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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

Basket: allenatore Dinamo Sassari Meo SacchettiSassari – Appare ormai in caduta libera. Assurdo se si pensa agli ultimi mesi della squadra di Sacchetti. Il 15 febbraio, al PalaSerradimigni, il Banco di Sardegna batte la Virtus Roma. Fatica a tratti, ma porta a casa con la giusta tranquillità due punti importanti. Poi la Coppa, il successo di Desio. L’ennesimo trofeo e l’arrivo di Kadji avevano riacceso il roster. Da quel momento in poi i successi consecutivi sono diventati otto tra Campionato e Coppa. Un mese e mezzo senza sconfitte, esauritosi il 29 marzo al Forum di Assago. La Dinamo cade sotto i colpi dell’Olimpia, ma nulla lascia presagire l’inizio di una vera e propria crisi. La classica vendetta servita da una Milano dal dente avvelenato e desiderosa di ribadire il proprio dominio contro quella che alla vigilia della gara era la seconda in classifica. Al termine della giornata Sassari viene scavalcata da Venezia, che nel pomeriggio aveva avuto la meglio su Pesaro.

Torniamo al presente, che ci parla di una squadra che di lì a poco avrebbe perso le successive tre. D’accordo, sono quattro sconfitte consecutive. Ma guardiamo le avversarie. Milano, Trento, Reggio Emilia e Varese. Del primo passaggio a vuoto, sempre che tale si possa definire, abbiamo già parlato. Della gara con Trento occorre dire che a primo impatto la sconfitta è stata inaspettata, non lo è ora considerando cosa hanno fatto gli uomini di Buscaglia nei turni successivi. A Reggio puoi anche perdere, essendo una rivale in classifica, quello che non puoi fare è mettere a referto solo 66 punti. Con Sassari è facile giocare al gioco del foglio oscurato. Se una squadra come la Dinamo viene tenuta sotto i 70 è facile prevedere una sconfitta, non c’è nemmeno bisogno di andare ad analizzare le prestazioni degli avversari. Il copione si è ripetuto domenica contro Varese. L’esito della sfida non è cambiato di una virgola. Il vero campanello d’allarme non viene però dai numeri, ma dall’atteggiamento della squadra. L’attacco ha sofferto e molto della crisi ha a che fare con un giocatore in particolare del quale parleremo a breve.

edgar sosaEdgar Sosa – È testardo e lo è sempre stato. Non ci vuole molto a capirlo, basta ricordare per cosa è famoso: la tripla allo scadere contro Kentucky. Qualche giorno prima Rick Pitino gli aveva chiesto di prendere in considerazione il trasferimento. Era in grande difficoltà e a Louisville in parecchi erano scontenti delle sue prestazioni. Tirava con percentuali rivedibili e in difesa lasciava a desiderare nonostante le potenzialità. «Pensaci. Sei un junior, hai ancora sufficiente tempo per imparare un nuovo sistema» gli aveva detto il coach. Niente, lui non lo ascolta e va a mettere dentro, al termine della partita successiva, un tiro pesantissimo. Tra l’altro i Cardinals stavano dominando, prima di farsi recuperare in un amen i 7 punti di vantaggio. Senza la tripla di Sosa sarebbe stato necessario l’overtime.

È questo il newyorkese, prendere o lasciare. Lo sa bene Romeo Sacchetti, che domenica si è trovato a discutere con il giocatore. Nella mattinata di lunedì è arrivata la risposta secca della dirigenza: Sosa è stato sospeso dagli allenamenti. Verrà tagliato. La mossa costringerà il Banco a tornare sul mercato. Lo stesso Sardara ha garantito che arriverà un sostituto. In fin dei conti parliamo di un giocatore chiave. L’esperienza isolana dello statunitense si chiude quindi in modo brusco, ironia della sorte nel turno che all’andata lo aveva visto dominare con 40 punti. Le difficoltà non sono esclusivamente di natura offensiva. Tende a impegnarsi poco quando le cose vanno male, specialmente in difesa. Ma questo lo sapevamo già dai tempi di Louisville.

enel brindisiBrindisi – È il grande punto interrogativo della stagione. Fatica a trovare una collocazione in classifica e obiettivi precisi. Fluttua ormai da diverse settimane nella zona in cui non si ha più nulla da chiedere alla stagione regolare. Attende di essere accoppiata a una delle quattro teste di serie. Al momento la squadra in questione sarebbe Reggio Emilia. Mancano ancora centoventi minuti di pallacanestro, ma le probabilità che quello spicchio di bracket resti invariato sono elevatissime. Nella sconfitta subita a Roma ha grosse responsabilità. Onore all’Acea per l’ottimo avvio, ma quando dopo un quarto e mezzo sei ancora in singola cifra significa che ci stai mettendo del tuo. Bucchi ha provato a dare la scossa, proponendo anche la difesa a zona, ma è servito a poco. Ora sono tre le sconfitte nelle ultime quattro trasferte, due delle quali maturate a Roma e Capo d’Orlando, partite che vedevano l’Enel favorita e che le sono costate punti importanti. Il momento non è positivo e le triple faticano a entrare. A livello offensivo i problemi emergono quando Denmon non ingrana, cosa che per fortuna dei pugliesi non accade di frequente. Nel girone di ritorno Brindisi ha sempre perso nelle giornate in cui la guardia ha realizzato meno di 12 punti. È attesa ora da Avellino, Milano e Reggio Emilia, con l’ultima a fungere da potenziale antipasto dei quarti di finale scudetto.

maurizio buscagliaMaurizio Buscaglia – Budenholzer ha appena vinto in NBA il premio di allenatore dell’anno. La scelta è interpretata da molti come il preludio all’MVP di Curry. Il ragionamento fila per vari motivi: il primo è che l’allievo di Popovich lo meritava più della concorrenza, il secondo è che il runner-up, ovvero Steve Kerr, ha avuto tra i propri giocatori il probabile MVP. Tutto ciò ha poco a che fare con il campionato italiano, almeno all’apparenza, ma è la dimostrazione di come MVP e COY facciano fatica a convivere. Concentriamoci esclusivamente sul caso nostrano. Buscaglia ha allenato Tony Mitchell. Entrambi sono i favoriti dei rispettivi premi individuali, quanto meno secondo noi. Ma l’americano rappresenta un punto a sfavore per l’allenatore nativo di Bari. I meriti della grande stagione disputata dalla Dolimiti Energia vanno equamente divisi tra i due protagonisti. C’è una grossa differenza tra Trento e Golden State. Con le ovvie e dovute proporzioni, la prima non ha l’organico della seconda, anche se l’Aquila Basket ha dimostrato con il trascorrere delle giornate di avere sufficiente talento da meritare i playoff. Trovarla in alto è una sorpresa fino a un certo punto.

Indicativa a riguardo è la partita giocata in casa contro Pesaro. Una gara vinta nello stile tipico delle grandi squadre. Trento può gestire le energie e scegliere quando premere sull’acceleratore perché la qualità a disposizione lo consente. L’altra grande differenza è l’assenza in quel di Trento di un secondo violino, facilmente identificabile a Oakland nella figura di Klay Thompson. Dopo Mitchell può esserci Owens come Pascolo. Nessuno dei due è l’indiscusso vice dell’ex Crimson Tide. Ci pensano i vari Spanghero, Baldi Rossi e Forray a rafforzare la candidatura di Buscaglia. Stiamo parlando di tre giocatori cresciuti nel corso del campionato. Il cerchio si chiude con l’incapacità di trovare un degno contendente. Paolo Moretti è di un altro livello, ha confermato quanto mostrato negli ultimi anni, ma non ha fatto abbastanza in stagione per meritare il premio più del collega alla guida della Dolomiti Energia. Prepariamoci dunque al doppio trionfo individuale, tale per modo di dire visto l’exploit dell’intero gruppo. Il tutto senza perdere di vista il lavoro della dirigenza, capace di sostituire una stella (Brandon Triche, l’uomo della promozione) con una più brillante (Tony Mitchell, a questo punto l’uomo dei playoff).

sacripanti-pinoPino Sacripanti – Settimana calda a Cantù. Due derby, entrambi al PalaDesio, e due vittorie. Abbiamo parlato molto nelle ultime settimane dell’Acqua Vitasnella e Metta World Peace, finendo per trascurare il vero artefice dell’ottimo momento canturino. Perché mentre tutti erano focalizzati sull’amico dei panda, Pino Sacripanti ha continuato a occuparsi del resto. È stato impegnato tra giocatori da recuperare, integrare e gestire. Nelle interviste è stato a tratti ambiguo, tanto da portare i più a chiedersi quale fosse il suo pensiero. Gli chiedevano di Metta e lui rispondeva parlando degli altri. Non era a chiaro a quale gioco stesse giocando, ma visti i risultati la linea tenuta ha dato i frutti sperati. Ha tirato fuori doti comunicative per certi versi inaspettate. La trama mediatica ha permesso al resto della squadra di rimanere al passo con Ron Artest. Il finale di stagione poteva degenerare in un Metta show e lui ha evitato che ciò accadesse. Aveva paura di non riuscire a gestire il tutto. La paura a volte fa brutti scherzi, in questo caso ha agevolato il coach, già di per sé umile. Il resto è sotto gli occhi di tutti.

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