Bonucci lapresse

Dall’1 al 10 le notizie sportive più assurde e inutili della settimana appena trascorsa, raccontate con ironia e sarcasmo. Sperando di prendervi, anche questa volta, in contropiede.

Voto 10 a Bonucci il combattente. Prima una signora partita a Napoli, contro gli azzurri, poi il dominio (doppio) contro l’Hellas: la Juventus ha risposto sul campo alle critiche piovutegli addosso dopo le prove scialbe viste con Sampdoria e Inter. E a tirare fuori gli artigili dopo il match di Napoli è stato Leonardo Bonucci, forse con ancora un po’ troppa adrenalina in corpo: «Una prova con i coglioni». E davanti a un giornalista partenopeo che paventava una superiorità bianconera in Italia a causa dei favori arbitrali, mentre in Europa la musica cambia, Bonucci, con lo sguardo che manco Leonida alle Termopili, risponde: «Intanto noi siamo agli ottavi di Champions, voi in Europa League». E fu il silenzio. Non proprio simpatico, ma di certo efficace. Senza contare che tutti i torti, forse, non ce li ha.

michelle-jenneke-sports-illustrated-5-367x600Voto 9 a Jenneke, in formissima. Come capire lo stato di forma di un’atleta nell’era dell’Internet 2.0? Facile: osservando i suoi filmati in costume da bagno che vagano per la rete. O almeno così è possibile fare con Michelle Jenneke, l’australiana diventata famosa per il balletto che compie durante il riscaldamento prima delle gare. Cari suoi tifosi, state tranquilli: a quanto pare sta benissimo ed è in formissima. Se volete potete accertarvi delle sue condizioni grazie al filmato sottostante.

Voto 8 al comunicato stampa del Milan sul terzo posto. Che siano tempi grami per i rossoneri di Milano lo ha dimostrato anche l’ultima giornata di campionato, con la sconfitta interna per mano dell’Atalanta. Ma il 2015 non è certamente iniziato nei migliori dei modi per il Milan, con 1 solo punto ottenuto nelle ultime tre sfide. Qual è, dunque, la cosa migliore da fare per placare gli animi caldi dei tifosi in questi casi? In casa Milan lo sanno bene: offrire un diversivo, un argomento di discussione che aiuti i milanisti nelle diatribe da bar su chi è messo peggio tra rossoneri e nerazzurri. Per questo il 12 gennaio la società di via Aldo Rossi ha emesso un comunicato stampa intitolato “Milano 2014-2015: 5 punti la distanza di classifica dal 3° posto” (oggi diventati 7) e che così recita: «Football Data ci ricorda (come se ce ne fosse stato bisogno, ndr), a fronte dei 5 punti che separano attualmente il Milan dal terzo posto in classifica, che un anno fa la distanza era di 17 punti mentre due anni fa i punti erano 9». Non è uno scherzo naturalmente. L’hanno fatto veramente. A questo punto, però, perché non ricordare che 34 anni fa il Milan era in Serie B? Visto l’andamento del campionato non si sa mai…

ibra ansaVoto 7 a Ibra sbeffeggiato dagli anarco-ambientalisti. Ok, premessa: questa storia ha dell’assurdo. Un po’ perché non riesco a capacitarmi dell’esistenza degli “anarco-ambientalisti”, un po’ perché non riesco a capacitarmi dell’esistenza di gente col coraggio di pigliare per il culo Ibrahimovic. Fatto sta che questa settimana è stata diffusa la notizia che un gruppo di anarco-ambientalisti avrebbe recapitata a casa Ibra, a Parigi, una finta granata d’oro, un po’ per prenderlo per i fondelli per l’esclusione dalle nomination per il Pallone d’Oro, un po’ per minacciarlo dopo che l’attaccante svedese, durante una battuta di caccia, ha ucciso un alce di ben 500 chili (anche dell’esistenza di alci così grosse fatico a capacitarmi). Non so, di tutto questo, quale sia il particolare più assurdo. Pertanto fate vobis.

Voto 6 alle facce di Mandorlini durante Juventus-Verona. Prima ne ha presi 6 in Coppa Italia, poi, non pago, altri 4 in campionato: la doppia sfida Juventus-Verona, avvenuta negli ultimi 4 giorni, ha visto gli scaligeri soccombere sotto i colpi dei bianconeri. Poteva scendere in campo anche Grygera a braccetto di Armand Traoré, la situazione non sarebbe cambiata: faceva gol a Rafael chiunque. Ma se in tutto questo si può salvare qualcosa, beh, è la faccia di Mandorlini, tecnico dell’Hellas, durante tutta la sfida di domenica sera: impassibile. Probabilmente dentro di sé stava tirando giù saracche che neanche Ceccherini all’Isola dei Famosi, ma fuori impassibile. Solo l’ardire, al minuto 7 e sotto di due gol, di guardare il cronometro. Stoico.

leo antonella roccuzzoVoto 5 alla coppia Leo Messi e Antonella. Si è svolta, lunedì 12 gennaio, la cerimonia di premiazione per il Pallone d’Oro 2014. Sappiamo che a vincere è stato CR7 (again and again), ma sul piano del gentil sesso, questa volta, Antonella Roccuzzo in Messi non ha avuto rivali. La bellissima Irina, fidanzata (ex?) del fuoriclasse portoghese non era presente e il red carpet è stato tutto per la bella compagna della Pulce. E allora perché questo 5? vi chiederete. Beh, perché una coppia è composta da due persone: il 5 è la media perfetta tra il 10 per la bellissima Antonella, il 5 per Messi che abbandona la sua compagna per firmare autografi e lo 0 dell’inguardabile abito del talento del Barcellona. Ne azzeccherà mai uno prima del suo ritiro?

Voto 4 alla polemica tra Lazio e Roma. Diciamo spesso che i calciatori dovrebbe essere i primi a mostrare fair play se vogliamo combattere la violenza negli stadi italiani. A Roma, però, i primi dovrebbero forse essere i presidenti. Dopo il derby capitolino, finito 1-1, Lotito e Pallotta non se le sono mandate a dire, scambiandosi bordate a suon di social e mezzi stampa. In principio, la materia del contendere è stato il selfie di Totti, che Lotito ha ritenuto «inappropriato». Pallotta, attraverso Twitter, ha dichiarato che «mi sarebbe piaciuto di più un selfie della faccia di Lotito dopo il gol dell’1-1». Peccato che poi la polemica sia passata di livello, andando a toccare conti, bilanci e altre noiosissime questioni. Cari presidenti, se proprio volete sfracassarci le scatole usando i media come post-it reciproci, almeno fatelo con argomenti arguti o quantomeno interessanti. Non ‘sti battibecchi da quinta elementare.

Roy HodsgonVoto 3 ai voti per il Pallone d’Oro di Roy Hodgson. La faccia particolarmente sveglia non ce l’ha proprio e se n’erano accorti qualche anno fa anche quelli della Gialappa’s. Ma si pensava che, di calcio, qualcosina ne capisse. I dubbi, però, ci assillano da quando son stati resi noti i voti dei tecnici delle Nazionali per l’assegnazione del Pallone d’Oro. Il tecnico dell’Inghilterra ha messo, al primo posto, Javier Mascherano, autore di un ottimo Mondiale, ma lontano anni luce dai vari Cristiano Ronaldo, Messi e Neuer. Va beh, direte voi, scelta personale. Avrà messo gli altri dietro. Ebbene, no. Al secondo posto, infatti, ha messo Lahm, forse uno dei meno in luce tra i teutonici campioni del mondo. Solo al terzo posto Neuer. Noi ci ridiamo su, ma in Inghilterra c’è chi l’ha presa malissimo: i tifosi dei Tre Leoni, infatti, ritengono che queste scelte siano la dimostrazione di come Hodgson non sia un allenatore all’altezza della Nazionale. Epiteti di ogni genere (nessuno carino, of course) gli sono stati affibbiati. E per quanto umanamente ci dispiaccia, a tutto c’è un limite. Mascherano migliore al mondo anche no.

Voto 2 alla Caf, che ha spogliato una calciatrice per dimostrare che è donna. Si chiama Genoveva Añonma e nel 2008, durante la finale della Coppa d’Africa femminile, realizzò il gol che consegnò la vittoria alla sua Nazionale, la Guinea Equatoriale. Un sogno ad occhi aperti: la vittoria, davanti al pubblico di casa e con in più il titolo di capocannoniere del torneo. Invece fu l’anticamera di un piccolo incubo. Genoveva proprio bella non è, anzi, e tra le avversarie qualche malalingua iniziò a mettere in giro una voce: l’attaccante della Guinea, in realtà, è un uomo. La voce giunge alle orecchie dei dirigenti della Caf, la federazione calcistica africana, che decide di chiudere la questione nel modo più duro e crudo: farla spogliare davanti a dei commissari. «È stato umiliante» ha raccontato oggi Genoveva, che donna lo è eccome. Ed è un peccato che, nel XXI secolo, se non si è avvenenti, per dimostrarlo bisogna mostrare le tette e gli organi genitali.

lance easleyVoto 1 alla depressione dell’arbitro che ha sbagliato un fischio. Noi italiani, ammettiamolo, ci divertiamo un sacco a prendere di mira gli arbitri. Capri espiatori perfetti quando qualcosa non funziona nelle nostre squadre. Fortunatamente loro sono dei professionisti e sono stati abituati (si spera) alla pressione che, domenica dopo domenica, devono sopportare. Qualche volta, però, vi siete fermati a pensare a come possono vivere loro i nostri insulti? Una storia ce lo dice. Lance Easley ha 55 anni ed è stato a lungo un arbitro per hobby. Vice-presidente di una filiale di Los Angeles della Bank of America abitualmente, arbitro di football americano dilettante nei momenti liberi. Sposato, una vita tranquilla. Poi arrivò il 2012: uno sciopero degli arbitri costrinse l’Nfl a sostituire gli arbitri professionisti per non fermare il campionato. Anche Easley fu così contattato. Accettò, per lui era un sogno che diventò realtà. A Seattle, però, davanti a 80mila persone, prese la decisione sbagliata: un fischio che costò la vittoria agli ospiti. Fu il finimondo: i medi si fecero beffa di lui, lo prendevano in giro in ogni dove. I tifosi, invece, lo minacciavano ovunque andasse. Easley cadde in depressione. Due anni e oltre dopo, di lui si ricordano in pochi. Chi non è riuscito a dimenticare, però, è proprio Easley: la depressione lo ha costretto a fare dentro e fuori da diverse cliniche, ha perso il lavoro e ha divorziato dalla moglie. Un fischio sbagliato gli è costato una vita intera. Ecco, probabilmente tutto questo non accadrà mai ai nostri arbitri (lo speriamo), ma la prossima volta, prima di urlare “cornuto” al direttore di gara di turno, pensiamo a Easley. E mordiamoci la lingua.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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