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Voto 10 a Zlatan Ibrahimovic. Non ci sono più parole per lo svedese più famoso del mondo calcistico. Il tempo passa per tutti, nessuno escluso, ma, se per la maggior parte dei calciatori esso ha l’impietoso effetto di corrompere inesorabilmente la qualità del gioco espresso in campo, per Ibra ha lo strano effetto di renderlo sempre più forte, agguerrito, affamato e furbo. Lo svedese, alla soglia dei 33 anni, non avrà più lo strapotere fisico dei tempi dell’Inter (anche se non so se ci sia in giro qualche difensore in grado di mangiargli in testa), ma in compenso ha acquistato una sapienza tattica ed una capacità di lettura del gioco prima sconosciute ad una punta tutta potenza e istinto quale era. Finito alla corte degli sceicchi, a Parigi, in una squadra che straripa di talento, sta ancora dimostrando la propria supremazia, relegando al ruolo di secondi violini campioni assoluti del calibro di Cavani, Lavezzi, Lucas e compagnia, e grazie ai suoi gol sta trascinando il Psg a dominare in campionato come in Champions. Ma se il dominio di re Zlatan nei tornei nazionali è ormai una realtà decennale, la dimensione che Ibra sta assumendo in Europa è cosa nuova per gli amanti del calcio: grazie ad una sua doppietta il club parigino ha infatti battuto per 4-0 il Bayer Leverkusen in Germania, rendendo l’accesso ai quarti una pura formalità. Che sia l’anno buono per mettere in bacheca i due trofei che più gli mancano (Pallone d’Oro e coppa dalle grandi orecchie)? Saremo partigiani, ma glielo auguriamo con tutto il cuore.

hendersonVoto 9 a Liveropool – Swansea. Partita assolutamente pazzesca ad Anfield Road, nella quale i Reds, grazie ad un rocambolesco 4-3, riescono a mantenere il quarto posto in classifica, distanti soli quattro punti dal Chelsea di Mourinho. Contro lo Swansea, Suarez e compagni si portano inizialmente sul 2-0, grazie ai gol del sempre più sorprendente Sturridge e di Henderson, ma grazie a cinque minuti di fuoco i gallesi riescono a riportarsi sul pari con le segnature di Bony e Shelvey, e tutto ciò in neanche mezz’ora di gioco. Le emozioni non sono però destinate a calare da lì in poi: a riaccendere la contesa ci pensa il “Pistolero” Suarez, ma è ancora presto per festeggiare, con Bony che ad inizio ripresa riporta la partita sulla parità. A risolvere una sfida da sette gol totali ed emozioni a non finire ci pensa Henderson, che firma la sua personale doppietta ribadendo in rete una corta respinta di Vorm, e regala a compagni e tifosi tre punti essenziali per rimanere, con tutti i diritti, in piena corsa per il titolo. Partite di questa intensità, non così rare nel calcio inglese, hanno lo stupefacente potere di far riappassionare la gente a questo splendido sport, e fanno della Premier il campionato più entusiasmante del globo, reso ancora più avvincente dalla presenza di 4 squadre nel raggio di 4 punti a contendersi il titolo.

Voto 8 a Adel Taarabt. C’erano molti dubbi al momento dell’arrivo in rossonero del marocchino ex Fulham e QPR, che in una grande squadra non aveva mai giocato e soprattutto aveva fatto dell’incostanza la sua caratteristica principale in Premier. Ma la tecnica, la velocità, la grinta quella si sapeva che c’era e di questo ne era pienamente convinto Adriano Galliani, che non ha avuto dubbi nel portare in Italia quello che in patria è chiamato il “Cristiano Ronaldo del Marocco”. C’è poco da dire, i numeri il ragazzo li ha e li sta mostrando, partita dopo partita. Sono già due le reti siglate da Taarabt nel nostro campionato, la prima all’esordio contro il Napoli e la seconda ieri nella bella vittoria in trasferta dei rossoneri al Marassi contro la Sampdoria. Nello 0-2 finale il marocchino è assolutamente uno dei migliori in campo, tanto che le sue prestazioni stanno convincendo appieno il tecnico Clarence Seedorf, deciso a riscattare il ragazzo e soprattutto a schierarlo in campo ogni partita.

Voto 7 alla difesa della Roma. La squadra di Rudy Garcia ormai è qualcosa di più che una semplice sorpresa, è una solida realtà, una macchina dagli ingranaggi splendidamente oliati capace di macinare risultati di domenica in domenica. Di tale perfetta armonia si è parlato in lungo e in largo, tessendo le lodi di un attacco veloce e fantasioso che ruota attorno all’eterno Totti (ma anche in grado di farne a meno) od osannando un centrocampo tanto solido quanto ricco di qualità, che si colloca certamente tra i migliori del nostro campionato, al pari di quello dei rivali juventini. Ma c’è un aspetto di questa squadra che fatica ad emergere, ma che riteniamo altrettanto importante, se non la vera chiave del successo dei ragazzi di Garcia: la solidità difensiva. La retroguardia orchestrata dal tecnico francese si sta rivelando infatti come la più solida del campionato, e numeri alla mano tra le più impenetrabili d’Europa, seconda solo a quella del Bayern Monaco, che ha incassato 2 gol in meno (9 a 11) ma in difetto di due partite. La vittoria per 1-0 sul Bologna porta con sé anche la sedicesima partita senza subire reti, un dato assolutamente significativo, anche in un campionato non certo avvezzo a grandi goleade come la serie A. Merito di tale solidità va certamente cercata nella bravura dei due difensori centrali, Benatia e Castan, ma non va tralasciato il ruolo cruciale svolto dal trio di centrocampo, con lottatori del calibro di De Rossi, Strootman e Nainggolan che creano un muro d’acciaio davanti alla difesa giallorossa. Chapeau Garcia.

cosenzaVoto 6 al centenario del Cosenza. Quella andata in scena allo stadio “San Vito” di Cosenza è stata una vera e propria festa per la squadra calabrese. Il 23 febbraio 1914 nasceva il Cosenza Calcio e in occasione del centenario i tifosi hanno risposto andando in massa a sostenere la propria squadra. Sulle tribune oltre 15 mila spettatori cosentini hanno spinto il Cosenza alla meritata vittoria sull’Aversa Normanna per 2-1, facendo in modo che la festa potesse continuare anche dopo i 90 minuti. Il Cosenza è ora terzo in classifica a quota 46 punti a una sola lunghezza da Casertana e Teramo. La Prima Divisione della Lega Pro è vicina: questa squadra e questi tifosi meritano una categoria superiore.

Voto 5 a Samuel Di Carmine. Pochi giorni prima della partita, l’ex attaccante delle giovanili della Fiorentina aveva dichiarato che sarebbe stato un sogno realizzare una rete contro il suo recente passato chiamato Cittadella nella sfida salvezza contro i veneti al Menti di Castellamare di Stabia. I presupposti c’erano davvero tutti: il Cittadella era in piena crisi, arrivava da cinque sconfitte consecutive; squadra campana invece in risalita, sebbene sempre all’ultimo posto, ma soprattutto il generoso cartellino rosso e calcio di rigore assegnato dall’arbitro alla Juve Stabia al 30’ del primo tempo. Sul dischetto di presenta proprio il bomber delle Vespe, il quale però calcia malamente facendosi parare il penalty da Di Gennaro. La partita terminerà 1-1 e il rigore sbagliato malamente dall’attaccante di Firenze peserà enormemente sul risultato finale.

Voto 4 a Diego Milito. Che fine ha fatto il Principe? La maggior parte dei tifosi interisti si starà facendo questa precisa domanda, non vedendo più, da tempo immemore, il proprio beniamino giocare e stupire come nei tempi d’oro. La classe di certo non manca all’attaccante argentino, e il suo palmares e la sua storia parlano da soli, però in campo ci vanno i giocatori, non le loro vittorie o la loro storia, e in questo preciso momento Milito non è un giocatore in grado di fare la differenza. Mazzarri contava molto su di lui, individuandolo come il giocatore giusto per tenere sotto pressione le difese avversarie e liberare i compagni al tiro col suo sapiente gioco di sponda, ma niente di ciò si sta avverando, e, al contrario, il Principe sta sfornando prestazioni abuliche, caratterizzate da movimenti lenti e prevedibili alternati a rari sprazzi di genialità. L’età certamente non aiuta (è un classe ’79, non proprio un ragazzino di belle speranze), come non aiuta la serie di infortuni che lo sta pesantemente condizionando da molto tempo a questa parte, ma alle sue spalle il giovane connazionale Icardi freme per un posto da titolare a fianco di Palacio, e sebbene la sua indisciplina tattica stia facendo uscire di testa Mazzarri, nelle ultime due partite ha sfornato un gol e un assist. Urge un cambio di rotta radicale per dimostrare di essere ancora un giocatore in grado di spostare gli equilibri.

pellegriniVoto 3 a Manuel Pellegrini. Il Barcellona è sempre il Barcellona e siamo d’accordo. Una squadra che può schierare contemporaneamente Messi, Neymar, Fabregas, Iniesta e Xavi non può che essere considerata tra le favorite per la vittoria della coppa dalle grandi orecchie, e se a ciò si aggiunge la recente tradizione vincente del club, si capisce perché a Manchester, sponda City, non siano certo stati felici di trovarsi contro i blaugrana agli ottavi di Champions League. Eppure la squadra del Tata Martino quest’anno sembra avere qualcosa in meno rispetto agli anni passati, e se la rosa è pressoché invariata (se non rafforzata) nei giocatori non è più riscontrabile quel furore agonistico e quella perfezione d’esecuzione propria dell’era Guardiola. E dal canto suo Pellegrini può contare su una rosa di assoluto valore, che annovera talenti cristallini del calibro di Jesus Navas, Aguero e David Silva, e autentiche forze della natura quali Yaya Toure, Negredo e Kompany. Ma nell’andata degli ottavi di Champions League il Manchester City ha rimediato davanti al proprio pubblico una figuraccia da dimenticare al più presto. Il risultato è certamente pesantemente condizionato dall’ingenua espulsione di Demichelis e dal rigore inesistente (il contatto è avvenuto fuori area) che essa ha generato, ma anche in parità numerica i ragazzi di Pellegrini hanno sofferto tremendamente il possesso palla del Barcellona, non riuscendo a fare altro che giocare di rimessa sperando di sorprendere i catalani in contropiede. Tale atteggiamento non è assolutamente giustificabile, soprattutto in casa, per una squadra progettata per fare strada in Europa; e lo 0-2 rimediato compromette pesantemente il proseguo del cammino.

Voto 2 a Maxi Lopez. Il periodo dell’attaccante argentino continua ad essere stregato. Lasciando stare le vicende extracalcistiche che lo hanno visto protagonista con la ex moglie Wanda Nara e l’ex amico Icardi, l’attaccante sembrava aver ritrovato il sorriso dopo la rete che aveva deciso il derby della Lanterna contro il Genoa. E invece no. Subito un infortunio alla mano lo ha bloccato e reso indisponibile per un paio di partite, e tornato in campo contro il Milan, sua ex squadra, non ha saputo fare di meglio che farsi cacciare per proteste dopo appena un quarto d’ora dal suo ingresso. Ora dopo la squalifica dovrà affrontare anche la furia Mihajlovic, infuriato con il proprio attaccante.

Voto 1 alla situazione del Bari. Oggi verrà deciso il futuro della società Bari: autogestione, che comporterebbe la ostinata prosecuzione d’una navigazione a vista, senza ambizioni d’approdo, oppure fallimento pilotato, da far avvenire i tempi brevi in modo da poter iscriversi al prossimo campionato di Serie B, in caso di permanenza. In caso di fallimento pilotato i potenziali acquirenti avranno modo di aggiudicarsi la società pugliese in seguito a un’asta. Il Bari potrà mantenere il titolo sportivo e ottenere la permanenza nel campionato di appartenenza se “il titolo sportivo della società in stato di insolvenza viene attribuito ad altra società prima della scadenza del termine fissato per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato successivo”. Appare quindi chiaro quanto sia fondamentale non perdere altro tempo; l’avventura dei Matarrese alla guida del Bari è giunta al capolinea. Il Bari, fondato nel 1908, ha una gloriosa storia, sebbene non abbia mai vinto importanti trofei. Questa società e i suoi tifosi meritano molto più rispetto di quanto ne abbiano ricevuto in questi ultimi anni.

Un commento a “Il pagellone del Lunedì

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