zeman

Il tecnico boemo è tornato alla ribalta, ma il suo merito maggiore non è quello di aver creato una nuova Zemanlandia, bensì di aver puntato sui giovani in modo spudorato, come nessun altro osa fare.


Si fa un gran parlare di Zeman e della sua avventura con il Pescara: gli elogi si sprecano, Moratti ci fa un pensierino per la prossima stagione, Zemanlandia sembra tornata. Gioco spumeggiante, una valanga di reti realizzate (e, è il caso di dirlo, anche subite), il 4-3-3 come dogma imprescindibile, una città che sogna di nuovo il calcio che conta: i biancazzurri sono considerati il Barcellona della penisola. E i meriti di Zeman per avere, un’altra volta, ricreato quel mix esplosivo di bel gioco e risultati che già aveva realizzato a Foggia, Roma e Lecce, sono giustamente sottolineati. Ma c’è forse un merito che andrebbe maggiormente evidenziato, qualcosa che va oltre il calcio spettacolo e le vittorie, qualcosa che in Italia è difficile trovare: la totale fiducia riposta nei giovani.

 

Immobile capocannoniere con venti reti, dopo due stagioni in cui era andato a segno soltanto un paio di volte; Insigne che strega tutti, da Ferrara a De Laurentiis, con quel suo dribbling ubriacante e quei gol da cineteca; Verratti che detta i tempi con una personalità da veterano e con due piedi che hanno già conquistato l’under 21; Capuano e Romagnoli che, 42 anni insieme, guidano la difesa in un campionato dove l’esperienza ha sempre contato più di ogni altra cosa; e poi Brosco, Kone, Caprari, Nielsen, Maniero, Soddimo,… tutti ragazzi con meno di 25 anni.

L’età media della rosa è di 23,9 anni, e per una squadra che lotta per la promozione diretta in Serie A è qualcosa di straordinario. Vi sfido a trovarmi un altro allenatore nel panorama italiano (ma forse anche in quello europeo) che abbia il coraggio di scommettere così spudoratamente sui giovani, trattandoli da uomini, affidandogli importanti responsabilità e dando loro un gioco dove hanno la possibilità di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

 

Se fra qualche anno la nazionale non dovrà rimpiangere Pirlo perché avrà un giocatore come Verratti, anche lui nato trequartista e trasformato in regista, dovrà dire grazie a Zeman, che ha avuto il coraggio di affidare le chiavi del centrocampo a un diciannovenne. Se la Juve nelle prossime stagioni potrà contare su un bomber fatto in casa come Immobile o se De Laurentiis potrà permettersi di cedere uno dei suoi fuoriclasse avendo un sostituto all’altezza come Insigne, sarà perché entrambi i gioiellini hanno avuto la fortuna di incontrare un maestro come Zeman che ha puntato su di loro.

Scommettere sui giovani paga, ma bisogna avere coraggio e pazienza, mettendo in conto che talvolta si potranno perdere dei punti per delle ingenuità (come è accaduto al Pescara quest’anno), ma avendo la consapevolezza che i risultati arriveranno presto. Non resta che sperare che l’esempio di Zeman sia seguito da altri tecnici e altre società. Ma soprattutto c’è da sperare che i ragazzi sbocciati con il boemo non diventino vittime, nel prossimo mercato estivo, della voracità dei nostri grandi club, dove, una volta acquistati, si troverebbero relegati in tribuna. Piuttosto, allora, meglio emigrare e seguire la strada di Rossi e Macheda, che in Premier hanno trovato la possibilità di giocare. E dato che sabato all’Adriatico è stata registrata la presenza di alcuni osservatori del Chelsea, giunti da Londra per Verratti (ma avranno apprezzato anche i numeri di Immobile ed Insigne), l’ipotesi non appare neppure così remota…

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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