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«Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell’inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti».

hornby il mio anno preferitoNick Hornby è l’unico scrittore al mondo che sia riuscito a regalare al calcio una condizione culturale ben al di sopra del livello dell’uomo medio con cui solitamente viene dipinto l’amante dello sport più seguito al mondo. Con Febbre a 90° l’ex professore inglese ha compiuto una fusione tra narrazione e calcio che praticamente nessuno era riuscito a fare prima e nessun’altro è riuscito a fare dopo. Con Il mio anno preferito invece Hornby compie un ulteriore passo avanti, ovvero il rendere il calcio una finestra sulla vita. Ma la vera abilità è stata quella di fare affacciare, da quella finestra, noi lettori su tante vite e non soltanto sulla sua. Il libro infatti non è un romanzo, e neppure un racconto autobiografico, ma bensì una raccolta di racconti veri, di storie di calcio che hanno cambiato, in un modo o nell’altro, la vita dei dodici autori più uno, ovvero Hornby.

Pensateci: per ognuno di noi c’è una stagione calcistica particolare che ha cambiato il nostro modo di vivere il calcio ed, in piccola parte, anche la nostra stessa vita. Per ognuno di noi c’è un’annata irripetibile, inimitabile, inarrivabile, indimenticabile. Per ognuno di noi c’è l’anno preferito, quello che mai e poi mai potrà essere bissato da altre annate. E se la cosa può essere facilmente comprensibile per i tifosi di grandi squadre (l’Inter ha il suo 2009/2010, la Juve il suo 2011/2012, il Milan il suo 2002/2003), sembra difficile concepirlo per quei tifosi che le divinità hanno voluto invece si affezionassero a colori meno vincenti, meno noti, meno affascinanti per alcuni. Quale potrà mai essere l’anno preferito del tifoso del Siena? O come può esserci un anno tatuato inspiegabilmente nel cuore dell’ultras della Nocerina? Ebbene, anche loro ne hanno uno di anno preferito e da questo semplicissimo presupposto parte l’idea del libro di Hornby, oltre che dalla volontà di provare a dare una risposta alla domanda che tutti i non-appassionati si pongono, ovvero come sia possibile che, per 90 minuti, il manager, l’adolescente in crisi ormonale (maschio o femmina che sia), il padre di famiglia, il nonno, la nonna, la casalinga, l’avvocato, la direttrice di banca ed il vostro/a migliore amico/a siano totalmente uguali: un branco di tifosi odiosi, faziosi, imparziali e bruti, eppure, emozionati come bambini.

Così scopriamo che per Roddy Doyle, scrittore autore del libro Una stella di nome Henry, il più bel ricordo calcistico è legato ai Mondiali ’90 vissuti in un pub di Dublino, quando la sua Irlanda uscì vittoriosa dal girone con Inghilterra, Olanda ed Egitto e fu eliminata da un gol di Schillaci; oppure che per un tifoso del Middlesbrough un’annata senza infamia e senza lode come quella del 1990/1991 è un’annata da incorniciare. Si scopre che anche tifare una formazione di seconda divisione scozzese come i Raith Rovers, praticamente sconosciuti anche a Londra dove l’autore del racconto Harry Ritchie lavora, regala emozioni uniche; si scopre che il calcio molte volte è più vicino alla vita di quanto si possa immaginare, come ci spiega Ed Horton, tifoso dell’Oxford United FC, che ricorda la stagione 1991/1992 in cui il crack finanziario che investì il club investì anche tutta la società che viveva attorno a quel club. E così un susseguirsi di improbabili stagioni emozionanti di squadre “piccole” come Watford, Norwich City, Bristol City, Swansea City e St. Albans City, e squadre meno piccole, come Chelsea, Leeds United, Sunderland e Charlton.

nick hornbyIl culmine lo si raggiunge però, come è giusto che sia, grazie al racconto di Hornby che, spiazzando tutti, lascia da parte il suo amore viscerale per l’Arsenal e lega invece i suoi ricordi adolescenziali, o meglio, giovanili, alle imprese del Cambridge United nella stagione ’83/’84, squadra che in quella stagione raggiunse il poco invidiabile record di 31 partite consecutive senza vittorie, fino ad arrivare alla trentaduesima partita, contro il ben più famoso Newcastle, in cui, incredibilmente, il Cambridge battè i Magpies negando ai bianconeri inglesi la gioia della promozione in First Division, regalando però ai propri aficionados una gioia inattesa ed assolutamente priva di controllo. Ironia, nostalgia, magia e disincanto sono la malta che tiene insieme questo come tutti gli altri racconti presenti nella raccolta, avvolgendo i lettori in un’aurea di religione calcistica, dove il sacro è la trasferta in treno, la partita con gli amici, l’esultanza incontenibile sotto una pioggia scrosciante o le lacrime mai nascoste, perchè nessuno allo stadio le nasconde. Il mio anno preferito è, se ancora ce ne fosse stato bisogno, l’ennesima prova della potenza del calcio, nella vita di ognuno di noi, nella sua componente artistica, o meglio ancora, nella sua componente sacrale. Il calcio non è solo un gioco, è sogno ed è vita, è molto di più. C’è gente che si ricorda il giorno del primo bacio grazie anche ad un gol del suo attaccante preferito e pone sullo stesso piano le emozioni provate. Non è follia, è semplicemente cuore, ed è semplicemente bello ed emozionante così.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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