vilanova

Senza Tito Vilanova, probabilmente Pep Guardiola non sarebbe diventato l’allenatore più desiderato del mondo. Senza Tito Vilanova, probabilmente il Tiki Taka non sarebbe mai esistito. Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna. Dietro ogni grande allenatore c’è sempre un grande vice. Chiedete a Mourinho cosa sarebbe senza il suo fido Rui Faria. Mentre il primo prepara le conferenze stampa, se la prende con gli arbitri e lavora di psicologia sui suoi giocatori, il secondo studia meticolosamente gli avversari, organizza le sedute specifiche per ogni componente della rosa, propone le soluzioni tattiche adeguate. Lavora nell’ombra, raramente finisce sotto i riflettori, ma senza di lui l’allenatore non sarebbe nessuno.

guardiola e vilanovaIl compito di Francesc Vilanova y Bayò, classe 1968, era proprio quello di arrivare là dove Pep non sarebbe potuto arrivare. Ore e ore di lavoro sui singoli, sui reparti e sul collettivo per costruire, allenamento dopo allenamento, quel sistema di gioco chiamato comunemente tiki-taka che ha affascinato milioni di persone e che ha riempito di trofei la bacheca blaugrana.
Ogni uomo ha un compito nella vita, che è pensato appositamente per lui, che è il modo attraverso il quale può compiersi e rendersi utile al mondo rendendolo un posto un po’ più bello e famigliare per tutti. Spesso siamo i primi a non essere coscienti di quale sia il nostro compito, ma se con serietà seguiamo le nostre aspirazioni e i nostri doveri, i nostri piaceri e i nostri talenti, questi pian piano si rivelerà, a noi e a chi ci circonda.

Non conosciamo in realtà molto della vita di Tito Vilanova, ma con certezza possiamo affermare che ha avuto un compito non indifferente nella storia del calcio, essendo uno dei fautori di una delle più importanti rivoluzioni tattiche nella vita del pallone. Non c’è bisogno che io ribadisca quanto mi annoi il tiki-taka, quanto mal sopporti i centrocampisti che fanno i difensori e i centrocampisti che fanno gli attaccanti, quanto mi faccia venire il mal di pancia il possesso palla al 70% e l’assenza di verticalizzazioni. Ma uscendo dal campo delle opinioni estetico-tattiche, è un dato di fatto che il Barcellona della gestione Guardiola abbia segnato in modo indelebile la storia del calcio. E in questo Tita Vilanova ha avuto un ruolo fondamentale quanto silenzioso, cambiando il calcio, che come ogni sport risponde all’esigenza di svago, divertimento, competizione ed emozione di noi uomini.

mourinho vilanovaÈ straziante che un uomo di 45 anni muoia di tumore lasciando moglie e due figli. Noi non sappiamo il perché, quello di cui possiamo essere certi però è che lassù hanno chiamato Tito Vilanova perché aveva portato a termine il suo percorso. Vorremmo urlare che è ingiusto, ma in fondo chi siamo noi per dirlo? A Tito è stata donata la vita e gli è stato assegnato un compito, che si è espresso nell’amore per sua moglie, nella nascita dei suoi due figli, nell’amore per il calcio e nello sviluppo di una rivoluzione calcistica. Tito ha risposto alla chiamata per la quale era venuto al mondo, i frutti sono sotto i nostri occhi, e possiamo essergliene grati. Ora il destino l’ha chiamato a sé, ma come possiamo prendercela col destino, se è lo stesso destino che ce l’ha donato per 45 anni? Forse quel destino dovremmo ringraziarlo, e augurarci che ce ne mandi ancora tanti di Vilanova. E intanto imparare che anche noi, come Tito, abbiamo un compito nella vita, che neppure la fatica di una malattia può impedirci di perseguire.

Vilanova questa fatica l’ha fatta fino all’ultimo, e ora lassù può godersi il meritato riposo, giocando a scopone con le carte portate da Bearzot, in squadra con Aragones, litigando a proposito di contropiede e possesso palla con Nereo Rocco ed Helenio Herrera.

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