Chievo Verona-Sampdoria serie A

imagesVoto 10 a David Beckham. 38 anni e non sentirli, avere ancora quella incredibile, quanto giustificata, voglia di insegnare calcio, nonostante l’età e gli acciacchi. David Beckham ha detto basta. Dopo vent’anni di carriera sempre ad alti livelli, giocando nelle più importanti squadre al mondo, lo Spice Boy ha deciso di dare l’addio al calcio. 19 sono i trofei da lui vinti, di cui 10 campionati, distribuiti tra gli anni d’oro di Manchester, sponda United, e Madrid, passando poi dall’altra parte dell’oceano ai Los Angeles Galaxy, dove nel tempo libero (stop del campionato americano) tornava in Europa a divertirsi e a fare ciò per cui è nato, vincere. Nelle due mezze stagioni al Milan, ha contribuito alle due qualificazioni in Champions, prima del terribile infortunio contro il Chievo Verona, che gli ha impedito di giocare i mondiali in Sudafrica. A Parigi, ultimo atto della sua trionfale carriera, ha vinto il campionato, rifiutando il rinnovo di contratto e lasciando da vincente così come ha fatto il suo maestro Sir Alex Ferguson.

Voto 9 alle promozioni di Sassuolo e Verona. Il verdetto è finalmente ufficiale: Sassuolo e Verona sono in serie A. I neroverdi grazie alla vittoria sui diretti rivali del Livorno (che disputeranno i playoff contro il Brescia) sono riusciti a strappare il pass per la massima serie al quarto matchpoint. La favola Sassuolo è semplicemente incredibile: 5 anni fa militava fissa in serie C, costretta a fronteggiare squadre come Lumezzane e Pizzighettone, poi da quando la squadra è passata nelle mani di Squinzi, proprietario della Mapei, tutto è cambiato. I veneti invece, che la A l’hanno giocata per molti anni, raggiungono la promozione in massima serie dopo undici anni, grazie al “poco combinato” pareggio per 0-0 contro l’Empoli che ha dato a quest’ultimi l’ufficialità dei playoff. Bel regalo soprattutto per i tifosi scaligeri che dopo la delusione dello scorso anno, eliminati in semifinale dalla Sampdoria, hanno sostenuto la squadra dalla prima all’ultima giornata, dimostrandosi ancora una volta una delle tifoserie più calde.

Voto 8 a Walter Mazzarri. Da ieri sera è ufficiale: Walter Mazzarri lascerà Napoli. Dopo quattro stagioni indimenticabili passate all’ombra del Vesuvio, riportando gli azzurri a lottare per l’Europa e per il campionato, il tecnico toscano ha deciso di lasciare i partenopei per una nuova sfida non ancora svelata. Nonostante la delusione Europa League, quest’anno Mazzarri è riuscito a portare il Napoli al secondo posto consentendogli di disputare la Champions League la prossima stagione. Si è parlato molto di Roma nel futuro del tecnico, ma ora che Max Allegri sembra ad un passo dall’addio in rossonero, potrebbe spuntare per lui l’ipotesi affascinate di guidare una big come il Milan. 

Chievo Verona-Sampdoria serie AVoto 7 a Cyril Thereau. L’attaccante francese, vero e proprio trascinatore della stagione clivense, ha raggiunto la doppia cifra in campionato grazie alla bella doppietta che ha consentito alla sua squadra di uscire imbattuta dallo stadio di Bergamo. La sfida infatti è terminata 2-2 dopo che la squadra di casa è andata in vantaggio per ben due volte. Thereau con 11 reti in campionato alla soglia dei 30 anni sembra aver raggiunto la piena maturità e molto probabilmente è pronto per fare il salto di qualità. Siamo pronti a scommettere che il francese l’anno prossimo non giocherà più a Verona.

Voto 6 alla Sampdoria. Diciamocelo, la stagione dei blucerchiati è stata piuttosto mediocre. Partita male con Ciro Ferrara la squadra si è rialzata con Delio Rossi per poi ripiombare nella zona bassa della classifica a salvezza ormai acquisita. Rimane però alla Samp l’invidiabile record di aver battuto sia all’andata che al ritorno i campioni d’Italia della Juventus (impresa riuscita quest’anno solo al Bayern Monaco) dimostrando che con corsa e voglia di giocare avrebbe potuto mettere in difficoltà chiunque

Voto 5 a Massimiliano Allegri. Stagione estremamente positiva quella del tecnico livornese: dopo lo smantellamento estivo e  dopo 8 partite imbarazzanti è infatti riuscito a dare un assetto tattico e un’identità alla propria squadra. Il terzo posto finale è una piccola grande impresa in cui pochi oltre a lui e a Galliani avrebbero creduto. Ma a nostro avviso in questa stagione oltre alle proprie indubbie qualità Allegri ha dimostrato anche tutti i propri difetti. Il livornese infatti soffre l’incapacità cronica di preparare e gestire la partite decisive: quando la sua squadra ha sulle spalle forti pressioni si squaglia, e la partita di Siena ha confermato tale tendenza. Il Milan si giocava una stagione contro un squadra già retrocessa e con nulla da perdere, ma nonostante ciò, e complice una formazione iniziale discutibile, ha rischiato fino all’ultimo di fallire riuscendo ad avere la meglio dell’avversario solo grazie a un più che generoso rigore e al fortunoso gol di Mexes. Ora spetta alla dirigenza decidere il suo futuro, ma crediamo che paradossalmente la vittoria di Siena non giocherà a suo favore.

Voto 4 a José Mourinho. Stagione a dir poco disastrosa quella dello Special One a Madrid. Il vate di Setubal infatti, nonostante una squadra infarcita di campioni, e dopo due anni assolutamente positivi, ha concluso una stagione da 0 titoli e tante, troppe polemiche. Dopo la disfatta in campionato, e la sconfitta in Champions League per mano dei ragazzi terribili di Klopp, il Real ha di nuovo assaporato il gusto amaro della sconfitta nella finale di Coppa del Re contro gli odiati, e più poveri, cugini dell’Atletico. Ma la cosa peggiore per Mou è che per la prima volta nella sua gloriosa carriera non è riuscito a far breccia nel cuore di tifosi e giocatori. A differenza infatti delle sue esperienze a Milano e Londra Mourinho lascia un ambiente ostile, contestato da stampa e tifosi, e mal visto da uno spogliatoio in cui baroni e baronetti ne hanno messo in dubbio l’autorità (il caso Casillas è a dir poco emblematico). Ora con ogni probabilità tornerà al Chelsea, dove è amato e dove può ancora esercitare un’autorità assoluta: scommettiamo che saprà prendersi la sua rivincita.

bendtnerVoto 3 alla stagione di Bendtner. La Juve nello scorso mercato estivo cercava un top player che là davanti facesse la differenza, ma ha fallito; allora si è messa sulle tracce di Berbatov, che non sarà un fenomeno ma è di sicura affidabilità, ma il bulgaro dopo aver illuso Marotta (e gli infuriati Della Valle) ha scelto altri lidi, e quindi ci si è dovuti accontentare del ripiego Bendtner. Con tali premesse e con la consapevolezza di essere solo un ripiego è difficile per qualunque giocatore riuscire a dimostrare il proprio valore, ma spesso la voglia di rivalsa e l’orgoglio ferito possono dare una marcia in più. Così non è stato per Bendtner. Questa stagione è stata infatti per il gigante danese un incubo: pessime prestazioni, patente ritirata, brutti infortuni, zero gol. Come se non bastasse nella sua ultima apparizione stagionale (e con ogni probabilità ultima anche con la maglia bianconera) il danese, subentrato a partita in corsa, si è rotto un polso a pochi minuti dal suo ingresso in campo. Quando si dice una stagione no…

Voto 2 a Simone Loria. L’ex difensore centrale di Roma e Siena, attualmente in forza al Cuneo, in Lega Pro, è stato squalificato per ben 7 turni in seguito all’espulsione subita nell’ultima partita della sua squadra contro il Feralpi Salò. Il giocatore, espulso per proteste immediatamente dopo la rete avversaria, non si è capacitato della decisione presa dal direttore di gara iniziando quindi ad insultarlo. Il giocatore ha poi tenuto una conferenza stampa in cui ribadiva di avere protestato, ma di non avere spintonato l’arbitro come invece si è scritto. Loria, in attesa del ricorso per le sette giornate di squalifica ricevute, salterà le gare di playout che il Cuneo dovrà affrontare contro la Reggiana.

Voto 1 al Pescara. Che la squadra abruzzese avrebbe faticato non poco nella massima serie lo si sapeva dall’inizio, e molti ne sospettavano l’inadeguatezza dopo l’addio di Zeman e la partenza dei migliori giocatori (Verratti e Insigne su tutti). Ma il girone d’andata aveva illuso tutti che forse il Delfino avesse le carte in regola per giocarsi la salvezza. Niente di più sbagliato: complici troppi infortuni e cambi di panchina forse un po’ avventati la squadra abruzzese si è resa protagonista di un girone di ritorno raccapricciante, in cui ha raccolto la miseria di due punti (pareggi esterni di Roma e Palermo) e dove non si è mai dimostrata in grado di reggere il confronto con le altre formazioni della serie A. Ma la cosa peggiore, ancora più dei risultati, è stata la mollezza e l’arrendevolezza dimostrata dagli abruzzesi negli ultimi due mesi, dove non è mai stata in grado di onorare gli impegni e di regalare emozioni ai propri tifosi. Non gli si chiedeva certo i miracoli, e forse neanche la salvezza, ma un po’ più di orgoglio, amor proprio e responsabilità di fronte ai propri impegni sì.

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