella realtà a Varese. Il tifoso che aveva colpito l’hostess con una monetina è stato immediatamente punito con un Daspo di cinque anni. Il presidente Coppa aveva promesso di individuare la persona in questione nel giro di poco tempo. Così è stato, sono servite poche ore alla società per “mostrare” al pubblico la testa del tifoso. Un grande esempio di efficienza e giustizia.

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