goicoechea

Caro direttore,

Non mi ritengo un valido opinionista sportivo, ma mi permetto di scriverle un commento su quanto accaduto recentemente in quel ristretto ambito del mondo del pallone che mi concerne più da vicino, in quanto tifoso della squadra cui tocca l’onore e l’onere di portare il nome della città eterna.
A Roma, sponda giallorossa, negli ultimi tempi ci sarebbero una quantità di cose di cui si potrebbe discutere per quanto riguarda la gestione di un’annata ancora una volta ricca di parole spese ma povera di risultati ottenuti. Invece io vorrei soffermarmi un minuto su un altro fatto che mi ha spostato nel corso dell’ultima gara disputata dalla nuova e ormai già passata Roma di Zeman.

CALCIO: SERIE A, ROMA - CAGLIARIA me non è mai piaciuto Goicoechea.
Mi chiedo se ci sia veramente un solo vero tifoso giallorosso che, alla luce delle ultime prestazioni, non sperasse di leggere sulla formazione ufficiale partita dopo partita il nome di Stekelenburg (pure lui non privo di difetti, ma comunque…) piuttosto che il suo. E quando il boemo giustificò la sua preferenza all’uruguayano piuttosto che all’olandese dicendo che “para meno ma partecipa di più”, Goicoechea mi piacque ancora meno. Eppure la cocciutaggine di un allenatore (a questo punto credo non ci sarà più dato di sapere se avesse ragione o torto) ha fatto sì che, suo malgrado, questo ragazzo di 24 anni diventasse l’estremo difensore di una squadra che già di gol ne prendeva a sproposito.
In una piazza esigente come quella della capitale, gli veniva data fiducia alla faccia di gran parte dell’opinione pubblica, anche in seguito a una serie imbarazzante di indecisioni, soprattutto ultimamente, che certo non hanno contribuito a diminuire il flusso di palloni che s’insaccavano nella porta alle spalle di Totti e compagni. Inoltre, come se non bastasse, ad aggiungere ulteriore pressione sul protetto di Zeman, si aggiungeva lo scontento di Stekelenburg che cercava la propria sistemazione altrove. In questo modo Goicoechea si trovava ancor di più a dover dimostrare di essere all’altezza della fiducia concessagli.

Proprio in questo contesto, quando tutti erano pronti a cogliere il prossimo passo falso dei giallorossi in modo da potersi scagliare definitivamente su Zeman, nella partita all’Olimpico contro il Cagliari Goicoechea regalò il gol del momentaneo (e poi confermato) vantaggio ai sardi con una papera inaudita.
Non posso negare di essermi volentieri unito al coro di insulti che allo stadio o attraverso il televisore hanno raggiunto e sotterrato il malcapitato. Normale no? E quanto furono meritate quelle lacrime riversate abbondantemente a fine partita negli spogliatoi!

goicoecheaPerò, con l’affievolirsi delle emozioni, mi sono sorpreso di una cosa. Mi son trovato involontariamente ad immedesimarmi nel dramma che questo ragazzo deve aver vissuto in quelle ore e che probabilmente è in atto tutt’ora. Mi sono chiesto: ma come fa uno, che coraggiosamente aveva accettato di rischiare in una piazza che lo avrebbe preferito altrove o in panchina, a rialzarsi dopo tale clamoroso fallimento? Come fa a non rimanerne distrutto? Dopo la chiamata, sei stato trovato mancante.
Non mi azzarderò in ipotesi su quello che potrebbero essere i pensieri e saranno le reazioni di Goicoechea.
Sta di fatto che non ho potuto non fare un paragone con me, con la vita di ognuno.
Dopotutto lo sport è entusiasmante perché c’entra con la vita.
E la domanda si è allargata: cosa permette che uno ogni mattina si svegli e rischi la sua persona nelle cose che ci sono da fare? Dopo la dolorosa constatazione, ancora una volta, di non trovarti all’altezza, cosa permette di rialzarsi e di rischiare ancora? Cosa permette di non chiedere la sostituzione e sedersi sulla panchina della vita?
Uno potrebbe rispondere con una specie di rassegnazione (alla fine si deve solo accettare, in fondo, di essere tutti un po’ sfigati…), oppure grazie a qualcosa che, al di là delle circostanze, belle o brutte che siano, ci permette di riconoscere che in quello che accade c’è una positività, che non dipende da quanto uno è capace di fare. Da qui la capacità di rischiare ancora, e la libertà, laddove si mostrasse necessario, di cambiare radicalmente direzione.

La ringrazio,
Giuseppe Foletti

 

La papera di Goicoechea in Roma-Cagliari

Un altro modo di raccontare lo sport.

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