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domenicaliPoco più di un anno fa, il 20 aprile 2014, il Mondiale di F1 si apprestava ad iniziare le canoniche tre settimane di pausa che precedevano l’inizio della stagione europea, e dopo soli quattro Gp due situazioni risultavano tanto limpide e chiare, quanto estreme e distanti: la Mercedes si preparava a monopolizzare una stagione nella quale poteva trionfare in tutte le gare, mentre la Ferrari stava implodendo in seguito all’ennesimo fallimento degli ultimi anni, con la certezza di un nuovo calvario. Il Cavallino Rampante era in una situazione che dire rovente è poco. La testa di Stefano Domenicali sarebbe saltata di lì a pochi mesi, Kimi Raikkonen dava evidenti segnali di insofferenza nella guida della F14T e Fernando Alonso non mancava occasione per criticare a mezzo stampa il team. Inutile dire che il bottino, a fine stagione, è stato veramente magro: un solo terzo posto, di Alonso, nel Gp di Shangai, ironicamente il primo della gestione post-Domenicali.

A più di un anno di distanza le cose sono totalmente cambiate. La Ferrari del nuovo corso Marchionne-Arrivabene-Allison è riuscita nell’impresa di diminuire sensibilmente il gap dalle Mercedes così da «sentire il sangue degli avversari», come ha dichiarato Mr. Arrivabene. Un’affermazione forte, ma che rende bene l’idea di come è cambiato l’ambiente e le ambizioni in quel di Maranello. Una Ferrari che ha cambiato mentalità, non più conservativa ed attendista come spesso accaduto negli ultimi anni, ma, come un cacciatore affamato pronto ad attaccare ad ogni occasione la sua preda, così la Rossa cerca di sfruttare ogni opportunità per artigliare le posizioni della stella a tre punte, conscia dei rischi ma anche delle soddisfazioni che un successo può dare. Risultato: dopo i soliti quattro appuntamenti, una vittoria, un secondo posto e due terzi posti. Ogni gara con un pilota vestito di rosso sul podio, cosa che paragonata a dodici mesi fa sembra pura fantascienza.

img1024-700_dettaglio2_Kimi-Raikkonen-afpLa nuova stagione ha inoltre dato la possibilità ai due grandi sconfitti del 2014, Vettel e Raikkonen, di far ricredere quanti troppo velocemente e superficialmente li avevano già dati per bolliti. Sebastian ha risposto in maniera eccellente a quanti ancora non riescono a riconoscergli il rispetto che va dato ad un quattro volte iridato. E Kimi… Bhe, Kimi è Kimi. Appena ha sentito che la macchina si adattava al suo stile ha dato lezioni di gestione gomme a tutti ed ha ricordato ai tanti smemorati che lui è l’ultimo Campione del Mondo in Ferrari. Tutto ciò ha fatto si che alla sosta pre-europea il clima a Maranello fosse dei migliori e che l’obbiettivo ora non è più lavorare per raggiungere il podio, ma è lavorare per stare davanti a tutti. Ovviamente la strada non è facile e la Mercedes di certo non starà a guardare, ma sognare a questo punto non costa nulla.

Ecco, proprio la Mercedes è la scuderia che più di tutte si è svegliata male dal lungo inverno, non perché non sia la più forte, o perché non sia la favorita nella vittoria finale, ma semplicemente perché non può più fare il buono e il cattivo tempo a suo piacimento, giocando con gli avversari, senza preoccuparsi di dover reagire ad eventuali imprevisti nel corso delle gare. E le gare in Malesia e Bahrein lo hanno dimostrato. Guai però a credere che questo sarà l’andazzo del resto della stagione, perché a Stoccarda sono tutto tranne che superficiali e sapranno reagire al ritorno di fuoco Rosso. A maggior ragione visto che il divario tra i suoi due alfieri è sempre più netto, con un Hamilton mai così forte e un Rosberg ancora una volta succube dello strapotere del compagno. Toto Wolff, Pddy Lowe e Niki Lauda non dovranno perdere molto tempo a gestire la battaglia tra i due, visto il profilarsi del consolidamento dei ruoli di prima e seconda guida.

alonsoChi invece sta deludendo, ognuna per motivi differenti, sono le altre tre scuderie top : Williams, Red Bull e McLaren. La Williams era partita come prima avversaria di Stoccarda, forte di un finale di 2014 in crescendo e apparentemente pronta, se non a giocarsi il titolo, per lo meno a stare subito dietro per cogliere l’opportunità di ottenere la tanto agognata vittoria. Invece a mettere in disordine i piani di quelli di Grove ci ha pensato la Ferrari e ora il distacco, soprattutto sul passo gara, è di quelli importanti. Dalle parti di Milton Keynes invece la faccenda sta diventando alquanto grottesca. La vettura disegnata in parte dal genio Newey non sembrerebbe neppure del tutto malvagia, ma i motori Renault sono una vera catastrofe. A dimostrazione di ciò basti pensare ai tre motori rotti nel solo Gp cinese. Il tempo per recuperare non è molto, ma ci si augura che possano iniziare almeno ad arrivare a fine gara con costanza, perché vedere un Ricciardo così impotente, dopo una stagione passata tutta all’attacco e a deliziarci con i suoi sorpassi preceduti da fulminanti cambi di direzione, non è una bella cosa per tutto il circus. Infine non si può non toccare la questione McLaren-Honda, anche se farlo sembra voler sparare sulla croce rossa. La scuderia più attesa del 2015 è tristemente relegata agli ultimi posti, costringendo il prode Fernando a lottare come un pilota novello contro i vari Maldonado, e impedendo, con situazioni tragicomiche degne del miglior ragionier Ugo Fantozzi, a Jenson Button di cominciare semplicemente una gara. Da Woking assicurano che i miglioramenti saranno sempre più importanti (si sono effettivamente visti dei miglioramenti) e che a Barcellona potranno giocarsi l’ingresso nella top ten, togliendosi dall’impiccio l’ombra delle pericolose Manor, dei potentissimi Stevens e Merhi. Comunque, al di là delle facili battute, anche per loro la speranza è quella che possano raggiungere rapidamente delle posizioni più consone al nome e al livello della scuderia e dei piloti, perché Alonso e Button non meritano di finire le loro carriere a giocarsi un quindicesimo posto.

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@Thommy_Serafini

2 Commenti a “Il graffio Rosso

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