Philipp Lahm

Voto 10 alla Germania. 1954, 1974, 1990 e 2014: la Germania è campione del mondo per la quarta volta. Per il quarto Mondiale consecutivo la squadra allenata da uno strepitoso Joachim Loew è arrivata nelle top 4 della rassegna mondiale, ma dopo una finale persa nel 2002 con il Brasile e le due semifinali del 2006 e del 2010 perse con Italia e Spagna, quest’anno non ce n’è stata davvero per nessuno. Passato in modo agevole il girone, ha eliminato a fatica l’Algeria ai supplementari agli ottavi, di misura la Francia ai quarti e umiliato il Brasile in semifinale. All’ultimo atto ha piegato anche Messi e compagni grazie al gol di Mario Goetze ai tempi supplementari. Per la terza volta consecutiva una squadra europea vince il Mondiale, e per la prima volta una squadra del vecchio continente vince oltre oceano. Ha vinto il modello tedesco, quello che da anni punta sui giovani, li fa crescere in moderni centri sportivi, per poi farli giocare titolari nelle squadre più forti della Germania e non solo. Una generazione di calciatori fenomenali come Thomas Muller, autore di 5 reti nel torneo e giunto già a quota 10 in soli due mondiali, come Mats Hummels, al momento uno dei difensori centrali più forti al mondo, o come Marko Reus, che non ha potuto prendere parte a questo Mondiale causa infortunio. Ma come non tenere conto della vecchia guardia, di quei calciatori che vecchi non sono ma che da anni giocano ad altissimi livelli come Schweinsteiger autore di una finale a dir poco superlativa o come il capitano Lahm, capace di giocare tre mondiali in altrettanti ruoli diversi. E infine lui, l’uomo che ha battuto il record di Ronaldo di 15 reti realizzate nella massima competizione tra nazionali, Miroslav Klose (Voto 10), capace a 36 anni di caricarsi sulle spalle il reparto avanzato, pressando e correndo come fosse un ragazzino. Le due reti siglate contro il Ghana e con il Brasile lo hanno fatto entrare nella storia del calcio, raggiungendo il primo posto con 16 realizzazioni nella speciale classifica.

a60de9a3cd401e34ab37a4336d8e6164_91392_immagine_ts673_400Voto 9 a James Rodriguez. L’attaccante della Colombia è sicuramente uno dei talenti più importanti che il Mondiale brasiliano ha consacrato. Pagato oltre 40 milioni un anno fa dal Monaco, nell’operazione che ha visto passare da Porto a Montecarlo sia lui che Joao Moutinho, i proprietari della società francese si sfregano già le mani per la ricca plusvalenza che potrebbero ricavarne in caso di cessione. Il prezzo del cartellino del calciatore è infatti schizzato alle stelle in seguito alle 6 reti realizzate e alla vittoria in solitaria della classifica marcatori, dove si è lasciato dietro gente del calibro di Muller e Messi, sebbene loro abbiano disputato addirittura due partite in più. Il 23enne ha guidato la nazionale dei Cafeteros all’incredibile qualificazione ai quarti di finale dove si è dovuta fermare di fronte al Brasile, dopo ben 4 vittorie in altrettante partite. Attori coprotagonisti di questa splendida rosa calciatori del calibro di Cuadrado, Jackson Martinez, Zuniga e la coppia di centrali Zapata-Yepes che ha retto nonostante le diffidenze pre Mondiale.

Voto 8 alla Costa Rica. Senza dubbio più che degli attaccanti questo Mondiale è stato quello che ha messo in evidenza le qualità dei portieri. Dalla sicurezza Neuer al debuttante Ospina, da un redivivo Julio Cesar all’eterno Howard, ma quello che sicuramente ha sorpreso di più è Keylor Navas, portiere della Costa Rica che grazie ai suoi super riflessi ha trascinato la sua nazionale fino allo storico traguardo dei quarti di finale. I meriti di questo successo vanno divisi tra tutti i calciatori che prima del Mondiale erano quasi sconosciuti e ora hanno la possibilità di trovare squadre di livello sicuramente superiore rispetto a quelle in cui militano attualmente. Artefice principale è però il c.t. Jorge Luìs Pinto, allenatore colombiano che dal 2011 guida la nazionale del centro-america. Il suo 5-4-1 ha imbrigliato squadre come Uruguay, Italia e Inghilterra nel girone, la tostissima Grecia agli ottavi e ha portato ai rigori l’Olanda di Van Gaal, alla quale si è dovuta inchinare solamente grazie ai miracoli di Krul (Voto 9).

Voto 7 a Mario Ferri. Superman Mario Ferri, soprannominato il Falco ha colpito ancora. Dopo le tante invasioni fatte negli ultimi anni, tra cui anche 4 anni fa in Sudafrica, pensavamo che avesse smesso con queste bravate. Invece no. L’italiano anche in Brasile ha voluto lasciare un segno del suo passaggio, invadendo ancora una volta il rettangolo di gioco durante l’ottavo di finale tra Belgio e Stati Uniti. La maglietta indossata da Mario Ferri portava due messaggi, il primo per i bambini delle favelas brasiliane (“Save Favelas Children”) e il secondo in onore di Ciro Esposito, tifoso del Napoli morto qualche giorno prima in seguito ai noti scontri avvenuti a Roma (“Ciro vive”). Mario Ferri, che aveva promesso di aver chiuso con le invasioni, anche perché non poteva più entrare in alcun stadio fino al 2018, ha invece fatto di nuovo il suo ingresso in scena, questa volta prendendo un accredito da fotografo a bordo campo. Il 3 luglio il Falco è stato liberato e rilasciato dalla polizia brasiliana.

pinilla-tatoo-2Voto 6 a Mauricio Pinilla. A volte nel calcio sono i centimetri a fare la differenza in maniera inesorabile e spietata. La traversa colpita da Mauricio Pinilla, attaccante cileno, al 120’ della sfida contro il Brasile agli ottavi di finale rimarrà per sempre nei ricordi del popolo cileno, ma soprattutto in quelli del ragazzo. Pensieri che gli ritorneranno alla mente ogni volta che si guarderà allo specchio perché ha deciso che quel momento, quell’istante doveva rimanere eterno, impresso nella sua mente per sempre. Per questo Pinilla ha deciso di tatuarsi sulla schiena il suo tiro che colpisce la traversa e la scritta “Un centimetro per la gloria”.

Voto 5 a Muntari e Boateng. I due giocatori ghanesi non hanno fatto una gran bella figura al Mondiale brasiliano. Entrambi sono stati sospesi a tempo indefinito dalla Nazionale del Ghana, tra la seconda e la terza partita del girone, in seguito alle decisioni prese dalla Federazione africana. Il centrocampista del Milan è stato sospeso poiché ha aggredito un membro dello staff, Moses Armah, nel corso di una riunione. Per quanto riguarda il trequartista dello Schalke il motivo del suo allontanamento è dovuto a un acceso diverbio avuto con l’allenatore Appiah durante il quale tra i due sarebbero volati insulti reciproci. Non mostrando alcun tipo di rimorso per il suo comportamento Kevin Prince Boateng è stato sospeso dalla Nazionale. Senza di loro le Stelle Nere hanno perso la decisiva partita contro il Portogallo.

a095be0d8545d96efa214361f53f1770_71000_immagine_ts673_400Voto 4 a Luìs Suarez. Ristabilitosi in tempo record in seguito all’operazione al menisco che aveva seriamente messo a rischio la sua presenza in Brasile, protagonista il suo fisioterapista Walter Ferreira (Voto 8) che pur di rimettere in sesto il giocatore ha perfino sospeso la chemio per sconfiggere il cancro che lo ha colpito. Il Mondiale del giocatore è stato assolutamente di alto livello se consideriamo le prestazioni del calciatore, autore di una doppietta nella sua partita di esordio contro l’Inghilterra che ha deciso l’incontro per 2-1. Il comportamento della persona è però ancora una volta da rivedere: per la terza volta in carriera cade nella tentazione di morsicare un avversario. Dopo Bakkal e Ivanovic, la terza vittima del calciatore uruguayano è Chiellini, morso ad una spalla. Suarez è stato squalificato per 9 turni in Nazionale e per 4 mesi con la sua squadra di club. Per consolarsi ha lasciato Liverpool per approdare al Barcellona, dove al termine della squalifica comporrà un tridente con Neymar e Messi che farà invidia a tutte le più grandi d’Europa.

Voto 3 alla Spagna. Insieme alla nostra nazionale e a quella inglese, la compagine guidata, questa volta malamente da Vicente Del Bosque, è stata in assoluto una vera e propria delusione per tutti gli amanti del calcio. Il gioco spumeggiante fatto vedere dalle Furie Rosse negli ultimi 8 anni, in cui hanno vinto Europeo del 2008 e del 2012 e Mondiale del 2010, è completamente sparito in questa rassegna brasiliana. Dopo l’umiliante sconfitta subita contro l’Olanda all’esordio per 5-1, gli spagnoli sono usciti definitivamente di scena perdendo lo scontro diretto contro il sorprendente Cile per 2-0 rendendo assolutamente ininfluente la vittoria contro l’Australia all’ultimo turno. I campioni di tutto escono ridimensionati da questo Mondiale, consapevoli che qualcosa da cambiare c’è; i vari Xavi, Casillas, David Villa, Torres hanno dato molto, ma ora è giunto il momento che si facciano da parte e diano la possibilità di mettersi in  mostra ai numerosi giovani talenti che il calcio spagnolo dispone. Il c.t. ha un contratto fino al 2016 e la Federazione Spagnola non sembra intenzionata a cacciarlo, del resto Del Bosque è un allenatore che ha vinto tutto e chi meglio di lui potrebbe far tornare a splendere questa squadra?

fredVoto 2 a Fred. Si sa a posteriori si è tutti bravi a parlare, ma chi sinceramente poteva aspettarsi un Mondiale di così basso livello da parte della prima punta verdeoro? Giusto un anno fa Fred vinceva la classifica capocannonieri della Confederations Cup con 5 reti, rassicurando i propri tifosi che nonostante non avesse vinto molto nella sua carriera poteva benissimo essere titolare nella Selecao. E così è stato. Scolari ha puntato ancora su di lui, lasciando a casa calciatori come Leandro Damiao, Kakà, Ronaldinho e Coutinho. A Mondiale terminato Fred è sicuramente stato uno dei peggiori della Nazionale che ha ospitato la manifestazione e i tifosi brasiliani, che contro la Germania lo hanno riempito di fischi, non riescono ancora a spiegarsi sul perché il c.t. abbia convocato gli unici Fred e Jo nel ruolo di prima punta. Una sola rete per l’attaccante della Fluminense, quella inutile ai fini del risultato contro il Camerun e per di più in netto fuorigioco. La Selecao deve cercare di riprendersi e di ripartire, ma di certo non da Fred.

Voto 1 all’Italia. Per la seconda volta consecutiva la Nazionale esce a orecchie basse al girone eliminatorio. Dopo l’incredibile fallimento di 4 anni fa in Sudafrica firmato Lippi, ora siamo qui a commentare quello di Prandelli in Brasile. Siamo tutti d’accordo che il livello di difficoltà di questo girone (Inghilterra, Costa Rica e Uruguay) fosse molto più alto rispetto al Mondiale africano, quando arrivammo dietro a Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda, ma non per questo il tracollo della spedizione oltre oceano è meno duro da digerire. Le premesse per fare bene c’erano tutte; dal 2010 la squadra era ripartita, con nuovi giovani, un nuovo allenatore, un nuovo presidente di Lega, un nuovo spirito e tanta voglia di far bene. Dopo un buonissimo Europeo, perso in finale, e una dignitosissima Confederations Cup, l’Italia ha fallito nuovamente nella rassegna più importante. Le ragioni di tale fallimento potrebbero essere molteplici, le convocazioni di Prandelli, le scelte discutibili dell’arbitro Rodriguez, il caldo brasiliano a cui non erano abituati i calciatori, il gruppo disunito, ecc. Ma non voglio ovviamente stare qui a cercare quelle che sono o potrebbero essere le motivazioni perché tanto a nulla servirebbero a cancellare una tale amarezza e delusione.

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