messi vs bayern

Un lettore ci scrive a proposito dell’articolo di Mariano Farfi “Chi valorizza la persona? – Tra realismo bavarese e astrazione blaugrana“, e rincara la dose.

bayern batosta al barçaFinalmente Farfi.
Non capisco come alcuni commentatori abbiano potuto parlare di superficialità e di mancanza di spessore di fronte all’articolo di Mariano Farfi. Forse non si riesce a distinguere la superficialità dalla potente dote di sintesi.
Farfi dice in poche parole tantissimo e, come si può notare anche solo da questa mia lettera, si tratta di una capacità non comune.
Parla di “centrocampizzazione del calcio“. Credo non ci sia molto da spiegare su questo, chi ha orecchie per intendere ha già inteso.
Racconta meglio di quanto sappiano fare giornalisti strapagati di Sky e commentatori poveri della “Rete” la differenza tra due mondi calcistici, che non è la fisicità, come Massimo Mauro vorrebbe farci credere, tanto che il gioco del Barça funziona solo con una tenuta atletica anormale (e ieri sera s’è visto per difetto). Dice meglio di quanto capisca qualche commentatore di cui sopra (che invece non sembra interessarsene, come se il Barcellona giocasse da solo – e forse certa gente si meriterebbe un bel Barcellona contro nessuno, tanto cambierebbe ben poco a livello di intensità di gioco) come si può battere la squadra di Vilanova, cioè con quei piedi buoni che permettono di non intimorirsi di fronte al pressing alto e immediato (ieri sera l’unica palla “sparata” lunga a casaccio è stata calciata via – udite, udite, adepti del més que un club – da un catalano, Bartra).
Insomma, la superficialità è in una lettura che non colga sfumature di grande verità nella prosa di Farfi.

messi vs bayernNe approfitto poi per fare un inciso sull’orchestra armonica. Il Barça (almeno quello targato Vilanova-Roura) non è un’orchestra armonica. Messi, Iniesta, Xavi, Dani Alves e Busquets sono qualcosa di simile a un’orchestra armonica. Gli altri sono strumenti casuali e, alla lunga, stonano. Dimostrazione ne sia la situazione delle due punte esterne che quest’anno sono state sacrificate sull’altare del dio Messi. Che si sia trattato, a seconda della rotazione, di Sanchez, Villa, Fabregas o Pedro, in molti hanno notato la sterilità offensiva dei partner d’attacco della Pulce. Tutti hanno segnato pochissimo rispetto agli standard degli scorsi anni dell’attacco blaugrana (per non dire rispetto a Messi). L’unico in doppia cifra in campionato, a poche giornate dal termine, è Fabregas, con 10 reti. Sia contro il Milan (gol di Villa a parte, regalo di Constant) sia ieri sera, si sono visti i limiti di una squadra in cui l’argentino fagocita i propri compagni di reparto, letteralmente disinnescati dal magnetismo del triangolo Messi-Iniesta-Xavi. Non ricevono mai una palla giocabile se non se la vengono a prendere ai 35 metri e sempre sulla linea dell’out. Gli unici che vengono premiati con un pallone buttato dentro tra le maglie della difesa sono sempre i fluidificanti, come ben sa l’ex-Valencia, che contro il Milan al Camp Nou dettò un’infinità di linee di passaggio, venendo gratificato una o due volte dall’attenzione del triangolo delle Bermuda di cui sopra. Ieri sera Sanchez e Pedro sono stati bellamente ignorati, come spesso accaduto quest’anno (e in Europa il difetto viene rimarcato grazie al valore degli avversari). Si tratta di un nodo tattico (e forse, ancor di più, culturale – il Messianismo!) che il barcellonismo e Vilanova dovranno risolvere se vorranno, come da più parti si predica, tornare a vincere tutto a mani basse.

Riccardo Uccellatore

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Un altro modo di raccontare lo sport.

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