Delusione Udinese

L’Udinese Calcio, in questi anni, è stata in assoluto la società italiana d’esempio per tutte le altre compagini calcistiche. Acquisti di giocatori di qualità a prezzi contenuti e con ingaggi bassi, successive plusvalenze enormi dopo la valorizzazione di questi giovani talenti e poi di nuovo acquisti nel mercato delle piccole micce cercando di individuare quelle pronte a innescare una nuova esplosione di dinamite pura. Un bel giocattolo che ha funzionato alla perfezione e che ha portato una piccola società come quella friulana a collocarsi in pianta stabile fra le prime forze del campionato per diverse stagioni. Proprio un bel giocattolo sì, ma che ora sta iniziando a dare evidenti segnali di cedimento.

Udinese - Sporting BragaEra solo l’agosto 2012 quando l’Udinese si apprestava a disputare il preliminare di Champions League contro i portoghesi dello Sporting Braga. Avversari decisamente abbordabili, specialmente in confronto ai temibilissimi Gunners di Wenger con i quali il team di Guidolin aveva dovuto duellare un anno prima. Se l’eliminazione nel preliminare con l’Arsenal poteva risultare accettabile, e quindi facilmente assorbibile dal punto di vista emotivo, quella con lo Sporting demolì le aspettative di tifosi e società. Da quel momento il club di Udine, spolpato ulteriormente dal solito mercato estivo in uscita, iniziò un lento declino; nulla di così rilevante, anche perché la stagione terminò con un ottimo quinto posto, ma sul lungo la situazione ha pesato, come pare oggi evidente dal fatto che l’Udinese si appresti a disputare un campionato da metà classifica. Questa prima parte di stagione ha mostrato una squadra che gioca un calcio alquanto bruttino rispetto ai canoni passati.

Il ricambio dei talenti venduti, che sarebbe dovuto avvenire nelle ultime due sessioni di mercato, non si è compiuto come ci si aspettava, ma individuare i problemi dell’Udinese nei soli acquisti inadeguati sarebbe riduttivo. I pochi giocatori di qualità rimasti in squadra si stanno rivelando non all’altezza dei giocatori che hanno, negli ultimi anni, lasciato Udine. Dušan Basta è troppo spesso in infermeria così come il colombiano Muriel, che ultimamente è parso anche con qualche chilo di troppo. Il difensore centrale Danilo, che dopo le ultime stagioni sembrava ormai una certezza per la retroguardia bianconera, con la partenza del compagno Benatia sta invece palesando tutti i suoi limiti Di Nataletecnico-tattici. Infine il supercannoniere Totò Di Natale, alla veneranda età di 36 anni, sta inesorabilmente esaurendo la benzina. Il patron Pozzo ha dimostrato di non essere poi così tanto sentimentalmente legato alla società Udinese, considerata più che altro un mezzo per lucrare. La filosofia societaria è sempre parsa quella di acquistare giovani semisconosciuti a prezzi abbordabili, valorizzarli e successivamente rivenderli al miglior offerente: questo ha gonfiato enormemente le casse della società friulana, ma ha sgonfiato progressivamente gli animi dei sostenitori bianconeri che si sono sempre visti costretti ad accettare tali scelte ed i conseguenti limiti sportivi che ne erano e ne sono la conseguenza. Il progetto di un’Udinese grande per il futuro non c’è e l’impressione è quella che ogni anno il tifoso debba sperare che quei quattro o cinque giocatori ignoti acquistati in estate possano rivelarsi azzeccati per sostituire le solite cessioni estive. Ribadisco: il giocattolo si sta rompendo e quelle speranze che solo pochi anni fa si convertivano spesso in gradevoli sorprese, oggi si trasformano in ineluttabili amarezze.

Amarezza GuidolinLe ultime sessioni di mercato hanno visto partire vere e proprie colonne portanti della squadra di Guidolin come Inler, Benatia, Asamoah, Isla, Armero, Handanovic e Sanchez. A posteriori però, si può dire che non tutte le offerte erano veramente irrinunciabili come quella che si presentò per il cileno Sanchez: 26 mln più 12 di bonus da parte del Barcellona, che formulò inoltre una faraonica offerta di ingaggio al giocatore, dati di fatto che fecero diventare a tutti gli effetti impossibile trattenerlo per un altro anno. Molti giocatori, con un lieve sforzo economico, avrebbero potuto tranquillamente continuare a militare nel club di Pozzo e sicuramente avrebbero dato un contributo essenziale per raggiungere quella qualificazione in Champions League che avrebbe portato maggiori introiti ed un ritorno d’immagine non indifferente. La società Udinese sta inoltre dimostrando, negli ultimi due anni, di non essere neppure più così lungimirante in termini di valorizzazione dei talenti come in questi anni ci era sembrato lecito credere. Da Udine sono passati diversi calciatori che, sottovalutati e svenduti alla prima offerta ritenuta decente, sono letteralmente esplosi in altri club di Serie A. Giocatori come Antonio Candreva, Francesco Lodi, Guillermo Cuadrado, German Denis e Antonio Floro Flores avrebbero potuto contribuire in misura decisiva a mantenere grande l’Udinese, o per lo meno li si sarebbe potuti vendere con meno anticipo e più ingenti guadagni.

È ineluttabile: la bella favola dell’Udinese volgerà presto al termine. Rattrista pensare che con una gestione diversa, fatta da più intelligenza, più cuore e meno desiderio di ricavi nel breve termine, questa squadra avrebbe potuto rimanere su ottimi livelli e vedere ripagati i propri sforzi economici nel lungo periodo.

9 Commenti a “Il giocattolo Udinese non poteva durare molto

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