xabi alonso reuters

Voto 10 a chi ha detto che Xabi Alonso non ha stretto la mano a Platini. Finale di Champions, Xabi Alonso, per una discutibile regola della competizione, è costretto a saltare la finale. Soffre sugli spalti, ma al momento della vittoria del Real sui concittadini dell’Atletico, si lascia andare e corre in campo con i compagni. Platini decide che la giusta punizione è un’altra giornata di squalifica, che il giocatore ha scontato nella finale di Supercoppa europea vinta dai blancos contro il Siviglia. A fine partita l’ex Le Roy, ora Imperatore d’Europa Michel, consegna le medaglie. È il turno di Xabi Alonso, che, con la faccia di chi vorrebbe sputargli in un occhio (sarebbe stato voto 10 a vita), si prende la sua. I media montano una piccola polemica: “Ha rifiutato di stringere la mano a Michel Platini”. Cazzate. Va detto chiaro e tondo: cazzate. La stretta di mano c’è, coperta dalla coppa ma c’è. Di cosa stiamo parlando quindi? Chiaro esempio di inutilità montata ad arte per aver di che scrivere. E noi, per il nostro Pagellone, ringraziamo.

charlotte caniggiaVoto 9 alla figlia di Claudio Caniggia, Charlotte. A Bergamo l’hanno amato come pochi e in Argentina è un idolo: Claudio Paul Caniggia, una chioma bionda, un calciatore sopraffino. Di ali come lui, il calcio moderno, ne offre ben poche. Per tutti Caniggia era “il figlio del vento”, per la sua velocità e quei capelli all’aria che facevano impazzire tifosi e tifose. Ma non è di lui che vogliamo parlare, bensì della “nipote del vento”, ovvero della figlia dell’ex calciatore, Charlotte Caniggia. 21 anni e già due labbra da far invidia ad Alba Parietti, 21 anni e un book fotografico così casto da far impallidire la sobria Wanda Nara. Insomma, con il vento dell’Argentina giungono a noi solo cose belle.

Voto 8 all’invasione di campo delle mucche in Perù. Un terreno di gioco più imbarazzante di tre quarti di quelli del nostro Csi, con un’erba così alta da sembrar un pascolo e così dev’esser parso ad una mandria di mucche che ha deciso di invadere il campo dello stadio Municapal de Mazuko durante un incontro valido per la Coppa Peruviana. Il video che ha ripreso il tutto ci permette di rivalutare profondamente lo stato del nostro calcio, dotato anche in Eccellenza, Promozione e compagnia bella di strutture più decenti di quelle a quanto pare in uso in Perù. I ruminanti sul campo da gioco paiono, sinceramente, l’ultimo dei problemi.

Yu-Na Kim Sochi 2014 reutersVoto 7 alla conversione di Yu-Na Kim. Per la prima volta nella storia il Papa sorvola la Cina e sbarca in Corea del Sud. Per l’occasione, il quotidiano L’Osservatore Romano ha deciso di intervistare una delle personalità più di spicco del Paese orientale, cioè la pattinatrice su ghiaccio Yu-Na Kim. Sublime, elegante, affascinante e cattolica: quale miglior sponsor per la Chiesa laggiù? La 23enne, campionissima del pattinaggio e argento a Sochi 2014 solamente grazie ad un magheggio in perfetto stile putiniano, è parsa una Madre Teresa dei tempi moderni: pura, limpida, credente fervente e dedita alla carità. Naturalmente la storia non sarebbe stata così interessante se la Kim fosse nata cristiana. No, lei si è convertita al cristianesimo nel 2008. Lungi da me giudicare le scelte di vita e di fede, anzi, ma forse il talento sopraffino di questa atleta avrebbe meritato più spazio e più parole, compito che non sarebbe dovuto certamente essere di un quotidiano come L’Osservatore. Onore a loro che hanno dato un po’ di spazio a questo fantastico sport poco seguito (se non per la Kostner).

Voto 6 a quel burlone di Piquè. Conoscendolo stiamo capendo che la bellissima Shakira, in lui, non ci ha trovato solamente virilità e un bel fisico, ma anche tanta tanta simpatia. Naturalmente scherzo. Gerard Piquè, per quanto ci provi, non risulta simpatico a nessuno. Ultimamente ce la sta mettendo proprio tutta per mostrarsi burlone e giocherellone, ma i risultati sono grotteschi. Il primo tentativo l’ha fatto in aereo, mentre il Barcellona raggiungeva Helsinki per un’amichevole: il difensore blaugrana ha fatto scoppiare una fiala puzzolente, che ha fatto andare su tutte le furie l’equipaggio del volo e gli altri passeggeri . Meno di una settimana dopo, durante il primo allenamento di Luis Suarez con il Barcellona, Piquè ha, durante un torello, bloccato con le mani il pallone mentre il suo nuovo compagno tentava uno stop al volo. Grasse risate per il difensore, che pare essere l’unico a sganasciarsi per i propri bizzarri scherzoni. Sarebbe interessante, a questo punto, sapere se anche a casa è così. Ma credo di no. O lo spero.

Nicklas Bendtner con l'ex Julie ZangenbergVoto 5 a Julie Zangenberg che ha scaricato Niklas Bendtner. Ce lo ricordiamo scansafatiche e provolone come non mai durante la festa del secondo scudetto bianconero di Conte; ce lo ricordiamo inutile sul campo ma essenziale nei party: Niklas Bendtner, a Torino, ha lasciato il segno. E dopo un’annata con pettinature indegne e poche presenze all’Arsenal, ha trovato finalmente una nuova casa per la prossima stagione, cioè il Wolfsburg, Bundesliga. Peccato però che con lui non ci sarà più la sua fidanzata, l’attrice e modella Julie Zangenberg, che a quanto pare non ha particolarmente apprezzato di doversi trasferire da Londra alla città industriale tedesca. E così i due si sono lasciati. Niklas, se già pavoneggiava per i club più chic da fidanzato, figuratevi come sarà scatenato ora, mentre la bellissima Julie torna su piazza. Tutti contenti, anche se per i fan sfegatati dell’attaccante danese la scelta della donna pare incomprensibile.

Voto 4 alla maledizione di Ramsey. Sia chiaro, non perché ci credo, ma perché ha profondamente rotto le palle. “Segna Ramsey e qualche personaggio famoso muore”, narra la maledizione, tornata in auge dopo che il fuoriclasse gallese ha sfoderato una prestazione super (ornata dal gol) nel Community Shield vinto dai Gunners a scapito del Manchester City. Il giorno dopo, infatti, è deceduto l’attore Robin Williams. Prima era successo con Whitney Houston, Bin Laden, Gheddafi, Steve Jobs, Paul Walker e Mandela. Nessun morto però dopo che la scorsa stagione, ad inizio Premier, in appena 13 partite il giovane centrocampista aveva realizzato addirittura 8 reti. Siamo probabilmente innanzi al primo caso di maledizione ad uso personale, valida quando fa comodo al giornalista di turno. E il giornalista di turno, spesso (purtroppo), è ben più di uno.

Andrea Mitchell D'Arrigo (da suo sito)Voto 3 al caso D’Arrigo nella Nazionale di nuoto azzurra. Ambiente strano quello delle Nazionali sportive, soprattutto quando si tratta di Nazionali per sport singoli e non di squadra, com’è il nuoto. Gli “amici” sono anche i rivali, i compagni di stanza sono anche gli avversari del giorno dopo, i capitani sono quelli che si devono guardarsi dalle nuove leve, pronte a fregargli il posto. Non impressiona quindi che nuove critiche siano giunte sul gruppo azzurro attualmente a Berlino per gli Europei. Il caso è quello scatenato dal 19enne italo-americano Andrea Mitchell D’Arrigo, che ha ritenuto un atto di nonnismo il “rito goliardico” della rasatura dei capelli per le matricole azzurre. Il ragazzo ha detto di esser stato obbligato a sottoporsi al rito con la minaccia di essere escluso dal gruppo. Non so se sia vero, ma trovo imbarazzante che una Nazionale di professionisti sia costretta ad affrontare una competizione tanto importante, ancora una volta, con il fardello dei media sulle spalle. I responsabili della comunicazione interna alla Fin si prendano le proprie responsabilità e gli atleti crescano un po’, anche perché i “riti goliardici” sono roba di una tristezza imbarazzante.

Voto 2 a Mekhissi e la maglietta tolta che gli è costata l’oro. Voi, fisicati orgogliosi dei vostri muscoli scolpiti, e voi, atleti che amate perculare noi curvilinei sovrappesi. La punizione inflitta al francese Mekhissi a Zurigo è una punizione per tutti voi. L’atleta, giunto primo nella gara dei 3000 siepi, è stato squalificato per essersi tolto la maglia in segno d’esultanza prima dell’arrivo. Un po’ come quei calciatori che si fanno espellere per aver esultato sfilandosi la maglietta. Regola stupida, ma ancora più stupido tu, cosciente che t’aspetta una punizione e comunque lo fai. Intanto noi, soffici oversize, godiamo sommessamente.

Voto 1 ai due morti alle Olimpiadi degli scacchi. Se pensate che gli scacchi siano uno sport poco pericoloso (o non siano proprio uno sport), dovreste cambiare la vostra opinione. Durante le Olimpiadi in corso a Tromso, infatti, ben due giocatori sono morti per cause naturali, si pensa per colpa dello stress fisico e mentale a cui sottopone l’atleta questo sport che prevede match lunghi anche sei o sette ore. Una vera e propria faticaccia. Anche se poi, a ridimensionare le visioni catastrofiste, ci pensa un giornalista che si occupa di scacchi, Tarjei J Svensen, che racconta invece di grandi festini alcolici durante queste competizioni, festini che i meno giovani faticano a reggere, com’è il caso di Kurt Meier, svizzero di 67 anni che difendeva però la bandiera delle Seychelles e morto durante il suo match. Se le parole del giornalista fossero vere, sicuramente la cosa potrebbe avvicinare molti giovani a questo sport. Con tutto il rispetto per i due morti, s’intende.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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