Pantani, ricordo lapresse

prima pagina gazzettaDa venerdì sera è sulla bocca di tutti: il caso Pantani è stato riaperto. Da suicidio involontario, si è passati ad omicidio. Dopo 10 anni dalla sua morte, l’unica cosa che sappiamo è che è morto per aver ingerito una dose eccessiva di cocaina. Niente di più. Anzi, sempre di meno, perché più passa il tempo, più vengono fuori nuovi particolari sugli ultimi 6 giorni di vita di Marco che ci lasciano sconcertati. In questi giorni sono tantissimi gli articoli che tappezzano le pagine dei giornali e riempiono i servizi in televisione gridando allo scandalo, facendo a gara per chi era stato il primo a dire che il caso andava riaperto tempo fa, coprendosi il volto girando lo sguardo da un’altra parte per non vedere ciò che è fonte di indignazione e sdegno. Sì, ma cosa è veramente fonte di indignazione e sdegno? Cosa non vogliamo vedere?

Ormai la vicenda è nota a tutti: la Procura di Rimini ha avviato una nuova inchiesta a seguito di un esposto presentato dai genitori di Marco Pantani, frutto di circa dieci mesi di indagine sui punti lasciati più oscuri dagli inquirenti dieci anni fa. Il doppio ingresso nella camera di Marco al residence Le Rose di Rimini, i giubbotti da sci che nessuno sa come siano arrivati in quella stanza ma tutti dicono che non li ha portati Marco al suo arrivo in albergo, la bottiglia mezza piena abbandonata sul tavolo e mai analizzata nel suo contenuto, l’autopsia che ora viene smentita in diversi punti, il disordine della camera che sembra essere stato creato ad hoc. Sono tutti particolari che vengono definiti come “buchi neri” dell’indagine e sui quali fa leva il documento presentato dalla famiglia di Marco. E leggendo di ricostruzioni di quel 14 febbraio 2004, di video girati allora dagli inquirenti, di nuovi fatti ed elementi che emergono nella scia dell’omicidio più che del suicidio, francamente, anche io mi sento confuso. Perché è così palese che qualcosa non tornasse già all’epoca e pare impossibile che per tutto questo tempo chi avrebbe dovuto cercare la verità su quel giorno se ne sia dimenticato non accorgendosi di quelle che a noi oggi vengono presentate come evidenze. Mi hanno praticamente già convinto che Marco sia stato ucciso. Così come mi avevano convinto 10 anni fa che si era suicidato. Certo, involontariamente, ma si era suicidato. Ma nonostante queste nuove prove sventagliate davanti a tutti, c’è ancora qualcosa che non mi lascia tranquillo.

Madonna di campiglioPrima si diceva che Marco era stato lasciato solo e si parlava degli spacciatori e del traffico di droga della riviera. Poi silenzio, fino al 14 febbraio di ogni anno, in cui Pantani ritornava ad essere celebrato come l’eroe triste dei nostri tempi. Per un giorno solo. Poi, ancora un anno di silenzio. Fino all’inizio di questo 2014, decennale della sua morte, nell’anno in cui il Giro d’Italia ha riproposto tappe ed arrivi per celebrare la memoria del Pirata. E ora… Marco che è stato ucciso e, tra le righe (ma neppure tanto), velate accuse alla Procura di Rimini e agli inquirenti che si occuparono del caso. E nuovi indizi e nuove indagini. E nuovi capri espiatori. E nuove distrazioni. Perché in tutto questo, in tutti questi lunghi 10 anni, ci si è dimenticati dell’uomo Pantani e del suo dramma. Un dramma così profondo e doloroso che lo ha portato lontano da ciò che più amava e sapeva fare bene. Un dramma così umano, che pochissimi hanno saputo accogliere e guardare. Non spiegare, perché come si fa a spiegare una vita come quella di Marco? Come si fa ad incasellare in un articolo, o in un libro o in una indagine, una ferita tanto seria quanto devastante come quella che ha portato il fuoriclasse di Cesenatico sulla via della cocaina? Certo che penso sia assolutamente importante capire veramente cosa è successo. Ma ciò che mi interessa principalmente, è che non venga dimenticato l’uomo che era Marco, con tutto ciò che di grande e di vero ha fatto, senza censurare neanche tutto ciò che di doloroso e sbagliato ha compiuto. Tutto.

Funerali Pantani lapressePerché ridurre questo uomo, questo amico, alla notizia del giorno, ad un film di cronaca nera che si impasta a quella sportiva senza essere in grado di reggere lo sguardo davanti al suo silenzioso grido, mi inquieta ancora di più che sapere che forse Marco è stato ucciso. E allora, se siamo incapaci di stare in piedi fermi di fronte a questo dolore visto che non siamo in grado di capire perché è successo, perché da quel giorno a Madonna di Campiglio non si è più rialzato e perché si è poi trovato così solo e cosa doveva bruciare nel suo cuore e nella sua testa in quegli anni, dal 1999 in poi, allora per forza dobbiamo trovare altro da dire al riguardo del nostro Pirata. Ma se tutto ciò che ci rimane di Pantani è un (giusto e legittimo) dibattito suicidio/omicidio e se tutto ciò per cui lo ricorderemo sarà la parabola triste di un campione irripetibile avvolto in un alone di mistero fino al giorno della sua morte, allora Marco, ti abbiamo già perso.

11 Commenti a “Il Pirata lo stiamo uccidendo (di nuovo) anche noi

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