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6Voto 10 a Francesco Acerbi. Ciò che si temeva di più, purtroppo si è manifestato nuovamente. Quella battaglia che Acerbi pensava di aver definitivamente vinto la scorsa estate, dopo l’operazione, è stata solamente l’andata. Gli accertamenti clinici laboratoristici eseguiti negli ultimi giorni presso l’Ospedale di Sassuolo hanno evidenziato la comparsa di una recidiva linfonodale della neoplasia, in sostanza significa che il calciatore rincomincerà il calvario vissuto a giugno contro il tumore. Ma Acerbi non sarà solo; i suoi tifosi (commovente la coreografia del Mapei Stadium) e non solo, stanno dimostrando grande affetto per questo ragazzo che a 25 anni rincomincerà la partita più importante della sua carriera. L’incubo per il difensore è ricominciato in seguito ai risultati di un controllo anti-doping dell’1 dicembre scorso che ha rilevato la positività di Acerbi alla gonadotropina corionica. Subito si sono diffuse le malelingue di un nuovo caso di doping in Italia, ma per chi conosce questo ragazzo sa che la sua correttezza sportiva e umana va ben oltre. Forza Ace siamo tutti con te!


Voto 9
a Pedro. Dopo 15 minuti da incubo in casa del Getafe i blaugrana di Barcellona si sono visti passare davanti agli occhi lugubri immagini da fine di un ciclo, da fine di un primato a favore dell’Atletico Madrid, da avvicinamento dei rivali del Real, da campionato compromesso. Ma a dissolvere le nebbie davanti agli occhi dei ragazzi del Tata Martino ci ha pensato Pedro, che in soli 9 minuti ha completamente ribaltato l’andamento del match, trasformando il 2-0 a favore del Getafe in un 2-3 che ha indirizzato i binari della gara in favore dei catalani. Senza l’acciaccato Messi e con Neymar tenuto a riposo precauzionale, Pedro è riuscito a caricarsi sulle spalle il peso dell’attacco blaugrana lanciando un forte segnale al proprio allenatore; un posto nel tridente con Messi e Neymar gli spetta di diritto, per un attacco tutto velocità e imprendibilità, che rilancia le ambizioni del Barca in Spagna e in Europa.


Voto 8
a Ciro Immobile. Dopo una stagione davvero deprimente in quel di Genova, l’attaccante napoletano, approdato in granata a Torino sembra essere tornato il giocatore che avevamo ammirato al Pescara di Zeman, quello in grado di segnare 28 reti in una sola stagione. Il bomber in coppia con Cerci compone un attacco esplosivo; insieme hanno fatto 17 reti, 9 realizzate dal mancino ex Roma e Fiorentina, e 8 dall’attaccante di Torre Annunziata. Nella bella vittoria del Comunale per 4-1 contro il Chievo, i due sono stati decisivi ancora una volta. La doppietta di Immobile permette al Toro di conquistare la terza vittoria consecutiva (13 punti nelle ultime 5 partite) e di mantenere il settimo posto in classifica a quota 25 punti. L’obbiettivo del Torino è sicuramente raggiungere i 40 punti per la salvezza il prima possibile, ma con una coppia-gol così si può puntare decisamente più in alto.


riedewaldVoto 7
a Jairo Riedewald. A tre giorni dal Natale è nata una nuova stella in Olanda, più precisamente a Kerkrade, dove è andata in scena la sfida tra Roda e Ajax. I Lancieri devono sfruttare il passo falso della capolista Vitesse per riavvicinarsi alla testa, ma per farlo devono battere il Roda, squadra in crisi e con l’allenatore appena cambiato. A sorpresa a passare in vantaggio sono proprio i giallo neri, che a quel punto si piazzano in 11 uomini dietro la linea della palla per difendere il risultato. All’80’ Frank De Boer ha la giusta intuizione: fuori Poulsen e dentro un terzino di spinta, il classe ’96 Riedewald. Per il giovane difensore, all’esordio in Eredivisie, è sicuramente il pomeriggio più bello della sua vita. All’88° e al 92° l’Ajax prima raggiunge e poi supera i padroni di casa grazie a due reti in mischia proprio del ragazzo appena entrato. A fine partita fa cenno con la testa di non crederci e Fisher, suo compagno di squadra gli da un pizzicotto. Jairo ha scritto una bellissima pagina di storia dell’Ajax, realizzando il sogno di ogni bambino che calcia un pallone.


Voto 6
a Juan Manuel Iturbe. È lui la sorpresa più bella del Verona di Mandorlini. Il giovane argentino, classe ’93, arrivato l’ultimo giorno di mercato in prestito con diritto di riscatto dal Porto, si sta rivelando partita dopo partita un giocatore davvero interessante. Passato il primo mese, che gli è servito a integrarsi nel gruppo e conoscere la lingua, il ragazzo ha conquistato tutti i tifosi veronesi, allenatore compreso, che lo ha fatto diventare un elemento imprescindibile della squadra. Nell’ultima gara, prima della sosta natalizia, il talento ex River Plate ha regalato una nuova perla ai suoi tifosi nella vittoria per 4-1 contro la Lazio. La punizione calciata da oltre 25 metri è un misto di potenza e precisione in cui Marchetti non può nulla. Quarta rete in campionato per lui e Verona quinto a quota 29 punti.


calcio_2Voto 5
a Sulley Muntari. Contro la sua vecchia squadra il centrocampista ghanese del Milan riesce a strappare il poco invidiabile record di giocatore in attività ad avere ricevuto il maggior numero di cartellini rossi nella massima serie italiana, raggiungendo a quota 11 il totem giallorosso Francesco Totti. Il cartellino rosso sventolatogli davanti da Mazzoleni negli ultimi minuti del derby è la degna conclusione di una partita fatta di tanti falli, troppo nervosismo (o agonismo a volere essere valorizzatori) e poca qualità. Il ghanese a differenza di Totti ha però raccolto il poco onorevole bottino in soli 10 anni di attivatà sui campi italiani, e con 29 primavere sulle spalle ha tutto il tempo per mettere la freccia a sinistra e superare il capitano giallorosso in questa speciale classifica.


Voto 4
al Palermo. La squadra del patron Zamparini perde completamente la testa nell’ultimo match di campionato. La trasferta di Carpi sembrava non dovesse preoccupare più di quel tanto i siciliani alla vigilia, vista la testa della classifica appena conquistata, eppure si è rivelata una giornata sciagurata per la truppa di Iachini. L’episodio chiave avviene nel secondo tempo quando l’arbitro, su indicazione dell’assistente, concede ai padroni di casa un calcio di rigore per tocco con il braccio di Daprelà. Il penalty, prontamente realizzato da Memushaj, causa la doppia ammonizione dell’ex difensore del Brescia e le proteste dentro e fuori dal campo. Espulsi in rapida sequenza anche il tecnico Iachini, il team manager Francoforte e il direttore sportivo Giorgio Perinetti. I siciliani cercano il pareggio, ma si arrendono al 92’ quando l’arbitro estrae nuovamente il rosso, questa volta a Milanovic. Palermo che esce con le ossa rotte da Modena e subisce il sorpasso da parte dell’Empoli.


Voto 3
all’Atletico Mineiro. Fino ad una manciata di stagioni fa esisteva la Coppa Intercontinentale, sfida ricca di storia, di fascino, che ha visto la presenza di quasi tutti i più grandi campioni della storia. La poesia dell’Intercontinentale, una sfida tra due mondi e due modi di concepire il calcio, è stata poi soppiantata dal ben più prosaico mondiale per club, ad ennesima dimostrazione di come nel calcio moderno conti solo il business e non ci sia più spazio per la magia. Ma a ben vedere, la sfida  ancora la stessa, nonostante la farcitura di squadrette colte dai 4 angoli del globo, in finale non possono che finire i campioni d’Europa e i Sudamericani. A distruggere tale certezza (già minata dal Mazembe anni fa) ci hanno pensato i marocchini del Raja Casablanca, che in semifinale hanno piegato le velleità dei campioni sudamericani dell’Atletico Mineiro. A colmare il gap tecnico tra le due formazioni (tra le fila dei brasiliani milita un certo Ronaldinho) hanno provveduto le diverse motivazioni messe in campo (il Raja giocava in casa) e l’elevato tasso atletico degli africani. I brasiliani sono incappati nello stesso errore in cui era incappato l’Internacional del Porto Alegre: sottovalutare il proprio avversario, che non avrà piedi fini e testa veloce, ma è dotato di una fame di stupire ben superiore.


4eae8bea-2ec7-4211-a05d-b1d4040cc6cc_500Voto 2
a Matteo Contini. A inizio stagione si pensava che la Juve Stabia avesse fatto davvero un ottimo acquisto: difensore centrale molto esperto e con un curriculum importante che vanta lunghe esperienze in Serie A con le maglie di Atalanta, Siena, Napoli e Parma. I tifosi campani però non hanno dovuto metterci molto per capire che l’acquisto, se pur in prestito, non è stato per niente azzeccato. Il girone d’andata per lui e per le Vespe è stato a dir poco disastroso. La squadra occupa in larga solitaria l’ultima posizione in classifica con soli 9 punti in classifica e appena una vittoria all’attivo. Nonostante tutto la Juve Stabia sabato ha rischiato il colpaccio su uno dei campi più difficili del campionato, l’Ezio Scida di Crotone, ma al gol del vantaggio firmato Di Carmine, ci ha pensato proprio Contini a infilare il proprio portiere con una goffo autorete nel tentativo di rinviare.


Voto 1
al derby. Giorni di pura follia hanno preceduto il derby della Madonnina, con Tosel e la F.I.G.C. a competere in una gara a chi la combinava più grossa. Prima Tosel ha squalificato la curva Nord per la solita, irragionevole e inconcepibile, causa della discriminazione territoriale, poi in settimana tale decisione è stata revocata. Una gesto che dietro una superficiale patina di apparente buon senso, nasconde la preoccupante realtà di un calcio italiano in ostaggio del tifo organizzato: è bastato che la nord alzasse la voce e cercasse l’aiuto della sud perché il giudice tornasse sui suoi passi per paura di scatenare la guerriglia urbana. In serata è poi arrivata il colpo del K.O., col veto da parte della Digos di far entrare la coreografia rossonera sugli spalti, nonostante fosse stata preparata e autorizzata seguendo una vecchia e ben consolidata procedura. La nord per solidarietà non ha mostrato la propria e la stracittadina più importante d’Europa (trovati un’altra città in tutta Europa che possa mettere in mostra ben 10 Coppe Campioni) si è svolta in un clima mesto e lugubre, senza striscioni né cori, che ha enfatizzato la pochezza dello spettacolo messo in mostra dalle due formazioni, che ben poco hanno in comune con le corazzate che abitualmente si sfidavano allo stadio Meazza di San Siro.

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