Lionel Messi

Leo Messi ha infranto un altro record, segnando cinque reti in una partita di Champions. Ormai siamo abituati alle sue prodezze, ma l’impressione è che, data la sua ancor giovane età, siamo solamente all’inizio di un imbarazzante dominio.

 

«È il giocatore più amatoriale che conosca, ha la testa di un bambino che va a giocare all’oratorio». Le parole di Guardiola su Leo Messi spiegano meglio di ogni analisi, tecnico, tattica o psicologica, chi realmente sia la Pulce blaugrana. Un bambino che gioca a pallone senza sentire la pressione dei grandi palcoscenici, perché per lui il calcio è un gioco e conta solo divertirsi.

Il sensazionale pokerissimo messo a segno ieri sera, il primo nella storia della Champions League (ma non della ex Coppa Campioni), è l’ennesimo record infranto da Messi, che a neppure 25 anni può vantare nella sua bacheca tre Champions, altrettanti palloni d’oro, cinque campionati spagnoli e un’infinità di coppe e coppette. È proprio l’età dell’argentino a spaventare (in senso buono): la maturità calcistica, intesa come mix equilibrato di esperienza e freschezza agonistica, solitamente la si raggiunge a 28-29 anni, e questo vuol dire che col passare degli anni Messi non potrà che migliorare. Tanto più che uno con i suoi piedi sarà probabilmente in grado di fare la differenza anche all’alba dei quarant’anni.

 

Siamo solo all’inizio, dunque, di un dominio di un solo giocatore sull’intero panorama mondiale, che rischia di diventare talmente schiacciante da sfociare nella monotonia. Uno come Cristiano Ronaldo, che solo una decina d’anni fa avrebbe incantato le folle facendo incetta di trofei personali, appare ora ai nostri occhi come un ottimo giocatore e nulla più. Messi ha ammazzato la concorrenza senza impegnarsi oltremodo, senza voler essere il più forte, semplicemente facendo quello che sa, con la spensieratezza d’oratorio e la tranquillità del numero uno. È solo questione di tempo, e Messi, aiutato anche dal fatto che oggi si gioca molto di più rispetto a qualche decennio fa, batterà tutti i record, perlomeno a livello personale.

 

Addirittura, in una squadra come il Barcellona che abbonda di fenomeni, Leo ha oscurato tutti i compagni di squadra, tanto che la compagine che ha fatto del gioco collettivo il suo marchio di fabbrica rischia di passare alla storia semplicemente come “Il Barça di Messi”, e tanti saluti ai vari Iniesta, Xavi e Fabregas.

Se i paragoni con Maradona, Pelé, Di Stefano, Cruijff e Ronaldo lasciano il tempo che trovano, per una serie di varianti che non permettono un realistico confronto, è chiaro che l’unica macchia nella carriera di Messi potrebbe essere quella della mancanza di una Coppa del Mondo. C’è ancora un sacco di tempo tuttavia, e vincerla da protagonista lo potrebbe davvero elevare al grado di più grande di sempre.

 

Possibilità che la Pulce rallenti e allenti il suo dominio? Poche. L’unico nemico potrebbe essere l’appagamento. Chi lo sa che anche lui, così extratterreste, non abbia prima o poi un’inconscia e umanissima mancanza di motivazioni per aver già vinto tutto, e più volte, quello che c’era da vincere. Ma in quel caso basterebbe un trasferimento, basterebbe lasciare la Catalogna, magari in direzione Napoli. Lì certamente le motivazioni non mancherebbero, anche per l’opportunità di eguagliare (e magari superare, in quel caso per davvero) l’adorato Diego.

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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