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alessandro_nesta_r400_thumb400x275Nessuno ha mai stoppato il pallone di petto con la sua eleganza, nessuno è mai entrato in scivolata con la sua compostezza. I capelli raccolti dietro, lo sguardo di chi sapeva già cosa avrebbe fatto l’avversario di lì a poco: a guardar giocare Nesta veniva voglia di fare i difensori.

Avete dei dubbi sul fatto che Sandrone sia stato il più grande difensore ad aver mai calcato un campo da calcio? Mi dispiace, ma per i dubbi non c’è spazio. Partiamo dal presupposto che la scuola dei difensori italiani sia la più importante della storia. Bene, elenchiamo ora alcuni di quelli che, tra gli italiani, sono considerati i più forti ad avere mai giocato: De Vecchi, Burgnich, Scirea, Gentile, Baresi, Maldini, Cannavaro. Ebbene, Alessandro Nesta, tra quelli citati, è stato il più forte. E per più forte s’intende il più completo, ovvero colui che unisce eleganza, senso della posizione, tecnica, tempistiche d’intervento, marcatura a uomo e copertura a zona, tutto quanto ai massimi livelli. Nesta nel corso della sua carriera ha messo in mostra tutte queste caratteristiche, risultando l’unico difensore in circolazione ad essere in grado di fare reparto da solo. Non ci sono Cannavaro, Puyol o Terry che tengano: “Tempesta Perfetta” (mai soprannome fu più azzeccato, per come racchiude in sé tutte le qualità del giocatore) è stato in grado di rendere grande un compagno di reparto come Kaladze, che francamente non è esattamente uno che avresti pensato avrebbe sollevato due Champions League. E lo stesso ha fatto con Simic, Laursen e tanti altri, rendendoli presentabili in campo internazionale. La qualità più grande di Nesta è stata proprio quella di tenere a galla con estrema nonchalance qualsiasi difesa in qualsiasi situazione di gioco. Sempre, con eleganza. Dentro e fuori dal campo. Mai una parola fuori posto e mai un intervento da codice penale, basso profilo, anticipi e recuperi, rilanci e chiusure. Nesta è stato da esempio a intere generazioni di difensori, ha fatto scuola nonostante un fisico che lo ha spesso messo fuori gioco.

festa nestaIn Italia oggi mancano difensori, i brasiliani vengono in Serie A a guidare le difese, e lo fanno anche molto bene, vedasi alla voce Lucio e Thiago Silva. Ma Nesta era un’altra cosa. Nesta ha cambiato la concezione di difensore come ruolo per piedi rudi e omaccioni bruti, Nesta ha dimostrato che stoppare un avversario lanciato in porta palla al piede ha la stessa portata artistica e drammatica di una punizione disegnata col compasso o di un gol in acrobatica rovesciata. Nesta aveva un dono che nessun altro prima di lui aveva mai avuto: lo guardavi difendere ed era come ascoltare un jazz di Benny Goodman, era arte, era nato per fare quello, era l’incarnazione della vocazione del difensore.

Per questo dobbiamo mostrare i suoi interventi ai bambini, perché non si vive di soli Inzaghi, ci vogliono altri Nesta. Per vincere, ma non solo. Ci vogliono altri Nesta perché Nesta vuol dire essere decisivi senza stare sotto la luce dei riflettori. E la storia la fanno quelli come lui, quelli che quando ci sono quasi non ti accorgi, ma quando mancano lo senti. E infatti, adesso che ha salutato, ci sentiamo tutti più scoperti, come quando partiva un contropiede avversario e lui non era in campo.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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