graziano pellè

Voto 10 a Marek Hamsik. L’ultimo dei tre tenori rimasto a Napoli continua il suo meraviglioso percorso con la maglia azzurra. Gli altri due, Lavezzi e Cavani, si sono riuniti a Parigi, dove nell’ultima sfida hanno segnato entrambi, portando al PSG la prima vittoria in campionato. Il talento slovacco, ieri sera con la fascia da capitano vista la panchina di Cannavaro, ha illuminato il San Paolo con due gol fantastici. Apre le marcature Callejòn, che ribadisce in rete una corta respinta del portiere e poi entra in scena Hamsik, che prima dribbla il portiere dopo una bella azione con Zuniga e poi impallina Curci con un micidiale destro dal limite dell’area. Il nuovo Napoli di Benitez ha impressionato subito per la qualità del gioco espresso e si candida fin da subito come la vera anti Juve.

Luca ToniVoto 9 a Luca Toni. E chi se lo aspettava? Sono anni che il centravanti modenese è dato per bollito, precisamente da quando ha lasciato Monaco di Baviera per cercare una nuova giovinezza sul suolo natio, eppure il vecchio Luca Toni è ancora in grado di far sonare i propri tifosi e decidere quasi da solo partite complicate come quella contro il Milan, oppure come quella di Palermo in Coppa Italia, fischiatissimo dai suoi ex tifosi. Il fisico non sarà più quello degli anni d’oro, e a vederlo caracollare in mezzo al campo tra tanti ragazzini che potrebbero essere suoi figli, fa quasi tenerezza, ma la classe non la si scorda mai, e i due gol contro i rossoneri non saranno due rare perle di estro e genialità, ma guizzi che solo un consumato brigante dell’area di rigore come lui poteva regalarci. Il buon Toni non sarà il top player di una volta, ma può ancora insegnare tanto su cosa voglia dire essere un vero bomber, e nell’era dei “falsi nueve” e mezze punte, il calcio ha più che mai bisogno di gente come lui.

Voto 8 a Daniele De Rossi. Capitan futuro è tornato! Dopo non aver segnato nemmeno una rete la scorsa stagione con la maglia della Roma, quest’anno segna subito alla prima di campionato. L’uomo simbolo per i romanisti, insieme a capitan Totti, potrebbe essere uno dei colpi più importanti della Roma 2013/2014, visto lo scarso rendimento dell’anno passato a causa del feeling mai trovato con Zeman. L’importanza dello straordinario gol realizzato a Livorno la si capisce guardando l’esultanza di tutta la panchina giallorossa che corre ad abbracciare il numero 16 subito dopo la rete. Con un De Rossi così e con lo Strootman ammirato nelle amichevoli estive, la Roma ha sicuramente uno dei centrocampi più forti della Serie A.

graziano pellèVoto 7 a Graziano Pellè. Noi italiani siamo bravissimi a piangere sui nostri problemi, su ciò che non va, su quanto siamo indietro rispetto agli altri paesi, e a dirla tutta il più delle volte non sbagliamo poi di molto, e il mondo del calcio di certo non fa eccezione. Eppure quando al contrario siamo in grado di produrre qualcosa di valore, ciò passa sotto grande silenzio, come fosse una cosa di cui vergognarsi. Così può accadere che nel campionato olandese, che non sarà certo la Premier, ma conta squadre di tutto rispetto, militi un gigante di 1 metro e 93 che grazie al suo fiuto del gol sta facendo davvero bene in quel di Rotterdam, sponda Feyenoord, tanto da realizzare una tripletta nell’ultima giornata di Eredivisie, e noi a stento ce ne accorgiamo. Ora, Pellè non è certo da considerarsi come la risposta italiana ai vari Cavani o Falcao, ma è certamente una bella sorpresa del nostro vivaio, e un occhio di riguardo in chiave nazionale può meritarlo anche lui.

Voto 6 a Emanuele Giaccherini. Lasciato andare dalla Juventus di fronte all’offerta di 8 milioni, Emanuele Giaccherini è sbarcato in Premier League con tante ambizioni, su tutte quella di non perdere la Nazionale in vista dei Mondiali in Brasile. Al Sunderland ha trovato un allenatore italiano che sicuramente lo può stimolare a fare molto bene, Paolo Di Canio. La prima partita il numero 23 però non ha inciso, e il Sunderland ha perso in casa contro il Fulham 1-0. La seconda partita, invece, Giaccherini ha giocato molto meglio e realizzato anche la rete del momentaneo vantaggio di testa, non di certo una sua specialità. La squadra di Di Canio, un punto in due partite, dovrà anche quest’anno conquistarsi la salvezza, ma con un Giaccherini in più l’obbiettivo sembra alla portata.

Voto 5 a Antonio Cassano. Non inizia nel migliore dei modi la nuova avventura del talento di Bari Vecchia con la maglia del Parma. Passato ai ducali nella trattativa che ha portato Belfodil a Milano, Cassano ha ritrovato Roberto Donadoni, che lo aveva voluto fortemente in Nazionale. Fantantonio, dopo un precampionato abbastanza in ombra, non brilla nemmeno la prima giornata contro il Chievo di Sannino. Cassano sa che quest’anno si gioca le sue ultime carte per la convocazione al tanto desiderato Mondiale, per questo le poche giocate di ieri sera non bastano e deve fare molto di più. Per la cronaca la partita è finita con uno scialbo 0-0.

Voto 4 a Giuseppe Abruzzese. Nella sonora sconfitta di sabato sera subita dal Crotone in casa del ben più quotato Siena di Mario Beretta per 2-5, spicca la pessima e preoccupante prestazione dell’esperto difensore Giuseppe Abruzzese. Il giocatore della squadra calabrese è stato protagonista di ben due autoreti, realizzate quasi a farlo apposta esattamente nella stessa maniera, deviando nella propria porta due calci di punizione di D’Agostino, rendendo la vita ancora più difficile all’estremo difensore Concetti.

rudi garcia al cellulareVoto 3 a Rudi Garcia. Il neo tecnico della Roma è stato beccato dalle telecamere, durante il primo tempo di Livorno, al cellulare, molto probabilmente al telefono con il suo tattico Bompard. Qualcuno dovrebbe spiegare all’allenatore francese che il regolamento in Italia non prevede l’uso di telefonini quando si è in panchina, a differenza di quanto prevede quello francese. Il tecnico si è inoltre stupito del fatto che prenderà una multa per quella comunicazione vietata. Telefonate a parte è ottimo l’inizio della nuova Roma, che raccoglie i primi 3 punti sul difficile campo dell’Armando Picchi.

Voto 2 all’Udinese di Coppa. Ormai è un incubo per i poveri tifosi friulani: la squadra durante l’anno fa di tutto e di più per conquistare quella donna affascinante che si fa chiamare zona Europa, e poco importa se è la più nobile Champions League o l’ex Coppa Uefa, e poi proprio sul più bello rovina il lavoro di un anno intero uscendo ai preliminari. E se gli altri anni i ragazzi di Guidolin erano usciti a testa alta con squadre del calibro di Arsenal e Sporting Braga, questa volta la disfatta è su tutta la linea. Certo nulla è definitivamente compromesso, ma la sonora sconfitta casalinga per 1-3 contro il modesto Slovan Liberec lascia poco spazio all’inventiva. Inoltre gli scorsi anni l’aver smantellato la spina dorsale della squadra durante la campagna acquisti forniva un alibi apparentemente inadeguato, quest’anno, dopo aver ceduto il solo Benatia tra i titolari, bisognerà far luce sui propri errori, specialmente quelli difensivi. Altrimenti che senso ha fare la corte tutto l’anno ad una donna così desiderata e affascinante per poi farsi trovare impreparati quando sta per concedersi?

Voto 1 al “caso” Casillas. A Madrid Iker Casillas è più che un semplice portiere, è un simbolo. Ma non un simbolo qualsiasi, qualcosa di più; la memoria di un passato glorioso che ormai da troppo tempo stenta a ritornare, perché anche se era appena un ragazzino c’era pure lui negli anni d’oro dei Galacticos di inizio millennio, l’erede di Hierro e Raùl alla fascia di capitano, il condottiero e uomo simbolo anche della nazionale ( è lui il primatista in assoluto in quanto a presenze con la maglia della Spagna campione di tutto). Eppure il caso che sta montando attorno alla sua continua esclusione dall’11 titolare da parte di Mourinho prima e Ancelotti ora, sta sorpassando i limiti del ragionevole. Perché a ben guardare in campo deve andarci non chi quel posto se lo merita per la propria gloria passata, ma chi è in grado di dare più garanzie al proprio allenatore, indipendentemente dall’appeal mediatico o dal carico simbolico che il giocatore porta con sé. Non pensiamo certo di aver detto qualcosa di nuovo e ci rendiamo conto dell’estrema banalità di ciò che abbiamo appena scritto, ma in quel di Madrid questo basilare concetto pare che se lo siano scordato.

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