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I cinque argomenti e personaggi della settimana di basket italiano appena trascorsa.

metta cantu entusiasmoL’entusiasmo – Ha contraddistinto i primi giorni italiani di Metta World Peace, seguiti nei minimi dettagli dalla stampa. Tutto è stato monitorato. Dal suo arrivo a Malpensa, dove ad attenderlo c’era una folla inusuale per un cestista che sbarca nel nostro Paese, passando per la presentazione al Pianella, fino ad arrivare alla prima al PalaCarrara. La macchina del marketing è stata ottimamente messa in moto dalla Pallacanestro Cantù. Sono comparsi i primi panda sugli striscioni, sulle magliette e tra le mani degli appassionati sotto forma di peluche. Non poteva mancare all’appuntamento la Lega Basket, che ha intervistato il giocatore nel corso del classico spazio domenicale. La pallacanestro italiana è tornata ad essere un argomento di discussione tra i fan dell’NBA, categoria dalla quale attingere potenziali spettatori.

Al resto ci hanno pensato i social network. Cantù su Twitter si è scatenata, arrivando a tirare in ballo le più grandi testate internazionali. Ci hanno preso gusto, forse troppo, ma come dare loro torto. Metta World Peace è una star moderna e capace di sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalla rete. Merito del personaggio e di chi studia le migliori strategie per promuoverlo. Farà parlare di sé anche quando avrà appeso le scarpe al chiodo, ne siamo sicuri. Fa bene Cantù a mettersi in scia, l’occasione è di quelle ghiotte. In un certo senso il suo ingaggio può essere visto come un investimento pubblicitario. Esistono aggiunte più sicure, molte delle quali fattibili con cifre minori. Cantù con questa operazione ha scelto di correre determinati rischi.

metta_world_peace_cantuLe polemiche – Non si sono fatte attendere. Senza dubbio si può essere favorevoli o meno a un certo tipo di promozione del prodotto, a riguardo ci siamo già espressi nel precedente Quintetto. Ha senso lo scontro visto in settimana tra le due fazioni? Metta World Peace è senza dubbio il personaggio più difficile che ci potesse capitare. In Italia siamo abituati alle chiacchiere da bar, alle balotellate e alle cassanate. Su di esse abbiamo costruito una vera e propria letteratura. Viene più facile trasformare uno come Ron Artest in un fenomeno da baraccone. Nessuna sorpresa che le pagine dei giornali siano state occupate prevalentemente dagli episodi violenti. A pochi importa che nel 2010 il giocatore abbia indirizzato l’anello verso i Lakers, con quella famosa tripla in gara sette, figuriamoci che abbia intrapreso la via del cambiamento.

Si è calmato, sono più le partite in cui ha giocato a pallacanestro che quelle in cui ha fatto a botte. Alcune teorie alla base del giornalismo dicono che il lettore sia spinto da un preciso fine. Ecco, quel fine in questo caso è sentirsi dire che è appena arrivato in Italia il violentissimo e pericolosissimo Metta World Peace. È da qui che nasce lo scetticismo, il dubbio che gli appassionati siano lì per vedere il bullo e non il campione NBA. Bisognerebbe fare un’indagine statistica per capire meglio certi fenomeni. Fermare ogni spettatore all’ingresso per porgli la fatidica domanda: «Sei qui per Metta? Qual è la prima cosa che ti viene in mente di lui?». E se nessuno nelle prossime settimane proverà a farla è principalmente per paura. Pensate a quanto sarebbe drammatico scoprire che il personaggio chiave di questi mesi sia stato completamente frainteso o, peggio ancora, che lo spettatore occasionale abbia deciso di seguire la Serie A per motivi prettamente extra cestistici.

5559f831519b731772b53ae4475e8091_169_xlIl sold out – Massimo Oriani ha espresso un’opinione. In quanto tale va innanzitutto rispettata. Poi possiamo condividerla o meno, dire la nostra, a patto che ciò venga fatto in modo educato. In rete, nei principali siti in cui gli appassionati si ritrovano per commentare le notizie, la critica è spesso degenerata nell’insulto e nell’attacco alla persona, atteggiamento da condannare a prescindere. Il buon Massimo ha sbagliato completamente piazza. Verosimilmente il tutto potrebbe essere riproposto con piena cognizione di causa quando ci troveremo di fronte a realtà meno abituate a un palazzetto pieno. C’è una clausola sul contratto che permette a Metta World Peace di saltare l’ultima di regular season contro Roma per assistere al match tra Pacquiao e Mayweather, destinato a scrivere una delle pagine più importanti della boxe recente. Non sarà al PalaTiziano, ma proviamo per un attimo a immaginare un tutto esaurito nella capitale. Non spostare la sfida al PalaEur sarebbe un crimine. La presenza del giocatore non verrebbe adeguatamente onorata. Questo per dire che il momentaneo trasloco non è di per sé sbagliato, lo è quando si parla di Pistoia e Firenze, seppur ironicamente. In definitiva, l’editoriale di Massimo Oriani analizza un problema reale, ma che non ha nulla a che fare con il contesto toscano.

Tralasciando la discussione sul campanilismo e sulla cultura sportiva, la risposta al comunicato della società è lecita. Pistoia era partita con «l’intento non di gettare benzina sul fuoco ma di chiudere una polemica di cui, francamente, nessuno sentiva il bisogno». Peccato che poi lo abbia fatto nelle righe seguenti, senza minimamente accennare al comportamento dei tifosi, il cui malumore potrà anche essere “comprensibile” ma che non giustifica le offese al giornalista. Chi sta scrivendo le ha appena lette. Non serve una ricerca approfondita. Possibile che la società non le abbia viste? Siamo nel 2015 e si presume che il generico lettore, di cui abbiamo parlato prima, sia in grado di pensare e giudicare autonomamente. Eppure continuiamo a vedere comunicati del genere. Il discorso non riguarda più Pistoia, come avrete capito, ma l’intero panorama della pallacanestro italiana. Non riescono proprio a trattenersi le società? Per di più i comunicati hanno come oggetto editoriali, articoli che in linea teorica non richiedono una smentita o una presa di posizione ufficiale. Fatto alquanto curioso, non trovate?

5828b84349df2018c1e894b5f00cb7e7_169_xlItalian Madness – Sarà che siamo a marzo. Sarà che siamo prossimi alle Final Four del torneo NCAA. Fatto sta che nella prima italiana di Metta World Peace la follia cestistica non è mancata. Gli dei hanno regalato al nostro basket la partita giusta al momento giusto. È stata una gara capace di emozionare a prescindere dall’esordio dell’americano. La vittoria di Pistoia, arrivata grazie al tap-in di Tony Easley, è pesantissima in ottica playoff. Tanto il rammarico per Cantù, capace di riaprire e prolungare le danze. Per i lombardi sembrava fatta. Poi la brutta rimessa di Stefano Gentile, con la palla che sbatte sul ginocchio di Ron Artest, ha regalato ai toscani il possesso rivelatosi decisivo. Positivo e dinamico l’approccio di Metta, autore in difesa di giocate e letture di altissimo livello. In attacco le scelte di tiro hanno lasciato a desiderare. La rimonta canturina è coincisa con il suo farsi da parte a livello offensivo. “Give him credit” direbbero gli americani: si è reso conto di essere nocivo e ha lasciato che fossero gli altri a cercare la retina. Roba da vero uomo squadra. È sulla strada giusta.Non dobbiamo però cadere in considerazioni tipiche di inizio campionato. Ha grandi margini di miglioramento, soprattutto dal punto di vista fisico, ma il tempo a disposizione non è infinito.

fratesFabrizio Frates – Nella serata di martedì è arrivato l’esonero di Frank Vitucci. La decisione era nell’aria da diverse settimane. In quel di Avellino il malumore era sfociato in pesanti contestazioni. Difficile per la società girarsi dall’altra parte, considerando anche la posizione in classifica della Sidigas, sempre più lontana dalla zona playoff. Nelle ore successive al cambio di rotta, il favorito numero uno nella corsa al posto sembrava Luigi Gresta, appena rientrato dall’esperienza in Kuwait. Il contatto c’è stato, come confermato dall’allenatore sui social. Ma all’ultimo la dirigenza biancoverde ha virato su Fabrizio Frates, già erede di Vitucci due anni fa a Varese. Dispiace per Gresta e per il sogno sfumato di tornare a sedere sulla panchina campana, questa volta da capo allenatore. Buono invece l’inizio del tecnico lombardo: Avellino ha vinto in casa contro la Virtus Bologna mostrando un buonissimo gioco. Ha messo a referto tanti assist (25 per la precisione, massimo stagionale) e mandato in doppia cifra cinque giocatori, oltre a rubare palloni importanti. Le prospettive per un finale di campionato in crescendo ci sono tutte. Spetta al neo coach cambiare il finale non proprio felice del precedente varesino.

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