Openjob Metis Varese vs Granarolo Bologna - Basket 2014/2015

I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

fontecchio_4394Simone Fontecchio – Quando parliamo di lui, parliamo di maturità, minuti e solidità. Ha dimostrato di essere un giocatore affidabile e in grado, quando richiesto, di partire titolare in A nonostante i diciannove anni. In stagione è accaduto 16 volte su 25 presenze complessive. Cresciuto cestisticamente nella Virtus Bologna, ha trovato nel roster attuale il contesto giusto nel quale sviluppare ulteriormente il proprio approccio alla partita. In più è stato aiutato dalla convivenza con Allan Ray e Jeremy Hazell, che hanno calamitato le attenzioni mediatiche permettendo al giovane di lavorare senza troppa pressione addosso. In settimana si è dichiarato per il prossimo draft NBA, come confermato dal suo agente, candidatura che potrà ritirare entro la metà di giugno. La mossa garantirà al prospetto un’ampia visibilità, maggiore di quella odierna. Tentare l’effetto sorpresa non può che fare bene a un ragazzo che spesso l’opinione pubblica tende a dimenticare e dare per scontato. Merito della produzione offensiva costante, specie se relazionata all’età, che lo ha portato a raggiungere la doppia cifra in 11 occasioni.

bottaisabatini-1000x500Bologna – Dopo aver affrontato il tema Fontecchio, rimaniamo nell’orbita emiliana. Non è stata una settimana felice per i bianconeri, culminata al Forum con il parziale di 39-16 che ha sancito la pesante sconfitta della Virtus. In quel di Bologna a tenere banco sono però le vicende societarie costate la penalizzazione. Quegli importi dovuti all’erario e versati in ritardo costringeranno la squadra a vivere un epilogo al cardiopalma. Ma di chi è la colpa? Bella domanda, molto probabilmente saranno le vie legali a stabilirlo. Francesco Bertolini, presidente della Fondazione Virtus Bologna, intervistato dal Resto del Carlino, è stato chiaro: «Come dissi allora, i soldi erano presenti, per cui le cause di quella penalizzazione non vanno cercate nell’ambito economico. Mi è stato comunicato che l’amministratore delegato di allora, Piergiorgio Bottai, ha fatto recapitare alla Virtus una richiesta di risarcimento. Personalmente non sono affatto contento».

Immediata la replica di Bottai, pubblicata dal network Sportando: «In merito alle dichiarazioni del Presidente della Fondazione Virtus Pallacanestro Bologna, Dott. Bertolini, apparse oggi su alcuni organi di stampa e su alcuni siti web, sono a precisare che, contrariamente a quanto insinuato, la penalizzazione di due punti comminata dalla giustizia sportiva alla Virtus Bologna, non è in alcun modo a me imputabile e, pertanto, mi riservo ogni diritto in ordine al contenuto diffamatorio di dette insinuazioni». Come tutti sappiamo, Bottai ora ricopre all’interno del Bologna Calcio la carica di responsabile delle attività operative. Il dirigente ha avuto un ruolo importante nella trattativa che ha condotto la società nelle mani del noto avvocato newyorkese Joe Tacopina. Quando Bottai ha concretamente, non formalmente, iniziato a lavorare per il Bologna Calcio? A quali doveri dovevano adempiere gli altri, ovvero i membri uscenti del Cda virtussino, nel periodo che ha preceduto la rielezione di Villalta? La soluzione dell’intricato enigma risiede in questi due quesiti.

carlo recalcati reyerCarlo Recalcati – Ha eguagliato il record di Tonino Zorzi, fermo a quota 525. Il prossimo successo farà di lui l’allenatore con più vittorie in Serie A. La sua Reyer è senza dubbio la squadra più in forma del girone di ritorno, lo dicono i numeri e le prestazioni. Assume di giornata in giornata le sembianze di una macchina costruita alla perfezione per la regular season, ovviamente mettendo da parte per un attimo Milano. In un mondo parallelo in cui i lombardi sono assenti, verrebbe addirittura etichettata come la favorita. L’Olimpia c’è, purtroppo per i veneti, e solo i playoff sapranno dirci quanto la Reyer sia in grado di impensierirla. Per il momento c’è un secondo posto, che consentirebbe di evitare la semifinale con i lombardi, da difendere dall’attacco di Reggio Emilia. L’obiettivo alla portata si chiama Eurolega, e per raggiungere il basket continentale calcoli e accoppiamenti sono fondamentali. Voci sempre più insistenti descrivono Recalcati come il successore di Banchi sulla panchina delle Scarpette Rosse. Chissà che l’avventura a Venezia non possa rivelarsi una prova generale. L’ultimo scudetto in casa Recalcati risale a dieci anni fa e l’Olimpia potrebbe essere la squadra giusta per conquistare il sesto tricolore (quarto da allenatore).

cesare pancottoCesare Pancotto – È ormai destinato al ruolo di runner-up nella corsa al premio di COY. C’è chi fa giocare bene la propria squadra e chi la fa apparire più talentuosa di quanto effettivamente lo sia. A lui è riuscita la cosa più difficile, la seconda, ma è anche il motivo per cui non vincerà il riconoscimento destinato agli uomini in panchina. Nonostante il rendimento nel girone di ritorno non sia dei migliori, Cremona è tutto fuorché in calo. Il semplice fatto che ora siamo qui a discuterne la dice lunga sul lavoro di Cesare Pancotto e Andrea Conti. Sono emersi nel tempo limiti evidenti già a inizio anno. La Vanoli in più ha pagato la prolungata assenza di Marco Cusin, il cui rientro non è stato ancora programmato. La qualificazione alle Final Eight di Desio ha alzato l’asticella per il coach, chiamato al miracolo nelle ultime due giornate. I playoff sono sempre più lontani, ma nel complesso la stagione disputata rimane positiva. La programmazione a medio termine è stata eccellente e ha permesso alla società di non rimanere con i piedi bloccati nel fango.

ray_allan_1299Allan Ray – In pochi hanno preso sul serio la sua considerazione. In realtà, quanto detto dalla stella della Virtus Bologna non è nulla di nuovo. Non è il primo e non sarà l’ultimo a criticare i calendari della FIBA. «Dieci mesi di stagione sono assurdi», dice lui. Ha ragione, ma non esistono soluzioni applicabili nell’immediato. L’ideale sarebbe un calendario come quello collegiale, che vede le squadre giocare mediamente due o tre volte a settimana. Immaginate che venga disputato un turno di campionato la domenica e uno il mercoledì. Il programma nazionale verrebbe dimezzato, ma non ci sarebbe posto per quello continentale. Chi non disputa competizioni europee gioca molto poco, ma chi invece è protagonista fuori dai propri confini finisce già adesso per giocare ogni tre giorni. L’altra soluzione sarebbe il girone unico, senza andata e ritorno, con l’alternanza casa-trasferta biennale. Un anno gioco io la partita tra le mura amiche, quello dopo l’avversario. Mettereste davvero le sorti di un campionato nelle mani di quindici partite? Solo una completa rivoluzione della pallacanestro internazionale sarebbe in grado di cambiare le cose. Eurolega e FIBA dovrebbero lavorare a braccetto, cosa alquanto improbabile visto il tormentato rapporto tra le due.

Rispondi