Milan - Fiorentina

CALCIO: ALBERTINI: CON LUI L'AMBIZIONE DI ESSERE AL TOPPrima ci fu Didier Deschamps, poi Demetrio Albertini, infine Marcos Assunçao e Fabio Liverani. Credo che sia capitato a tutti da bambini di innamorarsi perdutamente di giocatori di squadre avversarie che, nonostante la sana rivalità sportiva, venivano apprezzati in campo a prescindere dai colori che indossavano. Il filo rosso che collega i sei nomi elencati in precedenza, a parte il fatto che (escluso il brasiliano ex Roma) hanno tutti appeso le scarpe al chiodo, è il ruolo che ricoprivano in campo: il regista di centrocampo. Ritengo tra gli 11 ruoli che compongono una squadra quello del regista come uno dei più affascinanti, se non il più affascinante, perché permette al giocatore di mostrare in primis non le sue qualità atletiche e fisiche, bensì quelle intellettive e di studio dell’avversario: una sorta di filosofo in campo. Continuando nella metafora, mi immagino Xavi, Pirlo, Gerrard, Redondo, Xabi Alonso (giusto per citare i principali degli ultimi anni) prendere il posto dei vari Platone, Aristotele, Diogene, Plotino e Socrate, nel dipinto “La scuola di Atene” di Raffaello Sanzio, presi da una disputa sulla qualità del lancio di questo o sulla traiettoria del passaggio di quello: insomma veri e propri filosofi del calcio.
Che per certi versi il regista sia la posizione in campo più “umana” lo si vede dalle caratteristiche della maggior parte di questi: spesso molto lenti (ma velocissimi nel pensare la giocata e per questo più abili dei marcatori avversi), sono continuamente costretti a “scherzare col fuoco” perché consapevoli che da un loro errore ogni ripartenza nemica potrebbe essere quella letale.

È interessante, oltre che positivo per gli amanti del bel calcio, vedere come negli ultimi anni la figura del regista sia tornata ad essere fondamentale a livello internazionale, dopo che per parecchio tempo il prototipo del “superatleta” tutto muscoli e velocità sembrava aver tolto lo spazio a quelle figure abili nelle verticalizzazioni, nel campo di gioco e nel dettare i ritmi alla squadra. Punto di svolta importante per questa sorta di metamorfosi è stata la scalata al vertice del calcio mondiale della Spagna di Aragonés e Del Bosque. xabi alonsoLa Roja durante la prima competizione vinta (Euro 2008) schierava come centrocampista “basso” davanti alla difesa un intenditore come Marcos Senna, bravo a dare ordine alla squadra ma meno ordinato in fase di costruzione; nei successivi trionfi targati Del Bosque le Furie Rosse hanno infarcito la loro mediana di registi (Xavi, Iniesta, Silva, Mata, Xabi Alonso e Fabregas) lasciando al solo Busquets il compito di interdire. Dei centrocampisti spagnoli forse solamente Xabi Alonso ha le caratteristiche per essere considerato un regista intenditore, mentre tutti gli altri fanno della loro classe e rapidità dei passaggi la loro arma migliore. A livello di club per un processo osmotico alla crescita spagnola ha corrisposto un lancio dei registi anche da parte del Barcellona, che schierava ben 3/5 del centrocampo titolare della Spagna. Guardando alla stagione in corso anche Ancelotti, amante dichiarato del giocatore tecnico davanti alla difesa, nel Real Madrid non rinuncia a schierare in mezzo al campo due centrocampisti molto simili come Modric e Xabi Alonso. In Inghilterra invece se le “vecchie volpi” del mestiere come Gerrard e Lampard sono ancora lì in mezzo al campo, Arsenal e City offrono un centrocampo organizzatissimo che parte da Arteta e Fernandinho mentre lo United di Moyes ha dovuto aggiungere la tecnica di Mata alla ruvidità poco produttiva di Cleverley e Carrick.

La riscoperta del regista vede come protagonista anche le squadre italiane, senza che ci si dimentichi l’apporto chiave di Thiago Alcantara nel Bayern Monaco e di Gundogan nel Dortmund. Juventus e Roma ad esempio offrono delle variabili del ruolo. Mentre i bianconeri si affidano ai lampi di classe del genio Pirlo, i giallorossi possono contare su un centrocampo a 3 dove tutti gli interpreti possono calarsi nel ruolo di demiurgo della squadra, sia Pjanic che Strootman (regista atipico) e De Rossi possiedono lancio e visione di gioco non comuni agli altri mediani in circolazione. Juventus' Pirlo is challenged by AC Milan's Montolivo during their Italian Serie A match in TurinAnalizzando le altre “grandi” del nostro campionato emerge come le milanesi provino a valorizzare le geometrie dei loro centrocampisti più tecnici come Montolivo e Kovacic (e ora Hernanes), mentre come la squadra dei registi per eccellenza sia la Fiorentina di Montella, in grado di schierare contemporaneamente Borja Valero, Pizarro e Aquilani. Capitolo a parte merita il Napoli di Benitez che, non avendo un gioco lineare ma pressoché basato sulla velocità e sulle ripartenze, ha nella linea mediana un punto di rottura fatto di giocatori prevalentemente fisici quali Dzemaili, Inler e Behrami; bisogna però sottolineare come l’acquisto di Jorginho sembra essere orientato verso un’ottica di poter affiancare a uno degli svizzeri i piedi buoni del brasiliano ex Verona.

Tutti giocatori fondamentali nell’ingranaggio di una squadra, anzi sono loro che azionano l’ingranaggio al servizio delle giocate del campione; e spesso non sono neanche giustamente ricompensati per il compito svolto, ma dopotutto questo è il ruolo del regista: lento, a volte esile, ma tremendamente geniale, e per questo in grado di fare innamorare anche gli avversari.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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