pozzecco lapresse

I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

Logo_LNPLa LNP – È la più bella del reame, ma non sa di esserlo. Questo è quanto emerge dalla nota di inizio settimana del presidente Basciano. Una risposta a Stefano Landi, del quale vi avevamo parlato, che ha mille interpretazioni diverse. Una cosa è certa: il patron di Reggio Emilia non ha chiamato in causa la LNP. Tra le righe c’era un velato attacco a Marino al massimo, non certo a Basciano. Eppure quest’ultimo ha risposto come se fosse stato accusato.

Ma Andiamo con ordine. Una parte della ricca intervista del Corriere dello Sport era passata inosservata, quella dedicata al blocco delle retrocessioni, l’avevamo tralasciata anche noi in quanto lontana dalla realtà attuale. Oltre a proporre il “liberismo”, l’imprenditore aveva lanciato l’idea di chiudere la massima serie per garantire ai club la stabilità necessaria per programmare. Dichiarazioni fatte in buonafede, anche se ricche dell’egoismo tipico di chi è in A. La motivazione di fondo era rafforzare la parte alta, non punire chi lavora al piano di sotto. Chiaramente un cambiamento di quel tipo andrebbe ad intaccare gli interi equilibri. La presa di posizione rientra nel copione, il contrattacco, invece, lascia qualche dubbio, poiché nessuno ha mai parlato di una riforma strutturale volta a mettere in “quarantena” la LNP per i fatti che stanno accadendo. Il senso comune ci parla di una lega all’avanguardia, la migliore della pallacanestro italiana, non ce ne voglia la sorella maggiore. Mentre alcuni debuttano con una web tv dai mille problemi, altri lo fanno in HD su Sky. Entrambe le organizzazioni hanno compiuto un grosso, e per certi versi equivalente, passo in avanti, dunque il divario è rimasto invariato.

treviso-chieti-16e-768x403Luci ed ombre – Solo al termine di Treviso-Chieti, quando è apparso il logo della LNP, ci siamo accorti di non avere assistito ad una gara di A. Il complimento migliore che un campionato minore possa ricevere è quello di non sembrare tale. La sfida del Palaverde, decisa dal canestro di Fabi, non ha nulla da invidiare a tante gare che vediamo settimanalmente sul grande palcoscenico. Non possono essere ignorati, però, i fatti di Napoli. La squadra in settimana ha scioperato contro i mancati pagamenti. Alla vigilia della gara con Agrigento si parlava addirittura dell’under 19 pronta a scendere in campo. Fortunatamente non è successo. I giocatori hanno fatto un sacrificio per amore del gioco, contemporaneamente la dirigenza ha perso i dimissionari Balbi e Muro, rispettivamente presidente ed amministratore delegato dell’Azzurro Basket. La LNP non è colpevole, a meno che non la vogliate considerare responsabile della propria posizione geografica.

Al momento la lega paga l’essere nel mezzo, là dove servono molti soldi e gli investitori sono pochi. Al piano di sotto, la sopravvivenza delle società richiede fondi minori, reperibili in tempo di crisi seppur con qualche difficoltà. Al piano di sopra ci sono i grandi nomi, personaggi come Giorgio Armani, che non hanno paura di spendere e tengono in vita il basket italiano. Nessuna sorpresa, dunque, che ad essere maggiormente esposta sia la A2. Il problema di fondo è molto più grande, riguarda l’intero movimento ed è riconducibile ad una lunga lista di scelte sbagliate in passato. Esiste sempre una parte dell’organismo che risente maggiormente del malessere ed ecco spiegate le difficoltà della LNP. Nell’immediato c’è bisogno di uno specchio che dia loro fiducia. Attenzione, va maneggiato con cautela. Sette anni di disgrazia la nostra pallacanestro non se li può permettere.

jordi bertomeuLa paura – Una briciola, due briciole, tre briciole. Siamo chiaramente di fronte ad un sentiero. Un percorso che porta alla trasformazione dell’Eurolega nella versione europea della NBA. Questa volta a parlare non è un presidente, come accadde nel calcio con De Laurentiis, ma il CEO della competizione continentale stessa. Qualunque sia la chiave di lettura, permane la paura. L’Italia si è assentata a Barcellona, sede della riunione, ha preferito evitare l’interrogazione, pur essendo consapevole che un giorno dovrà per forza andare alla lavagna. È grave quanto fatto, senza dubbio, ma non sorprendente: siamo il Paese che subirebbe questo cambiamento epocale. Il sentimento è lecito se si pensa al sicuro naufragio che attende chi non ha i mezzi per affrontare il mare. In realtà, il vero terrore deriva dalla rotta intrapresa dalla flotta. Pensate all’assurda contraddizione: sacrificare i campionati nazionali per avvicinarsi alla NBA (che è a tutti gli effetti un campionato nazionale). Negli Stati Uniti l’unica intrusa è Toronto, ma sappiamo come le franchigie canadesi siano parte integrante dello sport a stelle e strisce. La lega si rivolge al mondo intero, senza però perdere quei dettagli che rendono unico un campionato nazionale. Il rapporto diretto con la totalità dei tifosi, ad esempio, capaci di riconoscersi in una squadra. Tradotto senza mezzi termini: se un domani l’Olimpia Milano dovesse essere l’unica presente, saremmo costretti a fare il tifo per lei in quanto rappresentante italiana? Per non parlare delle rivalità da riscrivere, che nella maggioranza dei casi non supererebbero per intensità quelle presenti a livello regionale e locale.

Una parte del progetto è ancora nascosta nella mente di Bertomeu, ma possiamo intuirne la direzione. La rivoluzione completa non è possibile, servono delle tappe intermedie, una di queste facilmente individuabile nella trasformazione della competizione in una lega indipendente. Se poi il progetto dovesse funzionare, non stupiamoci di sentire la parola “franchigie”. Stiamo guardando troppo avanti, e ne siamo consapevoli, ma vista la determinazione delle istituzioni è meglio dedicare tempo a cambiamenti non ancora certi, specialmente se gli altri sono pronti ad uscire dal cantiere. Importare un marchingegno fatto su misura per l’America è rischiosissimo. I numerosi eventi organizzati dalla NBA nel Vecchio Contenente ci stanno progressivamente spingendo a desiderare di essere come loro. La dinamica va a scapito dei fedelissimi, che amano la pallacanestro europea proprio per le sue differenze.

drake diener lapresseLe solite Venezia e Reggio Emilia – Spesso passano inosservate per via della scomoda convivenza con Milano, ma rimangono aggrappate alla cima. La prima è riuscita a vincere al PalaTiziano, attualmente non una fortezza inespugnabile in campionato. Peric è stato ancora una volta protagonista, dopo aver fornito contro Avellino la migliore prestazione della sua pluriennale carriera italiana. A facilitarne il compito ci hanno pensato Ortner e Nelson, senza dimenticare il contributo conclusivo di Ress. La Reyer ha progressivamente fatto crollare la difesa virtussina sotto i colpi del dentro-fuori. Non si è mai scomposta, caratteristica tipica delle grandi squadre, ed arriva allo scontro casalingo con l’Olimpia dopo due vittorie importanti. La seconda, invece, è ancora imbattuta nel 2015, avendo vinto le quattro giocate nel nuovo anno. La firma decisiva è stata quella di Drake Diener, marcatore di 27 punti. Non sono mancate nel finale le polemiche per la trattenuta di Cinciarini ai danni di Vitali. Il pantaloncino si allunga, andando ad alterare l’esecuzione dell’arresto e tiro, il tutto al termine del possesso della possibile ipoteca. Da lodare le reazioni a caldo di Cesare Pancotto e del playmaker: il coach non ha voluto parlare degli arbitri, il giocatore, con un tweet, ha raffreddato gli animi di chi gridava alla malafede.

frank vitucciPozzecco e Vitucci – Personaggi diversi tra loro, accomunati dalla stessa situazione: entrambe le panchine scottano e non poco. Caserta ha ottenuto contro Brindisi la terza vittoria del proprio campionato, grazie ad un’altra ottima prestazione difensiva. Non era facile sconfiggere in trasferta gli uomini di Bucchi, ancor meno limitandoli a 60 punti. Esposito sta facendo il suo lavoro, premiando la dirigenza che lo ha scelto. Prima vittoria anche per Paolini, che scaccia momentaneamente lo spettro mai andato via del predecessore Dell’Agnello. Un successo pesante arrivato proprio ai danni di Gianmarco Pozzecco. I segnali di un momento non semplice erano emersi già nel derby, anche se al Poz resta l’alibi delle assenze, che hanno penalizzato fortemente la squadra nell’ultimo periodo. La classifica si è accorciata e la lotta per la salvezza rischia di coinvolgere più di due squadre, qualora il trend dovesse continuare. Lo spettacolo di Masnago è stato indecoroso, lo ha dichiarato lui stesso a fine partita, ma gran parte della tifoseria lo difende.

Non può dire lo stesso Vitucci, da diverse settimane nel mirino delle critiche, in particolare da quando è iniziato il girone di ritorno. La Sidigas è uscita dalle prime otto posizioni e pare in caduta libera. L’obiettivo è il raggiungimento dei playoff e la presenza alle prossime Final Eight non alleggerisce la posizione del navigato coach. Se Vitucci si fosse trovato a Varese, cosa avvenuta nel recente passato, sarebbe stato già esonerato? Chissà, probabilmente essere la Mosca Atomica ha i suoi vantaggi.

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